Olimpiadi / L’ira

La rabbia degli abitanti di Piné: «Siamo stati presi in giro»

Mentre le decisioni in merito all’impianto che dovrebbe ospitare la gara di pattinaggio di velocità dei Giochi Invernali 2026 sono in bilico, la delusione risuona in tutto l’Altopiano. In campo anche i giovani con un video-appello

DUBBI «La decisione è politica ma con i tempi siamo al limite»
IL CASO Olimpiadi 2026, Torino mette alle strette Piné
RABBIA
 Torino vuole il pattinaggio olimpico, le reazioni a Pinè
CRITICO Ugo Rossi: «Non vi è alcuna sostenibilità»

di Andrea Orsolin

BASELGA DI PINÉ. Che il pinetano "viva" di pattinaggio lo si capisce fin da quando l'altopiano spalanca le sue porte. All'entrata un cartellone ricorda come l'impianto di Miola sia un centro federale della nazionale italiana. Pochi metri più avanti, a lato della rotatoria, uno striscione ricorda la prossima partita dell'hockey Piné, mentre la targa dell'inizio del paese di Baselga riporta il gemellaggio con Heerenveen, città dell'Olanda, dove si trovano i più forti pattinatori del mondo.

Non che qui, negli anni, se la siano passata male, con i risultati delle famiglie Sighel (padre, figlio e figlia) e Anesi (ma non solo). Raggiungendo l'Ice Rink l'invito dei banner pubblicitari è quello di «provare l'anello olimpico», dove molti - soprattutto bimbi e giovani - stanno pattinando, su un ghiaccio che stoicamente resiste alle alte temperature di questi giorni.

Nella struttura interna, quella coperta, il manager dell'Ice Rink Piné Srl Nicola Condini è indaffarato. Dire che il suo umore - come quello di tanti altri pinetani - non sia il migliore è un eufemismo. Le ultime vicende hanno provocato rabbia e la sensazione di essere stati presi in giro.

«Come società di gestione non possiamo che essere dispiaciuti della situazione - dice Condini - Sono quattro anni che lavoriamo per prepararci al meglio alle Olimpiadi del 2026 e perderle sarebbe un grande dispiacere. Addetti ai lavori, volontari e società sportive si sono sbattuti e lo continuano a fare. Vogliamo capire dove si vuole andare a finire».

Gli interventi richiesti dalle stringenti normative del Cio per organizzare un evento olimpico riguarderebbero la realizzazione della copertura della pista esterna, la ristrutturazione e messa in sicurezza del palazzetto. Su questo però, spiega, deve essere il sindaco Alessandro Santuari a rispondere. Il primo cittadino si trova all'Hotel Pineta, affacciato sul Lago delle Piazze. In una sala dell'albergo si sta svolgendo una riunione tra gli operatori del territorio, a cui partecipano anche il primo cittadino di Baselga, il suo vice Piero Morelli e il sindaco di Bedollo Francesco Fantini.

"Piné Gate", azzarda ironicamente un signore che stazione al bar, facendo allusione alla ben più famosa vicenda statunitense. Niente di scandaloso, in questo caso, ma la tensione dell'incontro (a porte chiuse) è palpabile. Nel centro di Baselga l'accoglienza è migliore, ed il pensiero è unanime: lasciarsi scappare le Olimpiadi verso Torino sarebbe un vero e proprio peccato.

«Ci stanno prendendo per i fondelli e chi ha nelle mani la decisione sta facendo una brutta figura - dice Sandro Sighel dell'omonima macelleria - Già sento parlare di una possibile compensazione se perdessimo l'organizzazione dell'evento, quindi significa che è già tutto deciso e qui non si fa più nulla. Ce ne ricorderemo in occasione delle prossime elezioni: il prossimo autunno è meglio che la Provincia si fermi a Nogaré (la frazione perginese situata appena sotto all'altopiano, ndr) a fare promesse».

Di fronte alla macelleria c'è il Lion's Café. «Qui al bar l'argomento Olimpiadi è il più discusso - racconta il giovane barista Leonardo Casagrande - Eravamo tutti felici e pronti per il grande evento, dopo il Covid e quello che abbiamo passato l'appuntamento risolleverebbe l'ambiente. Sarebbe unico e irripetibile, per un piccolo posto come il nostro. Tutti vogliono che tra tre anni le gare si facciamo qui. Altrimenti sarebbe una delusione».

Un gruppo di giovani, attraverso un video, ha lanciato il loro appello. «Non distruggete il nostro sogno». «Oltre che per Piné sarebbe una perdita per tutto il Trentino, che avrebbe la possibilità di rivalutare un territorio che merita - dice Michele Pisetta Grisenti della Pasticceria Serraia - diventa difficile capire questo cambio di rotta che sa di presa in giro. Si è creata illusione in tutta la valle, in questo modo si perde la fiducia nella politica».

Più scettico il giornalaio Luigi Broseghini. «Il pattinaggio fino ad ora non ha dato un granché al turismo locale, ma non avere le Olimpiadi sarebbe una mancanza dal punto di vista della pubblicità».

Il pensiero della comunità pinetana è chiaro. Ora alla Provincia tocca fare le sue considerazioni e scegliere. Quanto è importante avere le Olimpiadi a Piné e rispettare le promesse fatte? Fino a che punto vale la pena spendere circa 55 milioni per sistemare l'Ice Rink? E come si potrà rendere sostenibile in futuro un investimento così importante per uno sport di nicchia?

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