Animali / L’emergenza

Il grido di dolore dell’allevatrice di Samone: “Ora basta, il lupo sta rovinando la montagna”

Teresa Fiemazzo, 20 anni: “La recinzione fornita dalla Provincia misura 1.20 metri, ma le fotocamere hanno ripreso i lupi saltare senza problemi un recinto da 1.60. Se non trovano più cibo chi attaccheranno?”

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di Marika Caumo

SAMONE. «Il lupo sta rovinando la nostra montagna, colpisce i nostri animali. Arrivare ora al punto di averlo qua in paese è decisamente troppo». Gli occhi di Teresa Fiemazzo si fanno lucidi.
Teresa ha appena 20 anni, vive a Samone e con il papà ed il fratello gestisce anche alcune pecore.

«Sono appena una decina, un piccolissimo gregge. Avendone poche per me sono come dei cagnolini, mi seguono ovunque. Le ho allevate con il biberon fin da quando erano appena nate, mettendoci il cuore. Ci ho passato tutti i giorni dell’anno insieme e vederle in quelle condizioni per colpa di un animale che qualcuno ha voluto ed ora non sa gestire, fa male e rabbia» spiega.
 

Il primo avvistamento risale allo scorso aprile, con il lupo che è stato sorpreso nel cortile di una abitazione di Samone. Successivamente si è fatto vedere a Spera ad inizio novembre mentre a metà novembre ha colpito a Samone. «È passata una settimana ed è tornato qua a Samone, accanto alla stalla di un amico.

Ad inizio dicembre invece ha attaccato le mie pecore che si trovavano in un prato in centro al paese», prosegue Teresa. Quattro attacchi in un mese, una decina le pecore uccise. In un’occasione le fotocamere sono riuscite a riprendere i predatori, che erano due.

«I miei animali stavano nel recinto che dà la Provincia. Questi recinti contano poco purtroppo, perché a volte sono le stesse pecore a romperli per la paura di subire attacchi dai lupi. La recinzione fornita dalla Provincia misura 1.20 metri, ma le fotocamere hanno ripreso i lupi saltare senza problemi un recinto da 1.60» aggiunge la ragazza.

I lupi le hanno ucciso due pecore, una terza è stata ferita gravemente e purtroppo, a causa della paura subita, altre tre hanno partorito prematuramente, perdendo gli agnelli che portavano in grembo. Una scena raccapricciante quella che, al mattino, si è trovata davanti Teresa, con i suoi amati animali divorati dai predatori. Scena a cui hanno assistito anche diversi bambini che si trovavano sul pullman che li stava portando a scuola.

«Vederle così ti distrugge. Mentre le guardavo mi sono sentita in colpa, di non aver fatto abbastanza per proteggerle. Chi me lo fa fare di alzarmi presto tutti i giorni dell’anno per prendermi cura di loro, allevarle, affezionarmi a loro e poi trovarle in quelle condizioni? - continua commossa - Sono demoralizzata e scoraggiata. Chi ci dice che tanto abbiamo gli indennizzi non capisce che non c’è nessun rimborso che può ripagare tutto quello che facciamo per i nostri animali, l’amore che gli diamo».

La sua posizione è condivisa da molti allevatori e cittadini del territorio: «Probabilmente i lupi che hanno colpito a Samone sono sempre gli stessi. Si spingono fino in paese, nei centri abitati. Non hanno più paura di nulla.

E non uccidono per istinto, lasciando sul posto le prede, ma sono molto affamati perché delle povere pecore non è rimasta che la testa e lo scheletro» commenta preoccupata la ragazza. 

Ed aggiunge: «Quali indicazioni ci sono state date? Di tenere rinchiusi gli animali di notte e di stare con gli occhi aperti. Ma se di notte le pecore stanno in stalla, chi me lo dice che i lupi non arrivino di giorno quando sono libere? E se non trovano più cibo, chi attaccheranno? Siamo in un paese, non mi pare normale dover temere l’attacco di questi animali. C’è paura tra la gente. Personalmente sono terrorizzata, la sera non mi muovo più a piedi».

Per Teresa e i tanti giovani allevatori che come lei hanno scelto di intraprendere anche questa strada, con tanti sacrifici, la convivenza con il lupo non è possibile. Anzi. Qualcuno ha già venduto i propri capi. «Cosa si aspetta a prendere provvedimenti? La situazione è già grave, cosa deve ancora succedere?» conclude Teresa.

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