Giustizia / Il caso

La love story finisce in tribunale: “Io violentata e impaurita”, ma dai messaggi emerge un’altra verità

È finita nel peggiore dei modi la storia da due ex colleghi di lavoro residenti in Valsugana. Lei avrebbe inventato le accuse per guadagnare l’indulgenza del marito tradito

TRENTO. Da teneri amanti ad acerrimi nemici, bersagli di querele incrociate. La love story tra due ex colleghi di lavoro residenti in Valsugana finisce nel peggiore dei modi: sui banchi del Tribunale con un procedimento per stalking lui (condannato in primo e secondo grado, sia pur solo a 5 mesi) e un'imputazione di calunnia per lei. La donna, forse per guadagnare l'indulgenza del marito - a lungo tradito - denunciò l'ex amante sostenendo di essere stata costretta a subire la relazione extraconiugale. Ma l'accusa di violenza sessuale si è rivelata un boomerang per la donna.

Respinta la richiesta di archiviazione presentata dal pm, il giudice ha disposto nei confronti dell'ex amante l'imputazione coatta per calunnia. Così ora anche lei rischia una condanna per aver accusato l'ex amante di un reato grave come la violenza sessuale pur sapendolo innocente.

La relazione extraconiugale sarebbe durata a lungo, dal 2014 al 2018. Entrambi avevano famiglia, con figli da tenere al riparo qualora la crisi coniugale fosse deflagrata. Entrambi infatti inventavano mille sotterfugi per evitare che i rispettivi partner ufficiali venissero a sapere del tradimento.

Nella querela lui sottolinea come per anni ci fu un rapporto di stretta condivisione: passeggiate nei boschi lontani da occhi indiscreti. C'erano amici che offrivano "coperture" per evitare che il marito della donna scoprisse la relazione. C’erano appartamenti dove i due amanti si incontravano. Fin qui la relazione correva sui binari di mille altre storie di amore e di tradimento.

Nel settembre del 2018 la donna denunciò l'amante: sosteneva di essere stata violentata per anni, di essere stata costretta a mantenere la relazione extraconiugale per paura degli atteggiamenti aggressivi dell'amante persecutore accusato anche di aver posseduto delle armi. Le accuse si tradussero in un procedimento penale per violenza sessuale, sequestro di persona, porto abusivo di armi: tutti reati caduti tranne l'accusa di atti persecutori.

Perché la donna, dopo aver coltivato per lungo tempo un rapporto di intimità e di confidenza, all'improvviso si sarebbe inventata violenze sessuali mai esistite? L'ex amante sostiene che la donna voleva accreditarsi davanti al marito e anche davanti ai genitori di lei come vittima incolpevole.

Secondo il giudice, però, la versione resa dall'indagata «appare totalmente smentita dal contenuto dei messaggi che i due si scambiavano». Sms colmi di tenerezza. Ancora una volta i telefoni cellulari si rivelano formidabili fonti di prova. Lei chiamava il suo presunto aguzzino «cucciolo» e gli inviava «baci e coccole».

Agli atti ci sono anche sms pieni di passione: («io sto cercando di starti lontano ma è difficile...,«vorrei piangere tra le tue braccia...», «è stato un pomeriggio bellissimo...», «Non posso fare a meno di pensarti...»,«mi manchi come facciamo a stare lontani?») Frasi e toni che in tutta evidenza mal si conciliano con un rapporto fatto di costrizione, minaccia e sopraffazione. Agli atti del procedimento ci sono anche fotografie scattate in atteggiamenti di forte intimità. Spesso i due ex amanti per telefono prendevano accordi sulle modalità di incontrasi senza essere scoperti («ci sentiamo domani prima di pranzo... ti chiamo quando esco...»).

Più che costrizione secondo il giudice emerge la crisi di coscienza che la donna viveva per la relazione clandestina («voglio dedicarmi alla mia famiglia, voglio tornare ad essere una persona limpida senza bugie né segreti.

Per le "bugie" l'ex amante ora deve rispondere davanti alla giustizia penale. Forse, con moltissima leggerezza, la donna aveva confidato al marito il tradimento, dando al consorte la versione dei fatti più comoda, ma anche ben poco credibile: essere stata costretta a fare l'amante.

comments powered by Disqus