Salta al contenuto principale

Don Ziglio senza pace

Fra proteste e sicurezza

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
4 minuti 1 secondo

Il centro Don Ziglio senza pace. Prima il Covid, poi le critiche alla gestione dell'emergenza all'interno della struttura di riabilitazione, poi le uscite improvvide dei vertici sui social, poi le visite dei Nas chiamati ad indagare sulla sicurezza e l'igiene nella struttura di riablitazione, poi il riflettore puntato dalla politica trentina e quello sindacale. E ora al Don Ziglio di Levico Terme c'è anche lo spettro del cedimento dell'edificio. Il consigliere provinciale di Onda Civica Filippo Degasperi ha presentato altre due interrogazioni al presidente Walter Kaswalder. Una presenza costante, quella dell'ex Cinque Stelle, che chiede quali provvedimenti saranno presi per risolvere una questione che riguarda una novantina di ospiti e 200 persone che lavorano nell'ex Piccola Opera, che oggi fa capo alla Levico Curae.

L'1 luglio, presso l'istituto assistenziale, si è tenuta una riunione in cui erano presenti rappresentanti provinciali della Medicina del Lavoro, un tecnico certificatore della Provincia, il direttore protempore della struttura Luigi Chini (ieri abbiamo dato notizia dell'indicazione del nuovo direttore, Michele Bottamedi), la vice, i coordinatori e l'equipe provinciale Prevenzione e protezioni rischi. «Dalla riunione - si legge nell'interrogazione, ricca di dettagli - sarebbe emerso che l'edificio in cui è ospitato il Don Ziglio, dopo prove e carotaggi effettuati per conto dell'ente provinciale proprietario della struttura, non si trova in condizioni di piena sicurezza, sulla base delle attuali norme. Questo anche in relazione ad eventuali evenienze sismiche».

Insomma il palazzo potrebbe non reggere in caso di terremoto. «Si sarebbero evidenziate pure altre fragilità strutturali e di divisione degli spazi, di uno stabile che sarebbe stato da più parti definito "fatiscente", che renderebbero necessari interventi in tempi ragionevolmente rapidi. Durante la riunione sarebbero state paventate le possibili soluzioni, tra cui: 1) l'abbandono dello stabile da parte di ospiti e personale; 2) la realizzazione di una nuova struttura (pare possibile nella stessa area ora adibita a giardini) con il concomitante abbattimento del vecchio stabile; 3) la ristrutturazione del vecchio stabile che però potrebbe portare a costi molto elevati; 4) qualcuno presente alla riunione avrebbe adombrato la possibile chiusura del Don Ziglio con distribuzione degli ospiti presso altre strutture e messa in mobilità del personale». L'esponente di Onda Civica vuole sapere come e quando la Provincia ha intenzione di intervenire.

Ma non si parla solo di mattoni e cemento. In un'altra interrogazione scrive: «Venerdì 27 giugno presso l'Area Disabilità della Levico Curae si è tenuta una riunione cui hanno partecipato i referenti di gruppo del personale socio-sanitario. Si trattava della comunicazione ai rappresentanti dei lavoratori di una nuova tipologia di organizzazione del lavoro. Un'organizzazione che a prima vista pare penalizzare notevolmente il personale che opera nell'area disabilità rispetto a quello che sta operando, dall'aprile scorso, presso la sede della Croce Rossa Italiana di Levico, aperta per ospitare al tempo gli ospiti no Covid».

Si parla di riduzione del personale. È stata prevista la presenza di 5/6 ospiti in ogni appartamento, per un totale di 11 appartamenti, con un operatore fisso e non più due come è stato finora. Più un operatore a metà servizio tra due appartamenti. «Ciò vuol dire che un lavoratore (in larga maggioranza Oss) ha in carico 10-11 ospiti che, come si sa, sono affetti da gravi disabilità fisiche e mentali». Nella vicina sede della Croce Rossa, allestita in fretta e furia durante il Covid per affiancare la Levico Curae, «sono stati radunati 34 ospiti educativi, assistiti da 6 educatori, 3 Oss, più una lavoratrice che fa riferimento al "Progettone". In pratica ad ogni lavoratore sono affidati, in questo caso 3-4 ospiti in media. Con una sproporzione numerica evidente che viene appesantita dal fatto che si tratta di ospiti quasi autosufficienti e comunque con disabilità molto meno gravi». 

La questione diventa sindacale. Il 2 luglio il sindacato Cisl – FP ha chiesto a Chini «la sospensione dell'organizzazione» e l'attivazione della concertazione. Insomma a breve potrebbe scoppiare la protesta di piazza, con possibili annessi problemi per il normale funzionamento della struttura. Inoltre Degasperi chiede come, in piena estate, in uno stabile con scarsa isolazione termica privo di impianti di condizionamento, «potranno 1,5 operatori condurre in giardino, garantendone la sicurezza, 10-11 ospiti. «Ricordiamo che dall'autunno scorso ad oggi, i residenti non hanno più avuto la possibilità di recarsi all'aperto, di respirare aria pura e a contatto con la natura, senza dimenticare che anche le normali gite e le permanenze al mare e in montagna sono state cancellate». 

Si deve considerare che gli ospiti non sono facilmente gestibili: si tratta di persone tendenzialmente giovani, forti, alcune con gravi problemi sul piano psichico. «Come può una persona e mezzo prendere in carico 10-11 ragazzi?» Un quadretto poco edificante della struttura sanitaria uscita dai giorni di grande tensione da virus (6 i decessi registrati in quelle settimane), quando il personale avevaa deunciato carenze a livello di sicurezza. Nelle scorse settimane il consigliere comunale pentastellato Maurizio dal Bianco ha presentato un'interpellanza per capire cosa ha fatto il sindaco Beretta in materia di Covid alla Levico Curae.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy