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L'addio ad Aldo Giovanelli

Ricordato con Guccini

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La montagna ha chiesto il suo tributo e, con pena e rassegnazione, le valli di Primiero e Vanoi hanno salutato Aldo Giovanelli, il papà della piccola Anna e marito di Silvia, scomparso lunedì scorso sul Colbricon durante un’escursione alpinistica.

La «Cesota de Tresaqua» era gremita: i tanti amici suoi, di Silvia, i compagni e le compagne di scuola di Anna in prima fila, che hanno voluto starle vicino saltando le lezioni pomeridiane con il placet delle maestre; e anche chi voleva stare accanto alla conosciuta famiglia Giovanelli di Imèr, il papà Beppino si è sempre speso nel volontariato sportivo e alla famiglia Scalet di Transacqua.

Il sorriso solare di Aldo era presente nelle tante foto che riscaldavano la fredda bara e nelle parole dell’amico don Nicola Belli: «Il sorriso di Aldo raccontava tanto, lui sapeva stare con tutti. Per te Silvia il dono più bello di Aldo è Anna, sul suo volto c’è il sorriso di Aldo, troverai sempre la forza di fare la scelta giusta. Anna, ricorda che lui dal cielo ti accompagnerà e attraverso la mamma ti darà la risposta che manca ora alla tua vita».

Anche le commoventi parole di papà Beppino, che ha voluto ringraziare i numerosi presenti, i dieci sacerdoti concelebranti, il soccorso alpino e tutte le persone che hanno condiviso il tragico epilogo della giornata di lunedì, hanno fatto rivivere il suo aperto sorriso, soprattutto nei confronti di mamma Dina: «Prima che la commozione mi strozzi la voce in gola, vogliamo ringraziare Aldo per l’amore che ci ha dato. Sapeva essere dolce e tenero soprattutto con la sua mamma, aveva sempre una battuta e una carezza e ci faceva felicissimi. A volte veniva con un fiore o un cioccolatino e la mamma impazziva per questo e ora sta impazzendo di dolore».

Il dolore era tangibile e anche Don Nicola lo ha fatto suo: «È vero che in questo momento le parole non hanno senso e più cerchiamo una spiegazione alla morte di Aldo, più ci sentiamo soffocare nel non senso. Ma una domanda a Dio la voglio fare: dove stavi guardando lunedì mattina? Non può essere che uno ci rimetta la vita per praticare la sua passione sportiva. Non si è fermata solo la vita di Aldo, ma anche quella di tutti noi che siamo qui oggi. Non sapremo mai dove guardava Dio lunedì mattina quando moriva Aldo, ma sappiamo come guarda chi piange la sua morte attraverso i nostri abbracci, le nostre lacrime e il nostro silenzio. Chi ama non ha bisogno di dire nulla ma solo di sedersi accanto a chi ha bisogno di sapere che qualcuno c’è. In questo momento non sono importanti le mille spiegazioni, ma sapere che è consolante vivere il mistero della compassione, il condividere insieme il dolore diventando cirenei della gioia».

E ha concluso con le parole di speranza di Francesco Guccini: “Caro Aldo, penso ai momenti vissuti insieme, all’ultima birra bevuta assieme e il ricordo si fissa sul tuo sorriso. Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora tu vivi, voglio pensare che come allora mi ascolti e come allora sorridi”. Ora so, Signore, che tu sei qui con noi e sostieni il nostro dolore, presente nel silenzio dei nostri cuori».

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