Italia Nostra: "Non demolite la Masera Tabacchi"

Altro che «ecomostro»! La ex Masera Tabacchi di Levico è un edificio architettonicamente pregiato, che va salvato dal degrado e dall’abbattimento prospettato nell’accordo tra Comune e Provincia.
A prendere posizione contro il progetto di demolizione del grande edificio è l’associazione Italia Nostra che, in un documento accompagnato dai disegni storici del progetto della Masera, difende la struttura dal punto di vista storico e architettonico.
 
«L’ufficio stampa della Provincia, citando il sindaco Michele Sartori - scrive Italia Nostra -, chiarisce che con la sua demolizione “viene risolto il problema dell’immobile, ormai ecomostro, della Masera, restituendo coerenza e dignità urbanistica al quartiere”. Non è chiaro cosa si debba intendere per “ecomostro”, ma è evidente la connotazione spregiativa del termine. Disprezzo sorprendente, trattandosi di un edificio che - seppure dismesso - non smette d’irradiare “coerenza e dignità” architettonica, al pari delle vicine scuole, progettate e costruite con lo stesso impegno e lo stesso decoro civile. Se poi si pensa che si tratta di un edificio industriale, e come tale lo si confronta con gli squallidi scatoloni delle recenti zone produttive, diventa evidente che lo stigma di “ecomostro” andrebbe, semmai, affibbiato a questi ultimi».
 
«Perché demolirla? - si chiede poi Italia Nostra - Per recuperare banalmente un volume da utilizzare per qualsivoglia impresa immobiliare, senza la “seccatura” di dover fare i conti con un’architettura che - a dispetto del suo carattere utilitario - potrebbe far arrossire di vergogna gran parte delle costruzioni successive?» «La Masera è un monumento non solo come documento storico, come testimonianza civile e sociale. È il monumento a un’architettura e a un’urbanistica capaci ancora di far coesistere serenamente, nello stesso contesto, a breve distanza, una scuola e una fabbrica. Un monumento da conservare e da restituire ai cittadini perché lo facciano rivivere, e in esso ritrovino il senso della loro cittadinanza e il legittimo orgoglio delle loro radici. Invece, pare che la Provincia vagheggi una “valorizzazione” dei metri cubi recuperati dalla demolizione, e il Comune pare disponibile ad acconciare il Piano regolatore secondo necessità».
 
«Ma può ridursi a questo il ruolo della pubblica amministrazione? Distruggere cultura, memoria, architettura per far cassa? Distruggere un monumento (la cui rilevanza urbanistica, a Levico, non ha molti confronti) per far spazio a un ennesimo frammento suburbano? Distruggere infine anche il valore economico incorporato nella singolare identità di quell’edificio, che in qualunque altra società civile verrebbe riusato come luogo per convegni, eventi e servizi culturali?».
L’auspicio di Italia Nostra è che «questa infelice prospettiva sia il risultato di una frettolosa sottovalutazione iniziale, e che in seguito a un più attento esame, la “valorizzazione” della Masera possa avviarsi con il suo restauro, seppure con gli adattamenti necessari per ospitare attività degne di quella storia e di quella architettura, capaci di qualificare l’offerta ricettiva di una città che ha saputo meritatamente conquistarsi, in passato, un posto di prestigio tra le località turistiche».
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