I maestri di sci contro l'idea Delladio «Gli impianti al Rolle sono necessari»

No allo smantellamento degli impianti di Passo Rolle, sì all’immediata attuazione della terza fase del piano di investimenti per il collegamento (economicamente sostenibile) di San Martino con Passo Rolle, senza nascondere «la speranza che - in un futuro non troppo lontano - si possano mettere in rete le nostre ski aree con il Valles, il San Pellegrino e le altre ski aree vicine».
 
È questa la posizione della Scuola di Sci Dolomiti, espressa in un lungo documento firmato dal suo direttore Rolando Tagliapietra.
 
I maestri paventano uno stravolgimento del Protocollo d’intesa, se si concretizzerà il progetto della Sportiva di realizzare al Passo il «paradiso dell’outdoor», facendo a meno degli impianti della Sitr.
 
«Come lavoratori e professionisti che operano e vivono grazie allo sci alpino, esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per la posizione assunta da alcuni amministratori, che sembrerebbe mettere in discussione il futuro della messa in rete di Rolle. La piega presa dal dibattito in corso sembra ridurre la discussione ad una contrapposizione tra chi vagheggia la visione “green” di Rolle e chi crede che sia finalmente possibile condividere un futuro comune cosiddetto “white” del Passo con San Martino.
 
In realtà, entrambe le posizioni possono esprimere un fattore di crescita per il nostro turismo. Esse, tuttavia, non dovrebbero confliggere ma, piuttosto, contribuire al progresso comune del territorio».
 
E il progresso, secondo i maestri, non può fare a meno dello sci alpino, sia per la quota favorevole cui sono poste le piste, sia perché «i dati dell’Osservatorio italiano del turismo 2017 mostrano come, su un totale di 3.889.000 di praticanti degli sport invernali, oltre il 70% rientrino nel comparto dello “sci alpino” (sci da discesa, snowboard, freeride e freestyle), e lo sci da discesa in Italia è cresciuto negli ultimi 7 anni dell’1,8%».
 
Crescita che non riguarda il comprensorio primierotto, dove «l’assoluta stasi degli investimenti fissi per impianti (quantomeno fino al timido avvio del Protocollo)» ha prodotto «la costante erosione delle nostre quote di mercato», con presenze in calo del 6,9% nell’ultima stagione invernale. I maestri, a contatto diretto coi clienti sciatori, chiedono dunque che gli impegni presi siano attuati: «Siamo cittadini del Primiero e del Vanoi, non sudditi, e non possiamo accettare che gli impegni presi insieme a tutti gli altri firmatari del Protocollo 2015 possano venire messi in discussione».
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