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Addio ad Angelo Orsingher

albergatore e storico

San Martino: la lasciato la sua biblioteca a villa Welsperg

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Angelo Orsingher, albergatore a S. Martino di Castrozza

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F. T.

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2 minuti 8 secondi

La piccola chiesa parrocchiale dedicata ai santi Martino e Giuliano di Castrozza, che lui ha sapientemente raccontato nei suoi cenni storici, accoglierà nel pomeriggio del 5 dicembre 2016 le esequie di Angelo Orsingher, novantaquattrenne autentico albergatore dell’Alpe, proprietario dell’hotel Colfosco, all’entrata del paese, proprio ai piedi dell’omonimo bosco.

Un albergatore con l’iniziale maiuscola, distinto, elegante, pacato, con un garbo innato e un passo sicuro anche d’inverno, quando quotidianamente portava le schedine all’azienda di soggiorno calzando i ramponi sotto le scarpe; era un attento scrutatore delle dinamiche turistiche che sapeva analizzare con occhio preciso e pure empatico, animato dalla passione del vivere al cospetto delle magnifiche Pale di San Martino; non a caso, condivideva appieno un detto del padre Matteo: «San Martino se non è sempre un cavallo vincente, è comunque sempre ben piazzato».

Lo aveva confidato proprio al giornale giusto un lustro fa, quando con il giornalista Renzo Maria Grosselli e la guida alpina emerita Edo Zagonel ripercorreva le tappe fondamentali dello sviluppo turistico della zona.
Angelo Orsingher era l’ultimo di quella stirpe di albergatori nati negli anni ‘20 che hanno saputo continuare a rendere famosa la località per i servizi turistici offerti agli ospiti. Negli anni ‘50, aveva ereditato il Colfosco dal padre, originario di Transacqua, che lo aveva costruito nel 1912. Allora, il genitore era impiegato al Tribunale di Trento, ma aveva capito le potenzialità che il turismo avrebbe offerto a chi voleva investire a San Martino e dare un futuro certo ai propri figli.

Definire Angelo Orsingher solo albergatore sarebbe riduttivo: amava l’arte e si dilettava a creare opere lignee; si spese pure nell’amministrazione comunale.
Ma la sua vera passione, oltre il lavoro, era la storia di San Martino di Castrozza nel contesto trentino e dolomitico, che documentava attraverso volumi (possedeva libri e i resoconti di viaggio dei primi viaggiatori inglesi e tedeschi fin dal 1862, preziose riviste dedicate ai diporti invernali degli anni ‘30, testi sugli usi e costumi locali, documenti sulla Grande Guerra), foto d’epoca, manoscritti, una ricca raccolta cartografica.

Amava condividere i propri tesori e le proprie conoscenze: raccolsero le sue testimonianze alcuni giovani che all’inizio degli anni ‘90 e per oltre un decennio, con il «Laboratorio del Tempo», curarono un ciclo di serate con diapositive dedicate alla storia di San Martino di Castrozza, con particolare riguardo allo sviluppo turistico ed alpinistico della località.
Nel 2008, la sua vasta eredità storica è andata ad arricchire la biblioteca «Dino Buzzati» a villa Welsperg, sede dell’ente Parco, a disposizione dell’intera collettività, entrando a far parte dell’archivio della «Donazione Angelo Orsingher».

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