Amianto a Mezzano, la rimozione diventa una battaglia al Tar

La curatrice fallimentare della Cemin Legnami si oppone all'ordinanza

di Giorgia Cardini
Era già una patata bollente, ma ora rischia di diventare ustionante: la bonifica dei 4.000 metri quadrati di capannoni della fallita ditta Cemin Legnami Primiero, ricoperti di Eternit, sta creando infatti molti grattacapi all’amministrazione comunale di Mezzano, guidata da Ferdinando Orler.
 
Il Comune, che nell’aprile 2015 si era mosso prontamente dopo la caduta di alcuni pannelli di cemento-amianto dal tetto della fabbrica, ordinando la bonifica e messa in sicurezza della copertura pericolante, è stretto tra un ricorso promosso al Tar dalla curatrice fallimentare Cristina Odorizzi e la scadenza dei termini fissati dalla Provincia: 12 mesi, a partire dalla fine di settembre 2015, per la rimozione del materiale prodotto in Italia dalla Eternit fino al 1994, nonostante fosse noto fin dagli anni ’60 che la dispersione nell’aria di polvere di amianto, causata dall’usura del fibrocemento, poteva provocare una delle più gravi forme di cancro, il mesotelioma pleurico.
 
Le ordinanze emesse tra aprile 2015 e maggio 2016 sono infatti rimaste lettera morta, spiega il sindaco: «Alla scadenza dell’ordine emesso un anno e mezzo fa, e per cui avevamo concesso anche una sospensione in luglio per dare tempo all’Azienda sanitaria di stabilire l’indice di degrado e i termini per la rimozione del tetto, nessuno ha adempiuto. Quindi, nel maggio scorso, abbiamo emesso un’altra ordinanza diretta alla curatrice fallimentare, titolare in quel momento del bene». Ma la dottoressa Cristina Odorizzi ha impugnato l’atto: «Ha presentato ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva, così pochi giorni fa (il 24 agosto) abbiamo deliberato in giunta di resistere, affidando l’incarico allo studio Dallafior-Lorenzi che ci ha già assistito nella vicenda». L’udienza per la sospensiva al Tar di Trento si terrà il 15 settembre: «Mi auguro che di fronte a esigenze di tutela della salute pubblica - afferma Orler - i giudici non accolgano l’istanza cautelare».
 
A preoccupare il sindaco di Mezzano sono più aspetti: da una parte, la sua responsabilità come ufficiale sanitario; dall’altra, il costo di una eventuale rimozione del tetto: «Il primo intervento di messa in sicurezza, fatto direttamente dal Comune lo scorso anno, era stato rimborsato dal fallimento, a dimostrazione che questo è titolare della bonifica. Ora, il Comune potrebbe anche agire in proprio per bonificare il capannone, ma il preventivo per la sola rimozione ammonta a 140mila euro, che sale a oltre 200mila con la posa di una nuova copertura in lamiera». E se la curatrice si è fermata di fronte a una cifra simile, figurarsi un Comune come Mezzano, che certo non naviga nell’oro: «Se sostenessimo noi l’intervento, dovremmo poi insinuarci nel passivo del fallimento come creditori chirografari, quindi senza alcun privilegio e senza nessuna garanzia di ottenere il rimborso di quanto speso».
 
Vero che la Provincia di Trento copre fino a un massimo del 70% la spesa sostenuta da soggetti pubblici e privati per lo smaltimento di materiali contenenti amianto, ma è anche vero che lo fa «in edifici di loro proprietà» (delibera 767 del 19 aprile 2013). Quindi si pone il dubbio che possa essere concesso un contributo al Comune, che non è proprietario del capannone. 
 
Altre soluzioni, nel caso in cui il Tar dovesse dare ragione alla curatrice fallimentare, sono allo studio di avvocati e Comune, ma su queste Orler non si sbilancia: «Vediamo prima come va il 15 settembre. Ma una cosa è certa: la situazione non può restare così, l’indice di degrado impone una bonifica urgente».
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