Il castagneto alla Pro Loco di Brusino

Dall’abbattimento di un’abetina rossa per motivi fitosanitari alla riqualificazione di piante di castagno selvatico. Originava di qui, un decennio addietro, l’idea balzata alla pubblica amministrazione di Cavedine e allora caldeggiata dall’Associazione tutela marroni di Castione e dal Servizio foreste e fauna di recuperare due ettari intavolati alla frazione di Brusino - a rischio depauperamento forestale causato da un coleottero particolarmente infestante - per essere convertiti in area didattico sperimentale adibita alla coltura estensiva di quel che in altri tempi era considerato il “pane dei poveri”. Proprio in quell’area assoggettata al volere di palazzo pretorio avrebbero proliferato esemplari di castagno in nome del recupero paesaggistico nonché, obiettivo messo in luce dal custode forestale Daniele Martini, per la la creazione di un habitat dove “le specie floro-faunistiche trovano nicchie ecologiche nuove nella monotonia del versante boscoso”. Il castagneto nasceva per raccogliere gli ecotipi del “marrone” e per riscoprire l’attività che la castanicoltura tradizionale sottende.  Portato in produzione l’impianto ma tirati i remi in barca gli stessi concessionari, con la disdetta l’anno scorso del contratto di comodato, il comune è ricorso a un’indagine conoscitiva finalizzata all’individuazione di operatori, anche non professionali, inclini al subentro nella concessione in uso fino al 2027. Pervenute tre manifestazioni d’interesse l’affidamento è stato aggiudicato alla Pro loco di Brusino che protrarrà l’attività di coltivazione e sviluppo nel frattempo sospesa. L’associazione comodataria presieduta da Camillo Luchetta è risultata meritevole di considerazione in quanto “soggetto operante nella frazione proprietaria del castagneto la quale coinvolge una moltitudine di associati con il preciso obbiettivo di valorizzare e curare la frazione”. 

 

 

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