Pioppeto devastato per rubare la sabbia dell’Adige
Ignoti in azione sulla sponda sinistra del fiume subito a sud della diga di Mori. «Il materiale asportato è il limo, ricco di nutrienti, che si sedimenta con le correnti del fiume e spesso è ricercato per usi agricoli, per la miscelazione col terreno vegetale»
TRENTO. È stato presumibilmente un agricoltore locale, forse con qualche «complice» per l'occasione, l'autore dello sfregio ambientale riscontrato sul lungo Adige, sponda sinistra, nel pioppeto subito a sud della diga di Mori, verso la fine dello scorso anno. Il caso, si ricorderà, era stato sollevato dal consigliere comunale Roberto Chemotti, che aveva presentato una interrogazione sul tema alla giunta comunale, accludendo diverse foto dalla sponda sfregiata dai colpi di benna e dal passaggio di mezzi da lavoro.
«Un danno irreparabile ad un luogo bello e naturale - scriveva Chemotti - uno scavo di grande entità per portarsi via una grande quantitativo di sabbia naturale. Risultano letteralmente sradicati piccoli alberi e stracciate radici che fungevano pura da protezione dell'intero habitat». «L'assessorato, appena informato dei fatti, si è immediatamente attivato per verificare la competenza territoriale e gestionale dell'area interessata - la replica a Chemotti dell'assessore comunale all'Ambiente Ruggero Pozzer - È stato accertato che, sebbene l'area ricada nel territorio roveretano, la proprietà risulta essere della Provincia autonoma di Trento. A seguito di specifica richiesta di questo assessorato, il Servizio bacini montani provinciale ha confermato che non è stata rilasciata alcuna autorizzazione per interventi di prelievo o scavo in tale area. L'attività segnalata è dunque da considerarsi a tutti gli effetti un'attività abusiva».
«Il Servizio bacini montani - sottolinea l'assessore Pozzer - ha già effettuato un sopralluogo tecnico a seguito del quale è stato possibile constatare che il materiale sottratto consiste prevalentemente di limo, un materiale ricco di nutrienti che sedimenta con le correnti del fiume e che spesso viene ricercato per usi agricoli per la miscelazione con terreno vegetale. È stato asportato un quantitativo modesto, stimato in circa 50 metri cubi e l'assenza di tracce di cingoli fa presumere l'utilizzo di un trattore con benna. Gli stessi funzionari provinciali del Servizio bacini montani hanno anche acclarato che nonostante l'impatto visivo, la modesta entità del prelievo non ha compromesso in modo critico il microhabitat locale».
«L'assessorato - conclude Pozzer - ha provveduto a coinvolgere il Servizio polizia locale per attenzionare l'area in caso di possibili reiterazioni del danno. Inoltre, con la finalità di garantire la tutela del patrimonio ambientale e la sicurezza dell'habitat, il Servizio bacini montani, in collaborazione con il distretto forestale, programmerà l'attività di pulizia e ripristino dell'area, che verranno eseguiti presumibilmente durante i prossimi mesi invernali».