Il personaggio

Emma, campionessa di atletica a 92 anni: la stanno studiando le università di Pavia e Milwaukee

L’intervista all'ex professoressa di scienze che si allena in pista ma non rinuncia ai cibi preferiti: “Ho sempre dormito poco, ancora oggi mi sveglio alle 5, bevo il caffè e torno a letto per leggere. Alle otto faccio colazione con pane e prosciutto. Poi il vino rosso ai pasti”

di Laura Modena

FOLGARIA. In questi giorni è a Folgaria per una vacanza ma pur di allenarsi è arrivata fino alla pista indoor del campo Coni di Trento. «Visto il tempo pensavo di correre al coperto e invece sono riuscita ad allenarmi sulla bellissima pista esterna». Emma Mazzenga, campionessa di atletica classe 1933, originaria di Padova, ex docente di scienze, non si fa certo fermare dalle previsioni meteo. «La voglia di correre e di fare le gare mi fa alzare ogni giorno dal mio meraviglioso sofà».

E quelle gare la signora Mazzenga spesso le vince, tanto che alla bellezza di 92 anni compiuti ha collezionato un incredibile carnet di medaglie. Con 11 titoli mondiali, 31 europei e 115 italiani alle spalle, a gennaio 2024 ha raggiunto il record mondiale di velocità sui 200 metri indoor per gli over 90 con il tempo di 54,47 secondi. Risultati strabilianti, tanto che il fisico della signora, mamma di due figli e nonna di un ragazzo di 21 anni, da qualche tempo è diventato oggetto di studi delle università di Pavia e di Milwaukee. «Hanno riscontrato nel mio corpo l'ossigenazione cellulare di una ventenne e la muscolatura di una settantenne. A me però tutto questo sembra incredibile».
Signora Mazzenga, che tipo di alimentazione segue per essere così in forma?
«Niente integratori né barrette proteiche o regimi alimentari particolari. Mangio di tutto ma con moderazione, perché con l'età il metabolismo rallenta e serve poco per nutrirsi. Ogni tanto mi concedo qualche piatto veneto, come il fegato alla veneziana o le sarde in saor. Mezzo bicchiere di vino ai pasti e una birra ogni tanto di certo non fanno male. Poi penso che l'80 per cento lo faccia la genetica».
Qual è la sua routine quotidiana?
«Ho sempre dormito poco, ancora oggi mi sveglio alle cinque, bevo il caffè e torno a letto per leggere. Alle otto faccio colazione con pane e prosciutto, poi esco per fare la spesa e rientro per pranzo. Dopo aver riposato leggendo un bel libro esco ancora per incontrare le amiche, per andare al cinema o per allenarmi. Alla sera guardo sport alla Tv. Ora guardo anche il tennis perché mi sono appassionata a Sinner. Poi alle 23 me ne vado a dormire».
Che programma di allenamenti segue?
«Mi alleno sempre tre volte in settimana, un'ora a sessione, a volte al campo di atletica di Padova e quando fa troppo caldo alle 7 del mattino corro lungo l'argine del Bacchiglione. Correvo da ragazza, ai tempi dell'università, poi ho smesso per seguire lavoro e famiglia. Ho iniziato con l'agonismo soltanto a 53 anni, per caso, quando il presidente del Centro universitario sportivo della mia città ha voluto riunire le vecchie atlete per partecipare ai campionati Master, dai 35 anni in su. A 82 anni di nuovo ho abbandonato perché mi sentivo vecchia e mi sembrava di essere ridicola. Ma la mia amica Rosa Marchi mi ha convinto a riprendere e così a 85 anni ho ricominciato con le gare».
Cosa la spinge a correre con tanta costanza?
«Semplice: mi fa stare bene. Dopo la corsa torno a casa, faccio una doccia calda, mi rilasso, le endorfine mi tolgono la tensione e il mio umore migliora. E poi c'è il traguardo da raggiungere, c'è la competizione che mi piace proprio. Insomma, diciamocelo, non è importante soltanto partecipare, ma anche raggiungere un risultato. Non per forza deve essere la vittoria, ma il tuo traguardo rispetto a quello che puoi fare».
Quando si è resa conto di avere delle capacità fuori dal comune?
«A dire la verità adesso sono sempre di più le persone avanti con gli anni che fanno sport, mentre quando ho iniziato io avevo pochissime concorrenti. Sicuramente per raggiungere i risultati servono prima di tutto la genetica e poi passione e impegno. Io ho una volontà di ferro e me ne sono resa accorta quando ho vinto la mia prima medaglia mondiale nel 2011 a Sacramento».
Che effetto le fa sapere di essere studiata dalle università?
«Mi fa piacere perché penso di poter essere utile, anche se in realtà fuori dagli allenamenti vivo una vita normale. Con tutta questa pubblicità adesso conosco tanta gente, rivedo i miei ex studenti e mi diverto anche. Nel frattempo continuo a correre e la mia prossima gara sarà il 20 settembre a Catania per i campionati italiani Master».

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