Chiesa

Suor Maria Agnese morta a 87 anni in missione: era la sorella del vescovo Manzana

Originaria di Mori ha trascorso 58 anni in Eritrea insegnando nelle scuole di Asmara per poi occuparsi anche delle persone più povere nel deserto verso il Sudan. In aprile era caduta e si era fratturata un femore: operata, non si è più ripresa. Come suo desiderio è stata sepolta in Africa

MORI. È inutile provarci. Ai missionari e alle missionarie è impossibile tentare di far cambiare loro idea: perché quando si innamorano delle "terre di missione" (e specialmente dell'Africa) non c'è verso di sradicarli da lì, da quello che è diventato il loro mondo al servizio delle persone più povere e abbandonate. E così è stato anche per suor Maria Agnese Manzana, religiosa comboniana di Mori, scomparsa all'età di 87 ad Asmara, in Eritrea.

Le era stato proposto di rientrare in Italia per farsi curare ma non c'è stato verso di convincerla: lì ha passato 58 anni della sua vita e lì voleva essere sepolta. E così è stato: i funerali sono stati celebrati lunedì mentre a Mori, oltre al rosario recitato a Mori Vecchio, suor Maria Agnese è stata ricordata con una messa alle 10 nella chiesa arcipretale della borgata. A concelebrare la funzione religiosa anche il fratello della suora missionaria, don Mariano Manzana, anche lui missionario, vescovo emerito di Mossorò, in Brasile, ma attualmente in Italia. «La notizia della scomparsa di nostra sorella è arrivata dalla superiora della casa provinciale di Asmara con un messaggio: «Maria Agnese è diventata "cittadina del Cielo". Ce l'aspettavamo questa notizia anche perché negli ultimi giorni le condizioni di salute erano peggiorate. Si è spenta lentamente nella "sua" Africa, nella "sua" Asmara dove ha trascorso la sua vita» racconta monsignor Mariano.

Nata il 19 marzo 1938, seconda di sette fratelli (quattro ancora in vita) aveva pronunciato pubblicamente i voti di povertà, castità e obbedienza, impegnandosi a seguire la regola della congregazione delle "Suore Missionarie Pie Madri della Nigrizia" (conosciute comunemente come comboniane dal nome del fondatore san Daniele Comboni di Limone sul Garda) nel 1964 per partire tre anni più tardi alla volta dell'Africa.

«Avrebbe voluto farsi suora prima, ma a quei tempi in una famiglia numerosa come la nostra c'era bisogno di uno stipendio e così Maria Agnese per un po' aveva lavorato come impiegata in una ditta di Rovereto» ricorda il fratello vescovo.

Oramai trentenne, suor Maria Agnese dal suo arrivo in Asmara si era dedicata all'insegnamento (lei era laureata in lettere) dalle scuole primarie fino ad arrivare all'università. Tempi duri e difficili nei territori che facevano parte delle colonie italiane nel Corno d'Africa.

Anni contrassegnati non soltanto dalle condizioni di povertà con le quali si confrontava quotidianamente mettendosi al servizio delle famiglie più bisognose ma anche dai conflitti che hanno segnato la storia del Paese: da protettorato inglese al regime dell'imperatore Hailé Selassié alla rivoluzione di Menghistu con la più lunga guerra di indipendenza.

Cambiano i regimi, ma non cambia l'impegno di suor Maria Agnese che da Asmara va per tre anni nel deserto verso il confine con il Sudan: una presenza di testimonianza importante per la promozione della donna in una realtà dove la quasi totalità della popolazione è di religione islamica. Tre anni fa, ormai all'età di 84 anni, il rientro nella capitale eritrea: le sue forze non sono quelle di un tempo, ma lo spirito è sempre rimasto quello. Solare, sorridente, incrollabile nella fede e nella Provvidenza,

Nell'aprile scorso una caduta le procurò la frattura di un femore. Il ricovero in ospedale e l'intervento chirurgico dal quale non si era più completamente ripresa. «Viste le condizioni delle strutture sanitarie locali, la provinciale le aveva proposto di rientrare in Italia per farsi curare, ma lei si era sempre opposta: "questa è la mia terra e qui voglio trascorrere anche gli ultimi giorni della mia vita", diceva sempre. E così è stato, il suo più grande desiderio è stato esaudito...» commenta il fratello vescovo subissato da testimonianze di cordoglio che arrivano dall'Africa.

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