Il dramma / L’addio

L’ultimo abbraccio ad Alessandro Dacroce nella gremita chiesa di Santo Stefano

Il 37enne, morto in un incidente stradale durante il rientro a casa dal lavoro, lascia la compagna, un figlio piccolo e i genitori che lo hanno così ricordato: «Era immenso per gentilezza, bontà e attaccamento alla famiglia»

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di Enrico De Rosa

MORI. «È vivo Alessandro nell'eternità del Signore e nei cuori di tutti coloro che lo hanno amato. Anche se è dura la prova a cui Dio ci ha messo di fronte, perché Alessandro viveva quel momento della vita in cui si deve pensare in grande». Così ha voluto ricordarlo nella sua omelia don Nicola, che ieri pomeriggio (sabato 14 gennaio) nella gremitissima chiesa di S.Stefano a Mori ha celebrato la funzione religiosa.

E non c'è da dubitare che Alessandro Dacroce fosse davvero una persona speciale, perché a confermarlo c'erano centinaia di persone di tutte le età, dagli anziani fino ai ragazzi. Partecipare alla cerimonia è stato il modo più naturale per stringersi accanto ai familiari, i genitori Lucia e Mauro e la bisnonna Maria insieme alla compagna Alessandra e al piccolo Milo, e ai parenti tutti.

«Era immenso - con questa parole hanno voluto ricordarlo i genitori nel saluto finale letto da una parente - per la gentilezza e la bontà, immenso per l'attaccamento alla famiglia». Un cordoglio che ha commosso tanti presenti nei banchi della chiesa. Al punto che lo stesso don Nicola non ha negato la difficoltà a trovare le parole più opportune per colmare i cuori straziati dei parenti più prossimi e degli amici.

Perché in tanti sguardi ancora smarriti, e in molti commenti pronunciati a mezza voce, si rifletteva l'incredulità per quanto avvenuto mercoledì scorso, quando l'auto di Alessandro si è schiantata conto un tir, che procedeva sulla corsia opposta. L'incidente, avvenuto sulla statale 12, intorno alle 17.40, all'altezza della Fir, a poche centinaia di metri da Marco, la frazione di Rovereto dove risiedeva. Alessandro era al volante della sua auto al rientro dal lavoro, svolto presso la sede di Rivoli Veronese della Cte, la ditta di carrelli elevatori.

«Non conoscevo - ha ammesso dal pulpito don Nicola commentando la pagina del Vangelo secondo Giovanni - in modo diretto Alessandro. Quello che so di lui me lo hanno raccontato i genitori. E dalle loro parole è trapelato il profilo di un giovane buono e generoso disponibile con tutti legatissimo ai suoi cari, come rivelava la foto con il figlio Milo in braccio mostratami dalla mamma Lucia. Era pieno di speranze troncate all'improvviso. Eppure con Sant'Agostino dobbiamo dire che siamo grati al Signore per avercelo dato e non piangere perché non è più con noi. Anche per questo innalziamo una preghiera per aiutare l'autista del camion e i soccorritori che hanno fatto di tutto per salvare la vita di Alessandro».

Alla fine della cerimonia non sono mancati gli ultimi saluti degli amici che con Alessandro condividevano le sue due passioni forti: l'informatica e la corsa, in montagna e in pianura come la maratona. Ma il più struggente è stato il ricordo dei colleghi di lavoro, che con la voce rotta dall'emozione lo hanno descritto come «un collega e un amico, che era un punto di riferimento per la bravura che aveva come tecnico informatico. Ma anche capace di farsi trovare pronto per ascoltare e dare un consiglio sul piano umano».

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