Colli Zugna, i soci pagano la crisi

In attesa della conclusione della gestione commissariale, che avverrà a fine marzo, quindi fra poco più di tre mesi, i soci della cantina Mori Colli Zugna l’altra sera hanno approvato il bilancio dell’annata 2017 redatto dall’avvocato Roberto Bertuol. Un bilancio striminzito, definito più o meno in tutte le voci dal segno meno rispetto all’anno precedente. Meno fatturato, meno ricavi, uva pagata meno, tanto meno, e soprattutto meno soldi distribuiti ai soci. E si parla, anzi si tratta, di milionate di euro. Del resto non poteva andare che così. Il 2017 per la cantina lagarina è stato un anno orribile, segnato dagli scandali, dal licenziamento dei vertici aziendali, direttore ed enologo, a cui è seguita la decapitazione dell’intero consiglio di amministrazione, sostituito, appunto, da un commissario nominato dalla giunta provinciale. Una specie di caos primordiale in cui si è inserita una puntigliosa e minuziosa indagine della magistratura, per altro non ancora conclusa, che si è spinta fino ad ipotizzare reati gravissimi come la frode in commercio e il taroccamento delle «carte» relative alle denominazioni e agli esuberi. Uno scenario che già all’inizio di quest’anno portò al declassamento di milioni di litri di vino dalla Doc Trentino alle denominazioni inferiori. Un’operazione che ha inciso pesantemente sul valore complessivo delle uve della Colli Zugna. 
I numeri del bilancio sono lapidari e lasciano quasi senza parole: il bilancio si è fermato a 25 milioni, due in meno dell’anno precedente. I ricavi hanno fatto segnare un rosso di tre milioni. Ed esattamente tre milioni mancano anche dalle tasche dei contadini conferitori: il liquidato ai soci si è fermato infatti alla soglia dei sette milioni di euro contro i dieci dell’anno precedente. Il declassamento di buona parte del raccolto si è tradotto anche in un tracollo dei prezzi praticati sulle singole varietà. Il Pinot Grigio non ha superato la soglia dei 110 euro a quintale e lo Chardonnay di montagna si è bloccato a 100 euro. La remunerazione del Mueller si è fermata a 104. E insieme queste tre varietà rappresentano l’80 per cento della produzione della coop moriana. Insomma un bilancio da anno delle cipolle. Ma, se si vuole, viste le premesse, questa era una prospettiva scontata. 
Ora i soci, anche se in assemblea l’altra sera non se ne è parlato, guardano al futuro. E in primo luogo all’elezione di un nuovo presidente e di un nuovo cda, nomine che dovranno avvenire a fine marzo, in coincidenza con la scadenza del mandato commissariale. Le quotazioni di Tiziano Mellarini, uomo forte della politica provinciale fino a qualche mese fa, sembrano tuttavia andare al ribasso. Nella base sociale si sta facendo largo il sospetto che la sua candidatura sia funzionale all’ascesa al vertice di Cavit, fra qualche anno. Insomma che si tratti di una candidatura strumentale non alla difesa degli interesse della cantina, ma piuttosto collegata con le ambizioni e la carriera dell’ex assessore. Un timore che ha corroso molto consenso attorno all’ipotesi di una ipotetica presidenza Mellarini. 
In discesa anche l’ipotesi di una candidatura di Erman Bona, ex direttore di Consorzio Vini e ex presidente della Rurale della Borgata. 
Mentre sembra prendere quota l’ipotesi di una figura relativamente estranea all’ambiente del vino. Il nome è ancora top secret, ma si parla di un personaggio di alto profilo, di un commercialista roveretano, pronto a guidare il riscatto di una base sociale uscita umiliata e offesa, anche nel portafogli, dall’esperienza orribile del 2017.
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