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Maestra, soccorritrice, volontaria:

è morta Elisabetta Campostrini

in lutto tante associazioni di Avio

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«Ha dato tantissimo, sempre, e per sé non ha preso quasi nulla. Se non l’affetto di tutti quelli che l’hanno conosciuta. E volerle bene era davvero troppo facile». Così, con grande commozione, il presidente dell’Associazione Orsa Maggiore ricorda Elisabetta Campostrini, strappata l’altroieri alla vita da una terribile malattia, ad appena 52 anni.

Oggi alle 15, nella Chiesa della Pieve di Avio, si ritroveranno i tanti a ricordare una grande donna che è stata maestra d’asilo, soccorritrice di rianimazione pediatrica, istruttrice di medicina d’urgenza pediatrica, organizzatrice di corsi di pronto soccorso, volontaria nell’assistenza piste in montagna, e con il suo cane di nome Dea, volontaria attivissima alla Scuola provinciale cani da ricerca e da valanga.

La passione di Elisabetta da sempre sono stati i bambini. All’inizio aveva lavorato come insegnante di scuola dell’infanzia per due anni a Trento al Tambosi e poi un anno a Molveno. Quindi nel 1994 è tornata ad Avio dove si è sempre messa in gioco. Il male aveva iniziato a colpire tre anni fa, ma Elisabetta aveva reagito ed era rientrata al lavoro, anche dopo il secondo intervento. Poi, un anno e mezzo fa aveva dovuto sospendere l’insegnamento.

Soprattutto, Elisabetta Campostrini sapeva aiutare gli altri. «Ha tenuto corsi sanitari sul pronto soccorso pediatrico in tutte le farmacie del Trentino - ricorda Stefano Rigo, anche lui istruttore presso l’Orsa Maggiore - è stata soccorritrice da una vita, seria, estremamente preparata, sempre a disposizione del prossimo: quando era in equipaggio, aveva davvero una marcia in più».

«Era sempre presente - riprende Romina Rossi, vicepresidente della Scuola provinciale cani da ricerca e da catastrofe - sia nell’affiancarci con le ricerche che nelle dimostrazioni della Protezione civile, nelle manifestazioni e nelle scuole. Ci sapeva fare con i bambini, e riusciva a comunicare il nostro operato: da tempo era un’ottima soccorritrice, ma quando nel 2013 ha preso questa cucciola, la Dea, una Bloodhound, ovvero un cane con una grande predisposizione per la ricerca molecolare delle persone, per lei fare la volontaria all’unità cinofila è stata una scelta naturale. Purtroppo le sue condizioni di salute le hanno impedito di affrontare gli esami di secondo livello, ma ha partecipato operativamente a tantissime ricerche».

Ettore Piffer, presidente dell’Associazione Orsa Maggiore conosceva Elisabetta da oltre trent’anni. «Dal 1990, quando ci siamo conosciuti al primo corso dell Stella d’Oro ad ora - ammette Piffer - è passato tanto tempo, ed ora è davvero molto difficile dirle addio: lei, tutto il coraggio che poteva mettere in questa prova, l’ha messo. Ora non resta che convivere con un profondo senso di impotenza».

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