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Il panificio di Ronzo Chienis

che resta aperto solo grazie

alla squadra «internazionale»

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Acqua, farina, passione e accoglienza. Fabrizio Sterni e la moglie Monica Martinelli sono la mente, ma soprattutto il cuore del panificio di Ronzo Chienis, realtà che dal 2004 hanno rilevato e fatto fiorire, aprendo anche una piccola rivendita pane e bar in paese. Con loro, una squadra di giovani che è un inno all’internazionalizzazione, all’accoglienza e all’integrazione: due giovani italiani, due fratelli albanesi, un giovane pakistano e un ragazzo del Gambia.

Daniele, Maurizio, Adnan, Samba, Ervis e Erjon sono una squadra vivace, affiatata e figlia del mondo contemporaneo. Dalle loro mani esce una buona parte del pane che si trova in Val di Gresta, nei supermercati della grande distribuzione di Mori, Rovereto, Ala, Avio e fino a Borghetto, in diversi alberghi del lago.

Adnan è arrivato nel 2015 dal Pakistan, dove era insegnante di scuola elementare: dal 2018 lavora nel laboratorio grestano. Mentre le notti le passa in panificio, sta pensando di fare l’università per tornare, fra qualche anno, a fare l’insegnante qui in Italia. «Per mantenere la propria dignità - spiega Adnan - bisogna lavorare. Mi piacerebbe tornare a insegnare ai bambini, ma devo rifare tutti gli studi in Italia quindi devo pensarci bene. Io sto bene anche qui, mi trovo bene con tutti, lavoro e mi piace».

Siamo nel laboratorio appena pulito dopo il lavoro notturno, sono le 8 e mezza del mattino e i giovani panificatori sono pronti per andare a casa. Ervis e Erjon Stana sono fratelli. Il primo ad arrivare in Italia è stato Erjon, a 15 anni, come minore non accompagnato. Ormai sono passati più di dieci anni da allora ed è stato il primo ad arrivare al panificio di Fabrizio e Monica, presentato dall’associazione che lo aveva in carico. «Era un ragazzo molto spaventato allora - spiega Fabrizio - aveva appena diciotto anni, ma tanta voglia di fare. Che è poi quello che chiedo io nei colloqui di lavoro: basta che abbiano voglia di fare e imparare, a insegnare loro il mestiere ci penso io. Io sono orgoglioso di dire che i miei ragazzi per me sono collaboratori, sanno fare tutto, non ho tenuto segreti e non ho voluto tenere per me il “come si fanno le cose”».

Poi ci sono Daniele Mazzucchi e Maurizio Sterni, a completare la squadra di panificatori internazionale. L’ultimo arrivato è Samba, 21 anni, gambiano. «Mi piace tutto - spiega il più estroverso di un gruppo per il resto piuttosto timido - vado d’accordo con tutti e il lavoro è bello. Mi sono anche abituato agli orari e a Ronzo sto bene, vivo qui e ho il lavoro, in Gambia non sarebbe stato così».

Per lui il contratto finisce però fra pochi giorni: «Samba è con noi da tre mesi e ci troviamo bene. Mi spiace, è bravo a lavorare - spiega Fabrizio Sterni - ma la burocrazia e le leggi a volte sono complicate e non aiutano a far lavorare le persone coniugando anche le esigenze di produzione che abbiamo noi. Ora sarei obbligato ad un tempo indeterminato ma non sono ancora pronto per quello, è un passo importante, spero però di poterlo riprendere più avanti, si è inserito molto bene».

I ragazzi lavorano di notte, anche nei fine settimana. Nel gruppetto che ha appena smontato al mattino manca Maurizio, che oggi è impegnato nelle consegne.
«Ho una squadra mista di ragazzi del posto e di stranieri - spiega Fabrizio - in parte anche perché ad un certo punto ho fatto fatica a trovare giovani italiani disposti a fare questo mestiere che richiede di lavorare anche la domenica, di notte con orari particolari. Per me basta siano capaci di lavorare e poi penso anche che bisogna avvicinarsi alle loro storie con semplicità: vogliamo tutti lavorare, stare bene, essere accolti. In fondo, nelle cose che contano, siamo tutti uguali, non vedo perché potendo non dovremmo dare un lavoro o una mano a chi ce lo chiede».
Il panificio Ronzo Chienis oggi è un’azienda prospera, con tanti giovani e due energetici titolari che guardano al futuro: «Siamo una bella squadra - prosegue Fabrizio -. Credo sia un esempio semplice di integrazione ben riuscita».
Anche alla rivendita in paese, che fa anche da bar e della quale si occupa invece la moglie di Fabrizio, Monica, ci sono due cameriere straniere. «Le ragazze vengono da Cuba - spiega Monica, in un bel vestito tradizionale e sorridente dietro al banco del bar, mentre saluta i clienti e per ognuno ha una parola - sono bravissime, lavorano bene, sono allegre e socievoli.Se siamo cresciuti come azienda lo abbiamo fatto grazie a tutti i nostri collaboratori, italiani o stranieri che siano. Per noi non fa nessuna differenza, se sono bravi lavoratori. Ci dicevano che avremmo chiuso in due mesi quando abbiamo rilevato l’attività. Invece siamo qui da quindici anni e credo che un po’ di movimento e innovazione in paese l’abbiamo portate».

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