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Discarica in cava, un comitato

per dire "no" al progetto

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L’Associazione per la tutela del territorio dichiara guerra al progetto di una nuova mega discarica nelle cave in esaurimento. E lo fa attraverso il comitato «No discarica Pilcante»: «Non è un cambio di rotta ne un passaggio di testimone - spiegano i cittadini riunitisi in questi giorni - il comitato nasce perché è necessario unire le forze e attivarsi in una mobilitazione puntuale». L’obiettivo è chiaro fino dal nome: «no alla discarica», prevista nel progetto presentato al Via dalla ditta «Cave di Pilcante sas» della famiglia Manara, in cui si calcola di colmare in 11 anni i 10 ettari scavati a valle della Sp 90 con rifiuti inerti provenienti da tutta la Provincia. Le quantità sono stimate in 400 mila tonnellate/anno per un totale di più di 2 milioni di metri cubi; la discarica sarebbe il primo passo per la definitiva bonifica dell’area con l’ipotesi, per il 2034, d’uno spazio pubblico o un parco.

Già l’associazione s’era dichiarata contraria dopo che il Patt locale aveva comunicato mezzo stampa un «Sì, con riserve». «Di fronte alla possibilità di disperdere inquinanti qualsiasi parco edulcorato passa in secondo piano», aveva detto Marcello Cavagna su queste pagine «vedendo quanto successo in altre discariche preferiamo avere un buco».

Traffico, rifiuti conferiti e controlli, vicinanza alla falda: queste le principali incognite evidenziate. Le perplessità sul progetto si sono rivelate condivise da una parte della città prima su facebook e poi nel comitato. Una riguarda la richiesta di deroga al Via per elevare di tre volte le concentrazioni di sostanze come arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio. L’altra l’aumento del traffico e dello smog: «Passeranno da 64 a 128 camion al giorno, numeri da raddoppiare a 128 e 256 se si considera andata e ritorno».

A proposito d’inquinamento, il comitato spiega che la falda acquifera si trova due metri sotto il sito e che un’eventuale dispersione avrebbe esiti drammatici anche per l’agricoltura. Un’ulteriore criticità è ravvisata nelle polveri. Infine la questione dei controlli: i cittadini guardando alla propria salute chiedendo chi li garantirà.

C’è scetticismo, insomma, e non solo di chi ha già vissuto con rammarico alcuni conflitti ambientali. Parlando di «territorio martoriato», l’associazione si riferisce alla prescrizioni inattuate in cave e discariche già presenti. Cita i mancati sgomberi delle discariche abusive di pneumatici a Pereri e nella cava di Neravalle, i controlli non effettuati sull’acqua di falda sotto la discarica Rsu Casarino e l’unico effettuato su quella di Neravalle (quando fu registrato un valore di manganese superiore alla media), oltre che il ripristino mai cominciato nelle cave esaurite di Neravalle, o ancora l’installazione non eseguita, da parte del Comune, di due pozzi piezometri per il controllo delle acque di falda come previsto dal Piano cave 2013. Ecco perché Pilcante «non accetterà nessuna imposizione», scrive il comitato, guardando alla destinazione d’uso individuata dalla Comunità di Valle.

Il no alla discarica è chiaro. Così come quello all’eventuale parco che, secondo la lettura del progetto fatta dal comitato, risulterebbe ben più alto del livello della cava. Resta da vedere come si muoverà l’amministrazione. Il Comune dovrà dare un parere entro il 12 agosto.  
Intanto ieri è cominciato il volantinaggio nelle frazioni e il 4 giugno ci sarà un’assemblea pubblica. Mentre il 10 giugno è fissato l’incontro da parte dei tecnici del Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali (Sava) con i cittadini.

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