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Vallagarina, anche i leghisti

firmano contro la Valdastico

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In Vallagarina c’è un fronte comune contro la Valdastico. Lo si era capito alle assemblee a Marco, Besenello e Mattarello. È stato ribadito ieri alla raccolta firme organizzata dal comitato provinciale «No A31» (sostenuto da Leu, M5s, Pd, Futura, di recente l’apertura verso il Patt). I gazebo sono stati allestiti sia a Rovereto che a Marco. Alle 13 le firme nella frazione erano 140, a Rovereto alcune centinaia. L’insieme di cittadini contrari all’opera è eterogeneo, trasversale, popolare. E con le idee chiare.

A Marco, sbocco designato nell’ipotesi del tracciato T5, il percorso «Rovereto sud» è considerato il più problematico. E se da una parte il Comune di Rovereto prende tempo in attesa di vedere il progetto, dall’altra le amministrazioni di Besenello, Mori, Terragnolo, Vallarsa e Villa Lagarina si sono già espresse negativamente. «Il movimento sta crescendo col concretizzarsi della proposta: a Roma il 15 di aprile sarà presentato un progetto al Mit. Per vent’anni si è detto che l’opera serviva a togliere il traffico in Valsugana, ma ora viene spostato il tracciato» commenta il consigliere comunale Mario Airoldi, recente firmatario di una domanda di attualità al sindaco: «Progetto o no quest’opera non di deve fare. Non si sostiene ne ambientalmente ne economicamente. Era una bugia ieri come oggi. L’unico motivo è il rinnovo della concessione dell’A4».

Prosegue Mauro Fasanelli, anch’egli sotto il gazebo: «Finché i treni merci non sono pieni non penso sia il caso di fare strade nuove. Bisognerebbe limitare il transito degli autotreni. La Convenzione delle Alpi invita alla sostenibilità, al trasporto su rotaia. L’ipotesi progettuale prevede 41,85 km di strada di cui 32 in galleria in zone geologicamente instabili che custodiscono la più importante sorgente lagarina. Gli abitanti di Marco, che ad ovest ha già ferrovia e autostrada, ad est la statale, si troverebbero chiusi in un dedalo. L’aumento di traffico da Veneto e Lombardia è inviso anche all’Alto Garda».

I pareri dei firmatari sono simili. Al gazebo c’erano i marcolini ma anche persone arrivate apposta: come Diego Cattoi, di Trambileno, che lì organizzerà una nuova raccolta firme. Francesco Cattaneo, di Rovereto, dice: «Sono contrario perché e una boiata pazzesca. Non serve a niente». Per Fausto Toss, 84 anni, sacrestano del paese: «Se fanno una roba del genere siamo finiti. Mi fa terrore che buchino la Vallarsa». Il figlio Damiano guarda al presente: «Se osservi la valle vedi come ogni altro intervento sia insostenibile. Bisognerebbe togliere, non aggiungere. La qualità della vita è inversamente proporzionale alla velocità». Il timore di «danni ambientali irrecuperabili» è condiviso e apartitico. «Io ho votato Lega ma è assurdo che quest’opera possa arrivare qua» spiega Ervino Cuel. Sotto il campanile c’è un giovane di Marco, Alessandro Bruni: «Non è giusto fare qualcosa che può rovinare la sorgente di Spino». Così per Lino Setti: «Tutti dovrebbero visitare Spino, è una ricchezza enorme. Oggi bisogna avere il coraggio di esporsi».

Luca Modena del comitato snocciola dati sui trasporti: «Lo stesso consorzio Raetia dice il tracciato è al limite della fattibilità. Alternative? Immettere traffico sull’A22 è dannoso ovunque: già ora un terzo del trasporto merci su gomma è deviato, mentre quello su ferrovia è inferiore del 30% alla sua capacità». La prospettiva economica è data da Angelo Libera, di Avio: «Io ho votato per Maurizio. A parte gli estremisti, concordo con la Lega, ma su questo no. È una questione ambientale. E lo dico da imprenditore. Per me le ditte artigiane subirebbero la concorrenza sleale del vicentino e dei veneti, che hanno costi inferiori».

Marco Galvagni

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