Sfrattati da Itea: «Redditi non aggiornati, il canone sale a prezzi di mercato»
Famiglie in un limbo se l’Icef è tra 0,34 e 0,40: «Mi sono separata, ma l’affitto non è mai sceso». La «fascia grigia» dei nuclei famigliari che sforano la soglia prevista per avere un alloggio a canone sostenibile. Possono rimanere dentro, ma al prezzo di mercato
TRENTO. Più di 500 euro (solo) di affitto applicato ad alloggi popolari su stipendi che non arrivano nemmeno a 1.500 euro. In un caso addirittura, considerando pure le spese condominiali, la cifra supera il reddito mensile in entrata. Questo dovuto (anche) al fatto che l'Icef non può essere attualizzato se si ha alle spalle uno sfratto pendente di Itea. In pratica: se un nucleo famigliare si trova oggi con un reddito ben inferiore rispetto a quello dichiarato in passato (per esempio, i redditi non sono più due, ma uno solo dopo una separazione) ma ha già ricevuto la revoca dell'alloggio, di fatto ha le mani legate. Perché comunque continuerà a pagare il massimo del canone previsto, con prezzi di mercato.È questa l'amara fotografia della fascia grigia di Itea: famiglie che - anche di pochissimo - sforano lo 0,34 con il proprio Icef, pur rimanendo sotto lo 0,40. E andando oltre quel valore massimo, non hanno più diritto all'alloggio pubblico assegnato, rientrando a quel punto in una fascia alta, troppo "ricca".
Se da una parte è vero che è stata introdotta una misura per tutelare questa categoria (articolo 10 della legge provinciale 29 dicembre 2025, numero 10) bloccando di fatto lo sfratto previsto di prassi in queste situazioni, dall'altra la condizione imposta pesa - e non poco - nelle tasche delle famiglie. Il prezzo dell'affitto infatti viene alzato al canone di mercato, non considerando la situazione economica reale. Cosa che crea indiscutibilmente non pochi problemi, visto che chi sfora anche solo di pochissimo la soglia dello 0,34, non ha le risorse economiche per immettersi sul mercato privato. Ma per una riassegnazione della casa, potrebbero passare mesi, se non anni, come confermato da sindacalisti e attivisti. E di esempi, ce ne sono diversi sul territorio. Roberto, 46 anni, vive alle Torri di Man. «Sono arrivato qui che avevo 8 anni. Sono potuto subentrare a mia madre che ora si trova in casa di riposo. Adesso vivo da solo e per questo ho chiesto un appartamento più piccolo». Ma la domanda è stata archiviata: con il suo nuovo indicatore Icef, pari a 0,3431, non possiede più i requisiti. Di pochissimo supera la soglia prevista dello 0,3400. Millesimi che però nei fatti, gli rendono la vita più difficile. «Non siamo mai stati morosi verso Itea. Ma ho uno stipendio da magazziniere, sui 1.500 euro nei casi migliori, quando ci arrivo. Ho solo la tredicesima. La comunicazione della revoca dell'alloggio mi è arrivata per la prima volta pochi mesi fa: ora sono circa 510 euro di affitto al mese più 310 di spese condominiali per 8 mesi. Prima di affitto pagavo sui 317. Per me è un costo troppo alto: arrivo a quasi 900 euro, poi devo anche mangiare per vivere. Le vacanze me le scordo, ormai si fa troppa fatica. Questo è un contesto di edilizia pubblica? È chiaro che mancano gli aggiornamenti dei parametri all'inflazione».
Da mesi per Roberto, la casa è diventata la sua unica preoccupazione. «Non è mai piacevole arrivare in questa situazione a 46 anni, trovandosi penalizzati per delle norme che potrebbero essere riviste. Sono a terra: sono fortunato perché vivo da solo. Se avessi famiglia, non ce la farei». Silvia (nome di fantasia), 63 anni, preferisce non esporsi pubblicamente. Ha ricevuto la comunicazione di sfratto nel 2024 perché l'Icef del suo nucleo famigliare, anche in questo caso, superava la soglia massima. Nel frattempo si è separata ed è rimasta sola nell'alloggio Itea in Alta Valsugana. «Non hanno attualizzato l'Icef, quindi risulto con una situazione economica che non è la mia reale. Lavoro part time come impiegata per un'azienda della zona: prendo sotto i mille euro al mese ma pago 1.200 euro in totale contando anche le spese condominiali. Con la revoca pendente (dell'alloggio, ndr), emessa perché con il reddito del mio ex marito avevamo superato di poco la soglia, ora il mio Icef non può essere attualizzato. Ma le mie condizioni sono completamente diverse rispetto a due anni fa, non siamo più in due a lavorare. Trovare un posto sul mercato privato è impensabile: oltre ai prezzi, si prediligono gli affitti brevi. Mi chiedo dove siano le politiche sociali». La domanda che ora si stanno ponendo anche i sindacati è come i criteri stabiliti anni fa possano andare bene oggi. E come sia possibile considerare un reddito intorno ai 1200-1300 euro, "alto" nel 2026. Poche le risposte anche dai vertici di Itea che sostengono soltanto di «applicare la normativa».