Ianeselli: «Non mettiamo confini rigidi alla città»
Per il sindaco l’aumento della popolazione è positivo e le aree edificabili previste dal Prg del Comune di Trento sono in linea con quanto emerso dallo studio di Nomisma: «Con i paesi circostanti più rapporti e collegamenti»
TRENTO. Aumenta la popolazione della città di Trento e al contempo aumenta il fabbisogno abitativo con circa 3000 nuovi alloggi da programmare entro il 2042. La fotografia "scattata" dalla società Nomisma, attraverso un approfondito studio commissionato dal Comune di Trento nell'ambito della Variante Strategica 2024 al Piano Regolatore Generale, ha fatto emergere che per 6600 famiglie della cosiddetta "fascia grigia" il problema è l'affitto: con le richieste di mercato attuali risulta troppo caro.
A fare il punto della situazione è stato il sindaco Franco Ianeselli, ricordando l'importanza del lavoro di Nomisma e le varie progettualità che verranno messe in campo.
Sindaco, siamo arrivati quasi a quota 120 mila residenti, lo vede come un dato positivo?
«Sì, perché significa che Trento è una città attrattiva e in una popolazione che si sta spostando sempre più verso l'alto, noi segniamo un aumento in termini assoluti anche nella fascia tra i 15 e i 44 anni. Questo è senz'altro positivo, vuol dire che non c'è uno spopolamento sulla parte dei giovani adulti. Chiaro, l'età media però avanza e la famiglia trentina non è più quella di genitori figli, ma purtroppo è più quella dell'anziano solo».
Cresciamo di numero, ma al contempo abbiamo bisogno anche di più case, cosa è necessario fare?
«Quando parliamo di edificabilità ci concentriamo sul Comune di Trento, ma sarebbe importante lavorare su un'area più larga, anche perché ormai in alcune zone non è più possibile pensare di costruire . Non bisogna tracciare un confine netto ad esempio tra Romagnano e Aldeno, tra Mattarello e Besenello o tra Gardolo e Lavis. Bisogna pensare alla città nella sua totalità e per farlo bisogna assolutamente migliorare la mobilità urbana».
Come si colmerà la necessità di nuovi alloggi?
«Il Prg ha già delle previsioni su delle aree edificabili. Quello che ci dice lo studio Nomisma è che il piano è già compatibile con queste zone, anzi dovremmo riuscire anche a ridurre qualcosa in termini di spazio. Il trend di crescita della popolazione è in aumento, però non è così sostenuto. Le aree utili per costruire ci sono già».
La questione "fascia grigia" continua a destare preoccupazioni.
«Trentino Abitare è importantissimo, ma è un simbolo in questo momento. Traccia una direzione, non può ancora essere una soluzione numerica. Sulle nuove edificazioni, seguendo l'esempio delle corti fiorite, l'idea di avere una parte di residenziale puro e una parte di edilizia convenzionata a canone concordato a noi pare essere quella giusta. Sappiamo la strada da percorrere. C'è però poi tutto un tema di affitti legato agli stipendi».
Cosa intende?
«Il mercato immobiliare è denso, sia per via degli universitari sia perché la città piace. C'è una distanza con molti stipendi, non solo nelle fasce più deboli. Ci sono giovani professionisti e ricercatori che non si lamentano della città, potrebbero dare un contributo importante, ma il rapporto costo dell'abitare e retribuzione li scoraggia, le infrastrutture che stiamo progettando sono volte a rendere la città attrattiva anche da questo punto di vista».
Tanti ragazzi studiano fuori e poi non vogliono tornare, è così?
«Non esattamente. Incontro diversi universitari andati via da Trento per motivi di studio e che vorrebbero tornare a vivere in città, ma il costo dell'abitazione e i posti di lavoro interessanti, sia economicamente che professionalmente, non trovano un punto d'incontro».
Il rapporto Nomisma si sofferma anche sui fabbisogni edificativi delle attività produttive, ampio è il capitolo turismo. Resta il nodo del Monte Bondone, cosa si può fare?
«Lo studio di Nomisma fornisce anche i dati sull'alberghiero, ma la previsione non prevede un'enormità di strutture in più (Con una crescita dei flussi dell'1% annuo i 3.686 posti letto degli alberghi esistenti, reggerebbero fino al 2035 ndr). Il discorso è più sulla riqualificazione di quello che c'è già. Chiaramente con la nuova funivia non si intende trasformare la montagna, ma non per forza, quella in Bondone, deve essere la seconda casa. La montagna può anche diventare attrattiva e un cittadino potrebbe pensare di andare a viverci. La questione è più ampia, può diventare importante avere alloggi accessibili sopra i mille metri, visto il clima attuale con estati calde e "notti tropicali" in centro».
Anche perché ci sono altre zone che hanno raggiunto il massimo delle proprie potenzialità, giusto?
«Esatto. Sulla collina est siamo saturi. Povo e Villazzano quel che potevano dare hanno dato».