Sciopero generale, mille in piazza a Trento contro la manovra del Governo
Nel mirino la legge finanziaria del Governo Meloni: critiche su precarietà, salari, caro vita, pensioni e aumento della spesa militare, con la richiesta di più risorse per sanità, istruzione e lavoro stabile
TRENTO. Un migliaio di lavoratrici e lavoratori, insieme a pensionate e pensionati, hanno partecipato oggi a Trento alla manifestazione regionale nell’ambito dello sciopero generale indetto dalla Cgil, che ha interessato l’intera giornata. Al centro della protesta la legge di bilancio del Governo Meloni, giudicata dal sindacato penalizzante per lavoro, welfare e servizi pubblici. Dal palco, la segretaria generale della Cgil Agb, Cristina Masera, a nome delle confederazioni di Trento e Bolzano, ha tracciato un primo bilancio della mobilitazione: una manovra che “non fa bene a chi lavora e non fa bene al Paese”, incapace di offrire prospettive ai giovani e di contrastare la precarietà, che anche nella regione continua a crescere a scapito del lavoro stabile. Masera ha richiamato anche il peso del caro vita, particolarmente elevato sul territorio, e ha criticato la scelta del Governo di non intervenire sui grandi redditi: “Abbiamo proposto una tassazione di solidarietà per chi supera i 2 milioni di euro, per avere risorse da destinare a sanità e istruzione”. Organizzato dalla Cgil «per modificare la manovra di bilancio 2026, considerata del tutto inadeguata a risolvere i problemi del Paese, per rivendicare l’aumento del potere di acquisto di salari e pensioni, per dire no al riarmo e sostenere investimenti in sanità, istruzione, servizi pubblici e politiche industriali, per fermare l’innalzamento dell’età pensionabile, per contrastare la precarietà, per una vera riforma fiscale finalmente equa» (Foto Panato)Sciopero generale, anche a Trento la protesta contro il governo Meloni
Durante il corteo è stato ribadito con forza anche il no al riarmo. Nei pressi del Commissariato del Governo la manifestazione si è fermata per un minuto di silenzio in memoria delle vittime di tutte le guerre, denunciando una finanziaria che riduce la spesa sociale per aumentare quella militare.
Nella parte finale si sono alternati interventi dal mondo del lavoro. Luana, giovane addetta di un call center di Dolomiti Energia, ha denunciato il rischio di precarizzazione e riduzione salariale, chiedendo chiarimenti ai soci pubblici, Provincia e Comuni di Trento e Rovereto. Giampaolo Mastrogiuseppe, segretario della Fillea, ha rivendicato il carattere della protesta: “Se difendere i diritti di lavoratori e pensionati contro una manovra che non dà risposte significa fare politica, allora sì, questo è uno sciopero politico”.
Dal fronte pensionati, Massimiliano Piccolotto dello Spi ha sottolineato come la legge di bilancio preveda aumenti di pochi euro, insufficienti a fronteggiare l’aumento dei prezzi.
Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Borghesi della Cgil nazionale, che ha puntato il dito contro l’assenza di una politica industriale e contro una crescita dell’occupazione definita “precaria e a bassi salari”. Borghesi ha ricordato che il taglio dell’Irpef non compensa il caro vita e che, attraverso il meccanismo del fiscal drag, a lavoratori e pensionati sono stati sottratti negli anni 25 miliardi di euro, risorse che il sindacato chiede di restituire.
Lo sciopero generale, secondo la Cgil, resta uno strumento per chiedere un cambio di rotta: dalla restituzione e neutralizzazione del fiscal drag al rinnovo dei contratti, dal rafforzamento delle pensioni e della flessibilità in uscita fino a maggiori investimenti su sanità, istruzione, trasporto pubblico e politiche sociali.