Stop ai gettoni, per i consiglieri comunali arriva l’indennità: 1.200 euro al mese
Tante le novità introdotte con la legge di stabilità 2026. Adeguamenti previsti per sindaci, vicesindaci e assessori. Aggiornati i gettoni per i comuni fino a 50mila abitanti. Per i Comuni di Bolzano e Trento è prevista una disciplina speciale con un “compenso” forfettario fisso mensile
TRENTO. Un’indennità mensile fissa di 1.200 euro lordi, con la maggiorazione di 200 euro per i capigruppo. Questa la principale novità per i Consiglieri comunali di Trento (e parallelamente per quelli di Bolzano) che lasciano ufficialmente alle spalle, dal prossimo anno, la storica logica del gettone di presenza.
Nella tarda serata di martedì infatti il Consiglio regionale ha approvato la Legge di stabilità 2026 e la relativa Legge regionale collegata. Nel provvedimento sono incluse anche le disposizioni relative all’adeguamento delle indennità degli amministratori comunali, oltre ad altre norme riguardanti gli enti locali.
Tra le modifiche sostanziali va ricordato che in caso di parità di voti alle elezioni comunali verrà, d’ora in avanti, attribuita la preferenza al candidato più giovane; viene riformata la composizione delle giunte comunali con l’eliminazione della possibilità di nominare ulteriori assessori rispetto al numero previsto; e in sostituzione, viene aumentato di un’unità, sulla base della fascia demografica, il numero massimo di assessori consentiti per tutte le giunte (numero che dovrà essere fissato obbligatoriamente nello statuto comunale).
Ecco tutti i redditi dei consiglieri provinciali: de Bertolini paperone, Valduga il più "povero"
Con 271.789 euro di imponibile è il consigliere del Pd (e avvocato) Andrea de Bertolini a prendersi la vetta della classifica dei redditi dei consiglieri provinciali, riferiti all'anno d'imposta 2024. Scalzato dalla vetta l'assessore provinciale alla sanità Mario Tonina con i suoi 226.992. Sul podio torna un altro assessore, Mattia Gottardi, con i suoi 198.645 euro. Balzo di Carlo Daldoss: per lui +99.687 euro in un anno.
Ma non solo. Tra le modifiche, valide dal 1° gennaio 2026, ci saranno anche le indennità dei sindaci, vicesindaci e assessori comunali, così come i gettoni di presenza dei consiglieri comunali (esclusi i Comuni di Trento e Bolzano dove è prevista, come anticipato, una disciplina speciale).
Nello specifico per le due province varranno percentuali leggermente diverse (che però dipendono sempre dalla categoria del comune) e che vanno da un massimo di adeguamento del 20% per i comuni sotto i 500 abitanti ad un minimo del 2,25 per comuni sopra i 50mila.
Parallelamente verranno aggiornati anche i gettoni di presenza dei consiglieri comunali: da un minimo di 50 euro a seduta per i Comuni fino a 500 abitanti, ad un massimo di 130 per comuni tra i 30 e i 50mila abitanti.
Discorso a parte però, come detto, per il Comune di Trento. Martedì sera infatti, con l’approvazione dell’emendamento di Francesca Gerosa (FdI), è stata estesa anche ai consiglieri comunali del capoluogo l’indennità mensile di 1.200 euro lordi (prevista già nella manovra per Bolzano), con la maggiorazione di 200 euro per i capigruppo.
Per compensare l’eliminazione del gettone è prevista comunque una riduzione proporzionale dell’indennità in caso di assenza del consigliere. «Penso che sia corretto che le due città capoluogo siano equiparate» ha ribadito la presidente del Consiglio Comunale Silvia Zanetti, che ha aggiunto come, esclusa la variabile “capigruppo” non ci saranno differenze sostanziali sul lato economico.
E a fare i conti sul tema è il consigliere Renato Tomasi (Gruppo misto), che ricorda come al momento siano previsti circa 132 euro lordi per ogni consiglio, e 60 euro per le commissioni, sempre lordi. In poche parole, tenendo conto del numero medio di sedute e presenze nelle commissioni, l’importo è circa uguale (o anzi ci si rimette un poco). E anche parlando di un mese di stop, come agosto, alla fine «viene parificato - come spiega Tomasi - dall’attività di dicembre».
Per Stefano Bosetti (Psi), vero e proprio “veterano” dei consigli comunali, la questione è anche e soprattutto politica, oltre che “di senso”: «Ieri sera (martedì per chi legge ndr.) abbiamo avuto un’interlocuzione con i capigruppo di minoranza in Consiglio provinciale proponendo l’astensione. Il tema che viene fuori non è infatti tanto economico quanto politico. Inoltre se arrivi a prendere uno “stipendio” è come se tu fossi un dipendente, e non so dal punto di vista sociale quanto senso abbia».
A spiegare il nodo politico il consigliere comunale e capigruppo del Pd Luca Filosi: «In un momento in cui il nostro gruppo provinciale sta combattendo contro il nuovo adeguamento e l’aumento delle indennità provinciali non ci sembrava corretto dare un parere positivo ad un emendamento della giunta che inoltre, a livello comunicativo, da alla popolazione l’idea di una politica che tende ad arrotondare nel ruolo più vicino ai cittadini».