Norma Cescotti: «A 99 anni insegno l’esperanto su Zoom»
Da oltre 40 anni tiene lezioni ad allievi da tutto il mondo: «Ho appuntamento due sere a settimana». «Mi dicono di riposarmi durante l’estate ma io non vedo l’ora di ricominciare»
TRENTO. «Sono prossima ai 100 anni, ma io non li sento proprio». Norma Cescotti, 99 candeline soffiate lo scorso 10 luglio, ci ricorda subito con orgoglio che questo è «l'ultimo anno del suo secolo». Lei, classe 1926, nata e vissuta a Trento, è una delle insegnanti più longeve di esperanto. Una lingua «pianificata» a fine Ottocento da un medico polacco che, nonostante non sia mai riuscita ad affermarsi ufficialmente come lingua internazionale, ad oggi, riesce ancora a raccogliere ricercatori e appassionati che la studiano e la parlano.
E c'è chi, come Cescotti, la insegna da 40 anni, ancora adesso, impegnandosi online, senza che la sua veneranda età e la tecnologia rappresentino un ostacolo. «Dopo il Covid, abbiamo cominciato a fare ore di grammatica e di conversazione su Zoom - dichiara - Nei giorni scorsi mi ha chiamato mio nipote che è appena andato in pensione. Dice che non sa cosa fare: gli ho detto di unirsi ai corsi con i miei allievi. Smettere di insegnare? Continuerò finché la memoria me lo consentirà. È la mia linfa».
Norma, l'energia per dare lezione non le è mai mancata. Com'è stato cominciare online?
Ho cominciato a dare lezioni su Zoom, dopo che è scoppiato il Covid. Ho preso io questa decisione. Ho detto: "Tutti avete il pc, ora ci mettiamo online". Credevo fosse più difficile, invece devo dire di no. Ma io già usavo il computer. Così metto le mie cuffie e si parte. Non volevo interrompere le lezioni. Ho appuntamento con i miei allievi due volte a settimana, la sera: il mercoledì facciamo grammatica e sintassi, il venerdì, invece, conversazione: leggiamo un romanzo e commentiamo dei passaggi.
In quanti siete nel gruppo?
Il gruppo di esperanto Trento che seguo io, che dipende dell'Istituto centrale italiano con sede in Toscana, è composto da 8-10 studenti. Ho avuto allievi da tutto il mondo: lo scorso anno avevo una studentessa che si collegava dall'Honduras.
Chi sono generalmente le persone attratte da questa lingua?
Sono in tanti che si appassionano o che decidono di cominciare da zero. Tendenzialmente tanti insegnanti, soprattutto di lingua e letteratura, e pensionati. Soprattutto persone che non fanno differenza tra una lingua e l'altra. Va detto che ci sono quattro gradi in totale, cioè quattro livelli (di difficoltà, ndr). Per poter insegnare io ho dovuto prendere un diploma, ma parliamo di 40 anni fa. Insegno il secondo grado soprattutto, quello per i "progrediti". Preferisco l'insegnamento della letteratura rispetto alle basi.
Come si è avvicinata allo studio di questa lingua?
In realtà ho cominciato perché mia cognata insisteva, essendo al tempo segretaria dell'associazione esperantista trentina. Ma le ho sempre detto: "Finché ho figli e nipoti a cui badare non posso". Non volevo assumermi anche questa responsabilità. Una volta cresciuti, non avevo più scuse. Era il 1981. Ho pensato di dire di sì una volta sola e poi lasciare. Questa era la mia idea in partenza. Poi sono andata alla prima lezione. C'era un'insegnante di origine inglese, bravissima. Eravamo 15 allievi. Tutti "sapevano" tutto, mi sentivo indietro rispetto a loro. Non ero per nulla convinta. Ho saltato delle lezioni trovando delle scuse. Poi mi ha richiamato la mia insegnante per tornare sui banchi. Di quei 15, eravamo rimaste solo io e lei. Da quel momento le ho detto: "Non ti abbandono, vengo io a imparare". E così è stato. Andando avanti ha incominciato a piacermi sul serio. Ho fatto il primo, il secondo e il terzo grado. Poi ho voluto dare l'esame per insegnare.
Quindi ha dovuto studiare tanto?
Per quell'esame, mi ricordo ancora, la commissione, composta da 5 membri, si era presentata a sorpresa a Trento. Non mi sentivo pronta, ma ho accettato per sostenerlo all'ultimo. Avevo riassunto sei volumi in esperanto: ho portato i miei scritti, sono rimasti tutti basiti. Mi hanno chiesto se potevano utilizzarli anche loro.
Da quel momento è cominciata la sua carriera nell'insegnamento?
Sì, mi hanno presa subito. Erano gli anni '80. Ho sospeso soltanto per 4 anni intorno al 2000 per la malattia di mio marito.
Cosa significa "esperanto"?
Vuol dire speranza. Questa lingua l'ha inventata Ludwik Zamenhof, affascinato dall'idea di una lingua universale. Dove viveva lui, a Bialystok (ora Polonia, ndr), erano tutti obbligati a parlare russo. Al mercato lui assisteva ogni giorno a risse e liti per il prezzo della merce perché, parlando lingue diverse, le persone non si capivano fra loro. Suo padre è sempre stato contrario a questo progetto, arrivando a bruciargli tutti i quaderni. Ma lui a memoria è riuscito a ricreare questa lingua da zero. Ha cercato di inserire il 60% dei vocaboli riprendendo il latino, il 30% il tedesco e il 10% le lingue slave.
Non ha mai pensato di abbandonare? Dove trova questa energia a 99 anni?L'esperanto è la mia vita. Anche adesso che è estate e abbiamo interrotto l'attività, mi dicono di approfittarne per riposare, ma io non vedo l'ora di riprendere in autunno: senza l'insegnamento le giornate sono noiose. Finché non perdo la memoria, io continuo. Amo questa lingua: si può parlare, anche se con pochi, in tutto il mondo. Non è come le altre: tutti sbagliamo e facciamo errori. Nessuno è realmente madrelingua.