Mattarello / L'appello

«La circonvallazione ferroviaria, un progetto che stravolgerà la città»

Parla Clara Lunardelli, che abita nel maso sotto il quale passerà la galleria prevista sotto la Marzola dal progetto dell'altà velocità
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di Marco Bridi

TRENTO. «L'altro giorno mi sono accorta di non ricordare com'era la vita due anni fa. Non riuscivo a rintracciare lo stato d'animo col quale stavo al mondo, il clima sociale, fatto dell'umore anche degli altri».

Clara Lunardelli è sul poggiolo del maso dove lei è cresciuta e che la sua famiglia possiede da prima della Seconda guerra, al limitare del bosco in cima alla salita ai Grezzi.

Sotto, il mosaico colorato dei vigneti e delle campagne che saranno incisi dalla circonvallazione ferroviaria e dalla galleria "Trento".

Impegnata nel mondo della disabilità e pittrice, Clara riflette sull'opera che segnerà quel paesaggio, fisico e dell'anima, «che è vita e che perderemo a breve».

Conosce i Bertoldi, i Bresciani, i Barchetti, i Ganthaler, i Brugna e le loro storie, e indica le loro case, ma il suo sguardo si alza e guarda verso Trento.

La pandemia rende più cupa l'analisi, premette, ed esplicitamente dichiara di essere a favore dell'opzione zero: «Questo progetto vagheggiato da anni e che con il Pnrr si rende possibile, è un'ulteriore preoccupazione che si inserisce in un clima dalla tonalità emotiva scura, fatto di sfiducia negli strumenti democratici e di risposte chiaroscurali alla pandemia».

L'opera «che assorbirà risorse economiche esorbitanti è piena di incognite, stravolgerà ambiente e città per anni.

I cittadini la percepiscono come qualcosa che incombe».

È un senso di sconfitta «che abita ormai nell'intimità delle persone», ma su questo sentimento «non si può scherzare», perché è in gioco la sopravvivenza del pianeta e dell'intera specie: «Solo con colpevole leggerezza si perseguono pratiche di governo in sfregio all'organismo vivente che è il pianeta.

Continuano in questi giorni i moniti sullo sbandamento climatico.

Ma ci sono scienziati le cui indicazioni tutti dobbiamo seguire (Covid-19 docet) e scienziati che vengono invece ignorati da decenni».

La circonvallazione è una risposta sbagliata ad una domanda di ri-generazione umana-ambientale: «E potrebbe agire come una cura d'urto su un corpo appeso a un filo. Arriva poi in un momento in cui siamo attaccati e provati da un virus e dalle politiche attuate per combatterlo».

Per Clara il dialogo con i decisori politici è sterile e sul loro operato il giudizio è tranciante: «La finta disponibilità, l'atteggiamento coscienzioso ed empatico mostrato dagli amministratori e dagli attori del progetto è risultato indigesto a molti. Qui non si tratta di pagare eventuali scelte sbagliate, ma di evitare di compierle».

Ma quale consorzio umano vogliamo lasciare? «Trento è testimone di progetti irrisolti, sperpero di risorse ambientali ed economiche, che restano come ferite irreparabili rispetto all'integrità di un territorio fin troppo abusato. Il capoluogo è una sequenza di edifici privi di vita vera: non ci sono famiglie, non ci sono né bambini né vecchi, e allora questa nostra città dovrebbe fermarsi e chiedersi cosa vuole diventare ancora».

E sulla sbandierata qualità della vita di cui Trento può fregiarsi la conclusione di Clara Lunardelli è amaramente sarcastica: «La gente vive nelle periferie e fa chilometri ogni giorno per venire in città a lavorare. Con quest'opera potremo dire: Trento, la città "morta" che aveva uno scalo merci nel suo cuore. La città ambiziosa, costretta dalle montagne, che non si accontentava della bellezza verticale da cui era circondata e protetta ma che l'ha voluta possedere e dissanguare».

Un giudizio che sicuramente fa riflettere.

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