Arte / Il personaggio

L’amore per la bellezza e i gioielli: Stefano Fronza, una vita dedicata all’oreficeria

Trentino e figlio d’arte: “Nella vita faccio un altro lavoro, ma la passione mi è rimasta. La cosa che mi rende orgoglioso? Rappresentare la mia terra nelle varie esposizioni nazionali e straniere”. La sua storia e i suoi obiettivi

di Nicola Marchesoni

TRENTO. Ama tutto quello che ha a vedere con il mondo dei gioielli. Fin da quando era un bambino. Nulla lo emoziona di più che plasmare i materiali preziosi che ha sotto mano per trasformarli in gioielli.
Preferibilmente originali, unici, magici.

Stefano Fronza, trentino di 42 anni, ha ereditato questa sua passione dal papà orafo. Dopo un percorso di studi specifico, ha intrapreso un’altra strada professionale. Ma non ha abbandonato il suo primo amore: continua a studiare per perfezionarsi, partecipa ad esposizioni nazionali ed internazionali collezionando ottimi risultati e ha lanciato un suo sito.

Stefano vive a Trento, ha 2 figli una bambina di 6 anni e un ragazzo di 17, ama viaggiare e conoscere persone nuove anche per trarre nuovi spunti per i lavori che fa. Oggi è uno dei principali intenditori della materia in Trentino.



Stefano, quando è nata in te la passione per il mondo dei gioielli?

L’atmosfera che respiravo da piccolo tra le attrezzature e le creazioni che mio padre Roberto produceva nel suo laboratorio in centro città a Trento, ha suscitato la passione che mi ha portato a scegliere nell’Istituto d’Arte di Trento la sezione Oreficeria e Arte dei metalli. Si è poi concretizzata quando ho intrapreso il lavoro di orafo a 19 anni affiancando mio padre.

Quell’universo ti ha subito affascinato?

Sì, moltissimo. Ho iniziato in quel contesto ad interessarmi al mondo del gioiello tramite riviste che trovavo “casualmente” nello studio e poi attraverso altre letture che ho cominciato a cercare. Ho scoperto così che fuori dai nostri confini regionali esisteva un mondo di cui nessuno mi aveva parlato prima: l’oreficeria d’arte contemporanea.

Quali sono stati i tuoi primi passi in quel mondo?

Ho cominciato a viaggiare con l’intenzione di trovare un ambiente adatto a proseguire i miei studi. Dapprima ho frequentato una lezione con il designer orafo della scuola padovana Giampaolo Babetto, ad Alchimia (Scuola privata di oreficeria contemporanea a Firenze) poi ho visitato altre scuole di oreficeria a Firenze fino ad arrivare all’Istituto d’arte Pietro Selvatico di Padova. In quell’ambiente, molto stimolante, ho avuto il piacere di conoscere un altro grande maestro della scuola padovana, Francesco Pavan. È stato lui a darmi degli spunti per individuare il mio percorso di studi e di ricerca nel campo del gioiello.

E poi?

Dopo quell’incontro e tramite i contatti che avevo ricevuto in quell’occasione, ho intrapreso una serie di viaggi in Germania, paese in cui esistono molte realtà Universitarie e Accademiche che dedicano al loro interno uno spazio anche all’oreficeria d’arte. Con zaino in spalla e treno sono stato in diverse città più e meno grandi della Germania e dopo aver visitato varie Accademie sono approdato a Düsseldorf, dove sono stato accolto e anche se non conoscevo molto bene il tedesco, mi accettarono dandomi la possibilità di frequentare i corsi della Hochschule Düsseldorf nella sezione Design del gioiello.

Qual è la cosa che ti piace di più dell’oreficeria?

Certamente la bellezza che ogni gioiello, quando é realizzato a regola d’arte, sprigiona. Bellezza che tuttavia trovo difficile ammirare altrettanto spesso in altre forme d’arte visiva.

Quanto tempo dedichi a questa tua passione?

Il giusto tempo. É una passione che coltivo costantemente cercando però di non perdere il filo di un processo che è composto da informazione, pensiero, immaginazione, ricerca continua di nuove soluzioni anche attraverso la sperimentazione di tecniche e lavorazioni innovative per realizzare ogni singolo pezzo. Il processo creativo è complesso ed è difficile quantificare il tempo, perché in esso mi perdo e allo stesso tempo ritrovo me stesso.

C’è un tema che ti ispira più di altri nella creazione dei tuoi lavori?  

L’ambiente, inteso come natura, i colori e le forme perfette che ha, ma l’ispirazione, quella vera, è qualcosa che accade una sola volta nella vita. Mi hanno ispirato certi quadri del pittore tedesco contemporaneo Gerhard Richter visti dal vero a Berlino, e quella che mi hanno dato sculture ammirate dal vivo in alcune chiese padovane. Nei miei più recenti lavori sto accostando il digitale alla lavorazione manuale. Questo mi permette di coltivare sia la mia passione per la fotografia che imparare ad utilizzare, anche se in minima parte, programmi di grafica digitali ed infine cercare di non perdere la manualità negli anni acquisita.

Qual è la cosa di cui vai più orgoglioso di quello che hai fatto?

Devo dire che sono fiero di aver rappresentato il Trentino in diverse importanti occasioni, dalle mostre presso la Galleria Marijke Studio di Padova alla mostra nel 2016 presso il Museo del Gioiello di Vicenza.

Qual è un tuo sogno?

Tra i tanti auspici per il futuro quello che mi sembrerebbe più importante è entrare nella selezione per il Premio Herbert Hofmann nell’ambito di Schmuck a Monaco di Baviera, una mostra internazionale dedicata al gioiello di ricerca, unica al mondo.

Hai anche creato una vetrina virtuale, perché?

Per aprire il mio laboratorio a più persone possibili. Si chiama stefanofronza.com. Ho lavorato al progetto e alla sua realizzazione in questi lunghi mesi con la preziosa collaborazione di Laura Zampa ingegnere delle telecomunicazioni, che ringrazio per la competenza e pazienza e di Micaela Vettori che ha scritto i testi nei quali riconosco il mio lavoro e le mie opere. La ringrazio per la costante supervisione dell’intero progetto e Claudio Minatti di Globus Traduzioni per la sua puntuale versione inglese del sito.

Hai mai pensato di far diventare questa passione un lavoro?

In realtà vivo l’oreficeria contemporanea come un lavoro, con tutto l’impegno e il rigore che serve. Poter vivere di un altro lavoro mi permette una preziosa libertá espressiva e mi slega dalla dipendenza da un collezionismo e un mercato che sono tuttora lontani da questa forma d’arte, per la quale forse un mercato vero e proprio non esiste quasi più. Purtroppo in Italia manca la formazione accademica relativa all’oreficeria d’arte. Nei paesi nordici l’attenzione accademica verso questo settore è alta, nel nostro paese che vanta una storia orafa straordinaria, il settore non decolla. Sono aumentate per fortuna invece negli ultimi anni le possibilità di mettere in luce il proprio lavoro partecipando a selezioni, calls e concorsi.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vuol avvicinarsi a questo settore?

Prima cosa avere la pazienza di cercare, e il web aiuta, corsi qualificati di formazione per la fase progettuale, per imparare e sperimentare le tecniche di realizzazione, sia per quanto riguarda la promozione. Il mio secondo consiglio è prendersi cura della persona con la quale il gioiello è spesso connesso.

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