Andrea Osti e il Camponzin: la fattoria didattica a rischio per il Comune deve abbattere tutto

La sua fattoria didattica al Camponzin, nel bosco fra Sardagna e Sopramonte, era diventata uno dei luoghi preferiti di tanti bambini: scolaresche, famiglie, associazioni avevano fatto della fattoria un punto di riferimento. Perché a gestire tutto c'è Andrea Osti, maestro elementare, che da anni si è votato alla missione di educare i ragazzi e i più piccoli alla bellezza della natura e degli animali.

Ora il sogno di Andrea è in pericolo, e rischia di non ripartire più. Ironia della sorte: proprio nel giorno in cui è stato premiato da Coldiretti come "innovatore". Tutta colpa di una denuncia anonima (dopo 6 anni di attività) e della burocrazia ferrea del Comune di Trento.

Scrive Andrea: "Questo è il post che speravo di non scrivere. E' necessariamente lungo e i "complimenti", ahimè, servono a poco in una condanna a morte. E' stata una settimana di bianco e nero altalenante, come le righe della mia maglietta preferita.

Così come si fa con i petali del “m’ama, non m’ama” ho sperato che l’ultima striscia fosse chiara, e invece è finita male. Molto male.
 
Ieri mattina (venerdì, Ndr.) ero ospite nel tempio dell’Agricoltura trentina per ricevere il Premio Oscar Green di Coldiretti del Trentino – Innovatori per Natura per la categoria “Noi per il Sociale”.
“Per la capacità di rispondere ai bisogni della persona grazie all’attività di tradurre idee innovative in servizi e prodotti destinati a soddisfare esigenze generali e al tempo stesso creare valore economico e sociale premiamo la Piccola Fattoria Camponzin di Andrea Osti, sul Monte Bondone.”
Un riconoscimento serio, insomma, che mi riempie di orgoglio perché vede riconosciuti (almeno da qualcuno) il mio impegno e la mia passione.
 
In molti sanno che da 6 anni passo le giornate dai miei animali e che spessissimo assieme a oche, galline, capre e pony è facile vedermi con gruppi di bambini, famiglie, turisti di passaggio. Ho perso il conto della gente che dal 2014 ha varcato il cancello della fattoria, accolta sempre dai miei amici scodinzolanti Uma, Holden e Sky e, ogni tanto, anche da Simba e Penny. Sono centinaia, di sicuro.
 
Anche in questa strana estate post-Covid mi avete visto macinare km con i bimbi e i ragazzini delle colonie diurne. Siamo stati “coraggiosi” (parlo al plurale perché dietro alle mie scelte ci sono sempre una mamma e un papà straordinari) a organizzare 6 bellissime settimane nel rispetto delle regole, è filato tutto liscio e – fosse dipeso solo da me – avrei proseguito per sempre perché proprio mi piace quel che si fa a Camponzin.
 
La soddisfazione e la gioia di aver creato qualcosa di bello e di aver regalato ai più piccoli momenti indimenticabili nella natura mi hanno sempre ripagato della gran fratica e della gran stanchezza.
Non si fanno i soldi, con una fattoria (perché gli animali che mangiano sono tanti e succede sempre che qualcosa si rompa), e tantomeno col carattere che ho io. Sono un buono per natura e non ho l’animo dell’imprenditore o dell’economo.
Nel “discorso” di ringraziamento per il Premio ricevuto ho ribadito la mia filosofia: veniamo dalla Natura e in essa possiamo trovare rimedio alle nostre piccole, grandi fragilità di esseri umani. Perché LA NATURA CURA.
 
Sarà per questo che oggi ho strappato erba dall’orto sotto al sole fino a quasi svenire per il caldo. Sfogo terapeutico. La Piccola Fattoria Camponzin (così come l’avete conosciuta finora) ha i giorni contati. 180 per la precisione. Dalle stelle dei riconoscimenti importanti alle stalle della burocrazia locale (se non fosse che preferisco di gran lunga spalar cacca che stare immobile col naso all’insù).
Il Comune di Trento non ha accolto la domanda di sanatoria per quelle che – a suo dire – sono strutture realizzate senza un titolo edilizio valido. Dopo 6 anni che sono “operativo”. E di certo in modo non clandestino. E in seguito a un primo parere della Commissione che sembrava favorevole a salvare il salvabile.
Non voglio dire che in questa questione quelli del Comune siano “i cattivi” e io “il buono, la vittima”. Il mio sbaglio, lo riconosco, è stato fidarmi del parere ingenuo (e incauto quanto il mio) di chi all’inizio (con ruolo istituzionale) mi aveva consigliato.
 
E ignorando, perché sono troppo naif, che non tutti quelli che mi sorridono davanti poi non siano pronti a pugnalarmi alle spalle. Abbiamo tutti qualcuno che ci vuole male e a me hanno fatto uno sgambetto. Mi domando che soddisfazione ne ricavi, a vedermi inguaiato e in difficoltà. Ma quel che è stato è stato. Indietro non si torna e ho cercato fino all’ultimo una via di salvezza. Ho percorso tutte le strade possibili e bussato a ogni porta per trovare una soluzione ma non è servito. Volere è potere, ma se manca la volontà... ogni possibilità si perde da sè.
 
Ai tanti che mi hanno conosciuto e apprezzato in questi anni avrei potuto mentire e dire che le case degli animali si rifanno il look. O che le cose ci vanno talmente bene che facciamo un radicale restyling alle serre. Ma sapete che sono un libro aperto e che il mio obiettivo di creare SOCIALITA’ nella natura parte dalla SINCERITA’.
 
In 6 mesi tutto andrà ripristinato (dicono loro). Raso al suolo e distrutto (dico io): serre, cucce, casetta (quella in cui i bambini "speciali" si cambiano la maglietta sudata o il pannolino), fatiche e sogni, progetti e investimenti, tempo e denaro, impegno e sacrifici.
 
Non li ha preoccupati la mia osservazione che, se ora si schiatta di caldo, fra 180 giorni in Bondone potrebbe esserci un metro di neve o magari pioverà per giorni, la terra sarà ghiacciata e gli animali avranno comunque bisogno di un riparo. Neanche la condanna a distruzione del fienile ha intaccato il loro zelo normativo: del resto non mangiano erba secca, loro.
(Quasi) Chiunque ha riconosciuto e riconosce il VALORE SOCIALE E UMANO di quel che si realizza quotidianamente a Camponzin. Quel che mi fa più male è che chi avrebbe potuto (se avesse voluto) salvare la nostra fattoria non lo abbia tenuto in considerazione. A qualcuno capita di mostrare il cuore in quel che fa, ma non a tutti importa.
E’ più facile applicare ciecamente le leggi e non compromettersi. E’ più semplice azzerare una realtà costruita nel tempo e mettere in croce le persone che mettono impegno e passione per offrire qualcosa agli altri. In particolare ai piccoli e alle persone più fragili.
Però è bello fare proclami sulla necessità di disintossicare i bambini dall’abbuffata di tecnologia, o di proporre ai giovani alternative alla droga, al fumo, all’alcol. E’ politically-correct parlare di rilancio della città e della sua montagna e poi applicare criteri di giudizio diversi agli abusi realizzati sotto gli occhi di tutti. Camponzin ha un altro peso rispetto a Vason, agli alberghi o agli impianti sciistici.
Avrei pagato volentieri una multa (salata finché volevano, tanto più se destinata a finanziare qualcosa di buono) ma - alla faccia del rispetto di Madre Terra, dell'economica-ecologia verde, dei (falsi) propositi di quanto "migliori" saremmo usciti dalla pandemia - ancora una volta è stata applicata la sanzione della distruzione, dello spreco, dell'annientamento.
 
Sono grato a chi si è speso con me per cercare di salvare la Fattoria.
 
“Ferma restando l’applicazione della legge e dei regolamenti, vi chiedo di tenere conto, nello spazio riservato alla discrezionalità amministrativa, dell’alto valore sociale dell’attività in oggetto. (…) E’ un’esperienza didattico-ricreativa della quale hanno fruito in molti, anche e soprattutto scolaresche e gruppi di persone con disabilità che hanno potuto godere di attimi di svago e di comunione con la natura (…) a titolo gratuito e per puro spirito di liberalità.”
 
Scrive il maestro Osti: "Nei prossimi mesi ci sarà molto da fare (da disfare) e moltissimo da sborsare per far rinascere la Piccola Fattoria.
Non è nel mio stile chiedere aiuto (son pur sempre un giovane orso trentino che fa il tifo per M49), ma questa volta mi trovo in difficoltà. Da solo non ce la posso fare.
 
La spesa è impegnativa perché comprende l’abbattimento delle strutture esistenti, la realizzazione del nuovo recinto, la costruzione della nuova struttura in cui ospitare gli animali, il pagamento delle pratiche burocratiche e della sanzione – oltre al quotidiano mantenimento degli animali (che, sia chiaro, non ho intenzione di abbandonare o macellare).
 Ogni aiuto, piccolo o grande, mi è prezioso per sopravvivere in questi mesi di transizione e ripartire la prossima primavera. Chiunque voglia contribuire può:
 
- Fare una donazione sul conto corrente Banco Posta (IBAN IT21 Y076 0101 8000 0005 1708 253) specificando la causale RINASCITA FATTORIA CAMPONZIN
 
- oppure versare un contributo tramite paypal all’omonima money-box Paypal
 
- o ancora lasciando un’offerta nella cassetta delle lettere che appendrò al cancello a Camponzin.
E’ possibile anche adottare a distanza una gallina, un coniglio o una capra, versando un contributo per le loro cure. O semplicemente condividere la nostra richiesta di aiuto.
Sapete dove trovarmi. Assieme il sogno può rinascere. In mezzo alla natura e agli animali per tornare più… sociali. Perchè "è l’umanità che fa la differenza.” Grazie, Andrea".
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