La protesta: Consiglio occupato

 Tante parole ma, per ora, pochi fatti. L'ipotesi di restituzione dei ricchissimi anticipi derivanti dalla riforma dei vitalizi non smuove le coscienze degli ex consiglieri e non suscita grandi entusiasmi. Sono solo due coloro che hanno comunicato l'intenzione di procedere in tal senso (Vincenzo Passerini e Paolo Tonelli), ma, precisa il presidente del Consiglio regionale Diego Moltrer, ad oggi nessun versamento è stato registrato. Ieri, intanto, Ugo Rossi ha incontrato i manifestanti che martedì hanno invaso il consiglio provincialeI vostri commentiIrruzione, le foto di Paolo PedrottiLo scandalo dei vitalizi  

Mentre l’assessore Daldoss rispondeva al consigliere Viola in merito a una questione time (la terza in discussione) riferita ai canoni Itea, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nell’emiciclo gridando “vergogna” all’indirizzo dei consiglieri e con due striscioni, uno dei quali con la scritta: “ridateci il malloppo”. La protesta si è placata quando Ezio Casagranda, anche lui in aula, ha chiesto di accettare l’offerta di un incontro proposto dal presidente Rossi.

 

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FINO A 5 ANNI DI RECLUSIONE

I manifestanti, almeno quelli che verranno identificati, a cominciare da chi ha guidato la protesta del sindacato di base e del Centro sociale Bruno, che ieri mattina hanno interrotto i lavori del consiglio provinciale per circa mezz'ora, saranno denunciati per violazione dell'art. 289 del codice penale (Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali).
Rischiano da uno a cinque anni di reclusione. Il codice prevede la pena per «chiunque commette atti violenti diretti a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente, alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte costituzionale o alle assemblee regionali l'esercizio delle loro funzioni». Di violento, in realtà, c'è stato ben poco visto che nessuno ha neppure provato a fermare i manifestanti che sono entrati tranquillamente nel bel mezzo dell'emiciclo mentre erano in corso i lavori del consiglio provinciale. Certo è che i lavori sono stati interrotti e che se ne sono andati quando si sono affacciate le prime divise delle forze dell'ordine, che comunque non hanno avuto la necessità di intervenire con azioni di forza.

 

IL COMMENTO

di Luisa Patruno

«Una manifestazione indegna» l'ha definita Diego Moltrer. «Un'offesa non solo al consiglio provinciale, ma a tutta la comunità trentina» ha aggiunto Bruno Dorigatti. «Una violazione del Parlamento dell'Autonomia» e della sacralità di un'istituzione che rappresenta il popolo, hanno detto pomposamente altri.
Ma è francamente difficile capire oggi cosa sia più indegno e chi abbia offeso di più e per primo l'istituzione «vìolata» ieri mattina in modo così plateale da insulti e grida. Chi può dire se sia più indegna per il Trentino l'irruzione violenta di un gruppo di contestatori «abituali», o la liquidazione - in questi tempi di sacrifici per tutti - di vitalizi esorbitanti, risultato di privilegi accumulati negli anni e mai toccati. O i fumogeni più offensivi di ingenti fondi ai gruppi consiliari regionali e provinciali utilizzati per anni a piacere. Oggi scopriamo anche per il piacere.
È senz'altro condannabile, grave e ingiustificabile un gesto come quello a cui si è assistito ieri. E infatti i manifestanti ora rischiano pene da uno a cinque anni per aver interrotto i lavori dell'assemblea regionale, se mai saranno processati e ritenuti colpevoli.
La maggioranza silenziosa dei trentini, che non scende in piazza e non protesta in modo violento, cova però la stessa rabbia e chiede risposte senza furbizie a questo consiglio provinciale. Un Consiglio che ieri però ha mostrato di non aver ancora capito che l'istituzione non si difende facendo gli offesi, ma solo recuperando credibilità con i fatti.

 

ROSSI: QUELLA PROTESTA E' UN REATO

"Va detto con grande chiarezza che quello che oggi i manifestanti hanno fatto è un reato grave che come tale va perseguito". Così il presidente della Provincia autonoma di Trento e della Regione Trentino Alto Adige, Ugo Rossi, dopo che un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione stamattina in Consiglio provinciale a Trento, protestando contro i vitalizi della Regione Trentino Alto Adige per i consiglieri del passato e su cui la stessa Giunta regionale, guidata da Rossi, ha già assicurato che la politica sta lavorando per eliminare anche i privilegi passati, per quanto la legge consenta. "L'ho anche detto loro - ha spiegato - senza fraintendimenti. Sentire che ciò che è accaduto oggi ha una giustificazione in leggi o atti assunti in quest'aula è pure da respingere. Ciò che è accaduto oggi può avere delle motivazioni, ma non una giustificazione. Perchè se delle leggi esaminate e da correggere integrano delle possibilità di commettere reati, è evidente che la democrazia non ci appartiene più". Per il governatore, quindi, "è stato giusto e doveroso non interrompere i lavori del Consiglio. Mai ho pensato di doverli interrompere e l'ho detto anche ai manifestanti. Credo però sia giusto che anche a chi ha commesso dei reati sia spiegato ciò che abbiamo deciso di fare. A loro va detto che la Giunta regionale ha deciso di valutare fino in fondo la possibilità di intervenire sul passato, ma anche con senso di realtà. L'ho detto il giorno del mio insediamento in Regione e questo è diventato parte integrante del programma della Giunta regionale". Rossi ha poi concluso: "La nostra iniziativa non dovrà restare un'iniziativa della maggioranza regionale, ma solo un modo per procedere il più rapidamente possibile mettendo a disposizione del Consiglio un disegno di legge che possa ottenere il sostegno e il consenso trasversale dell'aula".

 

LE REAZIONI DEI CONSIGLIERI

Dopo oltre mezz'ora di sospensione del dibattito decisa dal presidente Dorigatti, mentre i manifestanti rimanevano nell'atrio d'ingresso, i consiglieri provinciali del Trentino sono tornati in aula. Lasciate da parte le interrogazioni a risposta immediata, gli interventi si sono concentrati sull'accaduto. Bezzi (Fi) è intervenuto per segnalare che questa mattina erano schierati fuori della Regione i mezzi della polizia, perchè la manifestazione di protesta era attesa. "Una cosa del genere non è mai accaduta prima - ha aggiunto - e le forze dell'ordine non hanno tutelato l'aula e il presidente del Consiglio ha dato ad esse indicazioni per evitare quanto è successo. L'episodio è grave". Degasperi (5 stelle) ha detto che quanto è successo "è il frutto di un modo arrogante di rapportarsi con l'opinione pubblica. Un modo - ha detto il consigliere - che non è il nostro. Ma mi piacerebbe, visto che mi sono preso del ladro, che qualcuno spiegasse alla gente che non tutti i politici sono uguali. Sulla questione dei vitalizi il movimento 5 stelle ha presentato un'interrogazione, ma il presidente del Consiglio regionale ci ha detto che non intende produrre altre documenti, perchè ha già fatto una conferenza stampa. Questa è arroganza. Poi ci sono stati consiglieri che hanno detto di aver votato una legge sui vitalizi senza sapere di cosa si trattava. Questi vadano a spiegare ai cittadini, visto che hanno le loro responsabilità". Bottamedi (5 stelle) ha detto che "non c'è più rispetto delle regole, ma bisogna capire perchè. Il capogruppo del Patt - ha detto - mi ha detto che la colpa è nostra perchè abbiamo presentato un'interrogazione sui vitalizi. Invece abbiamo fatto solo il nostro compito. La rabbia che si è vista oggi non è colpa nostra, ma di cinquant'anni di privilegi che mai nessuno ha bloccato. Noi non abbiamo colpe ma un merito: quello di aver tirato fuori privilegi che duravano da 50 anni. Ora dobbiamo cancellare questi privilegi. Rossi - ha concluso - ha saputo prendere in mano la situazione e mi sono sentita tutelata da lui". Fugatti della Lega ha affermato: "L'attenzione alla rabbia della popolazione va compresa, ma questa rabbia non può sfociare in quello che si è visto oggi. Quelli che sono venuti qui assomigliano, ha detto il consigliere, a qualche esagitato che ha attaccato i gazebo della Lega. Poi il consigliere ha chiesto al presidente quali notizie ha avuto dalla polizia. Ma se si sapeva che c'erano certi soggetti - ha proseguito - era facile capire cosa sarebbe successo oggi. Qualche sottovalutazione c'è stata. Male il fatto che sia stato Rossi al posto del presidente ad intervenire".

Degasperi ha ripreso la parola per dire a Moltrer che c'è un'interrogazione sui vitalizi che non ha avuto risposta. Detomas (Ual) ha auspicato che questo sia l'ultimo episodio al quale si deve assistere. "Episodi come questi - ha detto - non si possono più permettere e anche le forze dell'ordine avrebbero dovuto impedire di sentire l'odore della polvere da sparo in un luogo istituzionale. Se si vuole difendere la politica si devono difendere i luoghi dell'istituzione". Tonina (Upt) ha affermato: "Questa è stata una brutta pagina, si possono non condividere i modi della politica, ma non in questo modo. Ma i nuovi entrati, che sono maggioranza, ma anche gli altri, non possono essere apostrofati in questo modo. Dobbiamo però rispondere alle nostre persone che stanno soffrendo. Serve uno scatto d'orgoglio della politica, anche con la legge che Rossi si è impegnato a presentare. Una risposta anche all'indignazione". Tonina ha auspicato che chi ha avuto grosse liquidazioni "dia segnali positivi: di restituzione ancor prima della legge. Chi ha avuto molto dalla politica deve mandare un segnale per recuperare una credibilità che altrimenti andrà perduta". Lucia Maestri (Pd) ha definito "grave" l'episodio di oggi. "L'invasione dell'Aula - ha proseguito - è una sberla a ogni cittadino. Il momento è terribile, perchè comunque qualcosa di terribile si è disvelato: la rottura di un patto con i cittadini e quest'Aula. Rottura che riguarda il passato, ma che si subisce oggi. Una cosa da fare per la consigliera è quella di non usare questi episodi per una guerra tra maggioranza e minoranza. Vedere muoversi i due presidenti - ha sottolineato - ha fatto una buona impressione". Maestri ha ringraziato sia Rossi che Dorigatti e "sarebbe stato grave - ha concluso - sospendere il Consiglio". La consigliera del Pd ha auspicato che si approvi presto la legge sui vitalizi che dovrà essere in grado di ridare dignità alla politica. Bottamedi è tornata a intervenire per affermare: "I 5 Stelle non stanno lavorando per un clima di odio, anzi". Viola (Pt) ha detto che quello che è successo è "un precedente di una gravità inaudita. Un precedente grave, ci sono stati altri momenti di tensione, ma una cosa come quella di oggi è di una gravità enorme, perchè si è ceduto alla violenza. Bisogna condannare l'atto - ha aggiunto - senza giri di parole e dire che qui si può sbagliare, ma la buona fede di lavorare per la comunità va ribadito. Non si può cedere alla violenza. Se c'è una cosa su cui vergognarsi - ha proseguito - è quello di cedere alla demagogia senza assumersi responsabilità". Per quanto riguarda la legge sui vitalizi Viola ha ricordato che "nel 2012 ci furono "tre voti contrari, tre che si ritenevamo 'torteggiatì, ma da parte dei giornali, opinione pubblica e chi c'era, ricordo che ci fu un plauso generalizzato. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Io non mi sento un ladro - ha aggiunto - come tutti quelli che sono qui, si deve fare un percorso di revisione ma non dimentichiamo. La legge del 2012 l'avrei votata anch'io se non fossi stato a casa con un ginocchio rotto, inutile girarci attorno. Su questa cosa nessuno può chiamarsi fuori". Riguardo alla revisione della legge, ha concluso Viola, "mi auguro che ci sia un percorso di condivisione, che Rossi non arrivi direttamente in aula con un disegno di legge".

 

DORIGATTI: "FATTI DI ESTREMA GRAVITÁ"

"Serve riaffermare l'autorevolezza del Consiglio senza alzare i toni e cercare responsabilità. I fatti di oggi sono di estrema gravità". Così il presidente del Consiglio provinciale di Trento ha commentato la protesta arrivata fino dentro l'Aula contro i vitalizi della Regione Trentino Alto Adige, rimasti per i consiglieri del passato. Una protesta, secondo Dorigatti, "che sarebbe miope e sciocco sottovalutare. Oggi stiamo attraversando una grave situazione di crisi e quel che è successo è l'emergenza di una situazione grave di una società che sta diventando sempre più rancorosa". "Le istituzioni oggi vengono attaccate - ha proseguito - ma se si cede sulle istituzioni si cede sulla democrazia e sulla libertà". Dorigatti ha poi ricordato di aver sempre preso posizione contro i toni violenti emersi in aula, indipendentemente dal colore politico. "Di fronte ad atti come quello di oggi sarebbe sbagliato legittimare qualcuno, perchè si tratta di un'offesa a tutta la comunità trentina. Certo - ha sottolineato - i problemi del lavoro, della casa e dei vitalizi ci sono. Ma qui dentro c'è anche la volontà di affrontarli, come ha detto il presidente della Giunta, Ugo Rossi". "Ieri - ha spiegato - ho ricevuto una telefonata che chiedeva un incontro con i capigruppo. Richiesta a cui ho risposto positivamente". Dorigatti ha ricordato di avere incontrato questa mattina anche "la Digos e il presidente Rossi e di avere espresso anche l'ipotesi di interrompere i lavori del Consiglio per un momento di confronto con i manifestanti, ma a condizione che venisse garantita la sicurezza sia dell'aula che delle tribune. Mi era stato detto che questo sarebbe stato possibile. Non ci siamo quindi trovati impreparati". "Penso che non dobbiamo costruire nè delle barriere nè dei fortini. Occorre però - ha concluso - che la politica e fuori dell'aula anche i cittadini condannino in modo forte atti di questa natura. Di fronte all'assoluta gravità dell'accaduto non andavano concessi incontri per non legittimare nessuno. Perchè se nella democrazia non ci sono regole e si permette a chiunque di entrare qui dentro, non c'è più nemmeno più la politica".

 

MOLTRER: "MANIFESTAZIONE INDEGNA"

"Una manifestazione indegna della nostra Regione e della sua popolazione, da sempre abituata a rapportarsi alla pari alla politica". Così il presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige, Diego Moltrer, ha commentato in una nota l'irruzione nell'aula nel corso dei lavori del Consiglio provinciale di Trento da parte di alcuni manifestanti che si erano fatti strada nel palazzo attraverso il lancio di fumogeni. "Si è trattato di una gravissima mancanza - ha aggiunto - nei confronti degli organi istituzionali. Dimostrazioni come questa nulla hanno a che fare con la democrazia e con i diritti dei cittadini: quando le legittime proteste si trasformano in azioni violente come quella di oggi, perdono il loro valore rappresentativo". "Esistono modi e luoghi per confrontarsi con le istituzioni - ha concluso - e certo non è questo il metodo per essere incisivi. Già nel pomeriggio di oggi è previsto un incontro dell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale con i sindacati. Questo intervento, certamente frutto della volontà di pochi, è stato quantomeno irresponsabile".

 

FRACCARO: "RESTITUIRE IL MALLOPPO"

Il M5S ha aperto la scatola di tonno in Trentino-Alto Adige facendo emergere lo scandalo dei supervitalizi intascati dai consiglieri di tutti gli schieramenti. Grazie all’operazione trasparenza dei portavoce a 5 stelle, il sistema della malapolitica fondato su sprechi e clintelismo sta subendo uno dei colpi più duri mai inferti. La partitocrazia trema di fronte all’esasperazione dei cittadini, l’assalto al consiglio regionale del Trentino-Alto Adige dimostra che l’indignazione nei confronti della casta sta montando sempre di più. Il passo verso dei pacifici moti di piazza è breve e i partiti locali non possono più trincerarsi nelle istituzioni, siamo solo all’inizio. Tra le spese presentate per la rendicontazione dai “Freiheitlichen”, il partito dei “libertati”, figurerebbe anche l’acquisto di un vibratore e altri gingilli erotici. Ora si scopre che sarebbero stati acquistati perfino dei sex toys a spese del consiglio provinciale di Bolzano, cioè con i soldi pubblici. I “Freiheitlichen” cambino nome in “libertini”! La casta si diverta pure con i gadget sessuali ma di tasca propria. Il M5S presenterà un ddl per cancellare tutti i privilegi, sia approvato subito: restituite il malloppo!
I consiglieri del MoVimento 5 Stelle in Trentino-Alto Adige sono tre, Manuela Bottamedi, Filippo Degasperi e Paul Köllensperger, ma valgono come cento: stanno smantellando la roccaforte delle impunità e dei privilegi che consente alla partitocrazia di resistere alle istanze di rinnovamento. È la dimostrazione che basta portare i cittadini nelle istituzioni per smascherare tutte le porcate della casta, a partire dall’oscenità dei vitalizi d’oro per arrivare all’uso perverso dei fondi pubblici. I consiglieri di tutti gli schieramenti hanno saccheggiato le risorse dei cittadini, portandosi a casa anche un milione di euro a testa o sperperando i soldi per soddisfare i propri bassi appetiti. Contro questa vergogna i cittadini hanno protestato, ignorati, sono scesi in piazza, inascoltati, e hanno occupato il consiglio provinciale: è la cartina di tornasole di ciò che sta accadendo in una realtà sociale tradizionalmente mite come quella trentina e altoatesina.

I libertini che si sono appropriati indebitamente del malloppo hanno una grande responsabilità: possono restituirlo e sparire dalla scena pubblica, oppure portare alle estreme conseguenze la loro questione immorale scatenando un’ondata di sdegno che non si potrà più controllare. I portavoce del MoVimento 5 Stelle si tagliano lo stipendio, restituiscono ogni eccedenza e rinunciano a tutti i privilegi della politica, finanziando con questi risparmi il tessuto produttivo del Paese. È ignobile che i politici locali vivano nel lusso più sfrenato mentre la devastante crisi economica e sociale sta mettendo in ginocchio anche i cittadini del Trentino-Alto Adige / Sudtirol. Per questo il M5S presenterà un disegno di legge per cancellare definitivamente ogni privilegio previsto dalla legge sui vitalizi dalla legge n. 6 del 2012. È l’ultima occasione che i cittadini offrono alla casta. Dopo la piazza e l’assalto alle istituzioni c’è solo la sommossa popolare, non violenta ma sempre rivoluzionaria.

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