Omicidio Setti, le motivazioni dell'ergastolo per Nweke: “Aggressione brutale e nessun pentimento”
La conferma della condanna in appello spiegata dai giudici in 153 pagine: “L'uomo ha continuato a colpire la vittima mentre questa si trovava già a terra e in uno stato di incapacità difensiva”
IL DELITTO Iris Setti uccisa al parco
ROVERETO. «La personalità del reo, caratterizzata da una grave propensione al crimine e "pregiudicatezza" intesa come ferma e ludica accettazione del rischio delle gravi conseguenze del proprio operato» e «la gravità e aggressività della condotta, tenuto conto delle modalità dell'azione (ripetuti calci e pugni tali da condurre alla morte della vittima) e anche il comportamento successivo al fatto tendente a sminuire le proprie responsabilità e non mostrando segni di resipiscenza per quanto commesso».
C'è anche quest'ultimo passaggio sulla mancanza di un sincero ravvedimento, del riconoscimento di quanto commesso nelle 153 pagine di motivazioni in base alle quali la corte d'assise d'appello di Trento - presieduta dal giudice Eugenio Gramola - ha confermato la condanna all'ergastolo per Chukwuka Nweke , l'uomo che ha ucciso a mani nude Iris Setti a mani nude la sera del 5 agosto del 2023 al parco di Santa Maria.
Aggredita e picchiata a sangue al parco
L'aggressione nel verde del parco Nikolajevka, nel quartiere di Santa Maria, a Rovereto
Le frasi estrapolate riguardano il perché al nigeriano non sono state concesse le attenuanti generiche mentre gli è stata riconosciuta la recidiva in forza dei precedenti giudiziaria «anche recenti che possono essere considerati espressione di una maggiore pericolosità sociale del soggetto, trattandosi di reati di violenza».
Ma nella sentenza viene analizzato ogni singolo elemento di quanto successo quella sera d'estate, di quell'efferato omicidio che aveva portato alla morte di Iris Setti mentre stava attraversando il parco Nikolajewka per fare ritorno a casa dopo essere stata, come ogni sera a fare compagnia all'anziana madre Carla.
Il primo aspetto che la corte d'assise d'appello ha analizzato è quello delle capacità di intendere e volere di Nweke. Aspetto fondamentale visto che il brutale assassinio di Setti era stato ripreso da più smartphone. I giudici di secondo grado hanno evidenziato come «In merito non sono emersi dubbi poiché è stato sottoposto a visite mediche in più occasioni senza che alcun professionista abbia mai sollevato perplessità sulla sua lucidità mentale (...). Il comportamento successivo dell'imputato, compresa la fuga dopo il delitto e la totale assenza di revisione critica della propria condotta in sede di udienza, è stato ritenuto compatibile con una piena capacità di intendere e di volere».
E ancora: «Il ctu ha rilevato numerose incongruenze nel racconto, come l'inversione dei ruoli fra vittima e aggressore, la negazione dell'omicidio e l'assenza di elementi psicopatologici rilevanti (...). La sua condotta violenta è stata attribuita a tratti antisociali e alla disinibizione indotta dall'uso di thc senza rilevanza per l'imputabilità». Per quanto riguarda il reato contestato di omicidio volontario, la corte ha evidenziato che «va posto l'accento sulla brutalità dell'azione (in sede autopsia era stato contanti non meno di 49 colpi, ndr), ponendo in evidenza la componente di genere dell'aggressione e confermando le risultanze della consulenza medico-legale riguardo alla violenza sessuale.
È inoltre da riconoscersi il carattere patrimoniale dei reati di rapina evidenziando come l'imputato non si sia limitato a sottrarre l'anello con le mani ma lo abbia fatto con i denti. La ricostruzione dei fatti è stata condotta con precisione e oltre ogni ragionevole dubbio dimostrando in modo inequivocabile il dolo, testimoniato dalla ferocia dell'aggressione e dalla volontà deliberata di spogliare la vittima e di appropriarsi del gioiello».
Per proseguire: «Un'aggressione posta in essere da un soggetto che ha continuato a colpire la vittima mentre questa si trovava già a terra e in uno stato di incapacità difensiva». Per quanto riguarda il contestato reato di violenza sessuale aggravata, per i giudici d'appello non ci sono dubbi sul fatto che Nweke debba essere giudicato colpevole ancora una volta alla luce delle lesioni che sono state riscontrare in sede di autopsia, delle dichiarazioni dello stesso nigeriano e ancora una volta per la brutalità dell'aggressione e la particolare violenza.
Infine nella sentenza si analizza anche il contestato reato di rapina. Rapina dell'anello che la donna portava al dito sempre e che è stato trovato vicino a Nweke nel momento in cui era stato fermato dai carabinieri in via Maioliche. Anche su questo fatto sono state raccolte diverse testimonianze concordanti fra di loro che sono riportate nella motivazioni e la scena è stata ripresa anche da diverse persone.
Non sono state trovate credibili le parole dell'uomo che - sono in un secondo momento, a qualche settimana di distanza dalla terribile serra - avrebbe collegato quello da lui fatto alla magia nera: Iris sarebbe stata la strega che con l'anello poteva togliere a lui la virilità. Un chiaro richiamo alla sindrome di Koro. Negata dagli esperti. Confermata anche la condanna per la rapina ai danni di un senzatetto del "Portico" commessa poco prima dell'assassinio.