Addio a Marco Spagnolli, per 36 anni poliziotto in prima linea
Per lungo tempo aveva lavorato alla Mobile di Trento, occupandosi di inchieste importanti, anche a livello internazionale. Paolo Sartori, oggi questore a Brescia: «Ottimo investigatore, lavorava con grande entusiasmo». L’amico Nicola Gremes: «Una delle persone più coraggiose che ho incontrato»
ROVERETO. «Mi mancheranno il mio ufficio e i miei colleghi ma come ogni film c'è un inizio e una fine». Era il 2014 e dopo 36 anni passati in polizia Marco Spagnolli brindava alla sua pensione. Roveretano di nascita, anzi, saccardo (ci teneva molto), Spagnolli sabato è morto a soli 65 anni e oggi alle 14 nella chiesa parrocchiale del suo quartiere si è svolto il funerale.
«Marco era un ottimo investigatore e aveva un coraggio che ho visto in pochissime persone», così lo ricorda Nicola Gremes, anche lui poliziotto che con Spagnolli ha trascorso i lunghi anni negli uffici della squadra mobile di Trento. Coraggioso e con un carattere spigoloso, difficile ma al tempo stesso capace di fare gruppo con i poliziotti con i quali ha condotto indagini che hanno spesso travalicato i confini della provincia e anche quelli italiani. Erano gli anni delle grandi operazioni contro il traffico di droga e contro il traffico internazionale di clandestini. Erano gli anni delle rapine in villa e di Tangentopoli. E lui, Marco, era in prima linea con il "suo" Sco, il servizio centrale operativo. Una vita vissuta ai 200 all'ora quella di Spagnolli, a tratti sul filo del rasoio, una vta affrontata a muso duro.
«Era molto impulsivo, aveva un carattere difficile - ricorda ancora Gremes - e lo sapeva anche lui, ma ha sempre guardato in faccia la vita e ha affrontato tutte le prove con infinito coraggio». E così ha fatto anche quando è stata la malattia a intersecare la sua vita. Che Spagnolli sarebbe stato un poliziotto particolare è stato chiaro praticamente da subito. La sua carriera è iniziata il primo dicembre del 1978 quando, a 18 anni, andò a frequentare il corso a Trieste. Erano i tempi dell'omicidio Moro, delle Brigate Rosse e lui aveva scelto di indossare la divisa per senso di giustizia e dello Stato. Venne subito trasferito in Trentino dove, poco dopo il suo arrivo, mentre era fuori servizio, condusse la sua prima indagine e il suo primo arresto. Un arresto particolare visto che aveva portato un ladro di rame al Commissariato di Rovereto con il suo trattore. Decisamente altri tempi.Dopo qualche anno trascorso alla sezione della polizia giudiziaria di Rovereto, nel 1995 in trasferimento a Trento con il commissario Paolo Sartori, attualmente questore di Brescia.
«L'avevo voluto io nella mia squadra era un ottimo poliziotto. L'ultima volta l'ho incontrato, un anno fa - spiega Sartori - era venuto a trovarmi a Bolzano (allora era questore nel capoluogo altoatesino, ndr) e mi è dispiaciuto sapere della sua morte. Marco è stato un collaboratore prezioso, un bravissimo investigatore. Ha sempre lavorato con grande entusiasmo e impegno. Sono passati 27 anni da quando ho lasciato la mobile di Trento ma con lui ho sempre mantenuto un ottimo rapporto, ci sentivamo spesso: da colleghi eravamo diventati amici. Sono vicino ai suoi figli in questo momento così difficile».
Spagnolli alla fine degli anni Novanta , con Leo Sciamanna, aveva contribuito a creare lo Sco all'interno della Mobile. «All'inizio - è sempre Spagnolli a parlare nell'articolo scritto in occasione del suo pensionamento - sembrava un ufficio informativo e invece siamo partiti alla grande con l'operazione Leopard (droga, su Rovereto) prima e poi con lo smantellamento del traffico di curdi poi». Tra le soddisfazioni più grandi di 34 anni di carriera Spagnolli metteva sicuramente l'identificazione degli autori delle rapine in villa. Era il 2004, dopo il colpo a villa Marangoni a Rovereto, che insieme ad altri quattro colleghi Spagnolli (con la supervisione del sostituto procuratore Marco Gallina allora a Rovereto ) si trasferirono a Milano per collaborare con i colleghi nelle indagini della banda che aveva devastato mezza Italia compiendo 500 rapine.
Grazie all'indizio di un'auto rubata i ragazzi della Questura di Trento arrivarono all'identificazione della banda. «In quella circostanza feci anche l'arresto più pericoloso della mia carriera - ricordava Spagnolli - in quanto individuammo uno dei componenti mentre prendeva un taxi a Milano. Insieme a due colleghi della Finanza gli saltammo addosso per bloccarlo e poi scoprimmo che aveva già in mano una calibro 6,35 con un colpo in canna». Nei suoi 36 anni di carriera, Spagnolli ha ricevuto più di venti encomi, una promozione per meriti straordinari e il premio «Umberto Improta» proprio per l'indagine condotta sulle rapine in villa.
L'ultimo riconoscimento nel 2015, l'anno seguente al suo pensionamento: l'encomio gli era stato riconosciuto, assieme ai colleghi Nicola Gremes, Denny Ceccarini e Andrea Castelli, Primo Murra, Vittorio Battistata, Domenico Di Costantino, Paolo Targa, Antonio Pecoraro, Nicola Marchiodi, Giorgio Battisti per l'arresto di alcuni extracomunitari responsabili di gravi disordini nel centro di Trento per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti, fatti risalenti al 2012.