Il caso

Compra un «filtro d'amore», truffata per 20mila euro: aperto un fascicolo per estorsione

A giudizio due toscani accusati di aver raggirato una cinquantenne lagarina che ha pagato la pozione con bonifici, ricariche telefoniche e anche gioielli. Dopo la denuncia le richieste di denaro da parte dei due imputati si sono fatte più minacciose, arrivando a toccare anche i figli della donna

di Mara Deimichei

ROVERETO. Era fragile, disarmata emotivamente e i due ne hanno approfittato riuscendo a farsi dare in un mese 20mila euro tra denaro contante e gioielli. In cambio di cosa? Di un filtro, anzi, di un legamento d'amore che avrebbe dovuto far capitolare l'amato della vittima. Sono questi gli elementi del procedimento penale che si sta discutendo in tribunale a Rovereto. E per il mese prossimo è attesa la sentenza.

Sul banco degli imputati, due toscani della zona di Arezzo difesi da un avvocato bolognese Giacinto Di Silverio. Come parte civile una cinquantenne lagarina che è rappresentata dall'avvocato Paola Depretto. Il fascicolo è stato aperto dalla procura roveretana dopo la denuncia presentata per truffa dalla parte lesa. Che con difficoltà (perché le truffe colpiscono dal punto di vista economico ma feriscono anche nell'amor proprio) ha ricostruito quelle settimane che l'hanno portata da un semplice contatto via social, a dare 20 mila euro in cambio di nulla.

Lei, la vittima, ha spiegato che in quel momento - stiamo parlando di cinque anni fa - stava vivendo un periodo difficile della propria vita. Era fragile, vulnerabile, indifesa e di questo i due - questa è l'accusa che viene mossa - ne avrebbero approfittato proponendo una soluzione alle pene d'amore attraverso un filtro. Un "intruglio" capace, seguendo le indicazioni, di far innamorare l'altro e quindi di portare la serenità e l'amore nella vita della donna. I contatti fra i due toscani e la lagarina sono sempre stati virtuali: non si sono mai incontrati, comunicavano attraverso i social e WhatsApp.

E anche i pagamenti avvenivano da remoto: ricariche telefoniche, pagamenti online e oggetti preziosi. Fatti recapitare ad Arezzo anche un pacco Amazon (cosa contenesse non è stato chiarito in aula) come ha testimoniato una postina fatta arrivare dalla Toscana in aula ieri per rendere testimonianza. I pagamenti sarebbero avvenuti - così è stato spiegato nella denuncia - nell'arco di un mese. E solo quando aveva perso 20mila euro la donna si è resa conto che stava dando dei soldi e gioielli per non avere nulla in cambio.

Al massimo un'illusione. Ed è così che ha deciso di presentare la denuncia contro i due - un uomo e una donna - per avere giustizia e cercare di uscire dal gorgo truffaldino in cui era finita. Ma così non è stato.

Le richieste di denaro da parte della coppia toscana sarebbero proseguite ancora per un paio di mesi e con toni tali che hanno spinto la donna, per quanto convinta di essere finita in mano a persone che la stavano raggirando, ha ceduto pagando ancora qualcosa come 10mila euro.

Ma lo ha fatto perché le minacce erano pesanti e sembravano molto reali e toccavano anche i suoi figli. Per questa "seconda" parte è stato aperto un fascicolo a parte che sarà discusso a maggio davanti al giudice per l'udienza preliminare.

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