Il caso

Accademia roveretana degli Agiati, il Duce ora è un socio scomodo

Iscritto da un secolo: «Venerdì decideremo cosa fare». La presidente Patricia Salomoni assicura che alla prossima riunione se ne discuterà con il direttivo: «Ma questo è un fatto storico, anche se mi rendo conto che è fastidioso»

di Nicola Guarnieri

ROVERETO. Sono passati esattamente cento anni da quando il suo nome è stato inserito in quello degli illustri accademici roveretani degli agiati. E da allora ci è sempre rimasto anche quando, una ventina d'anni fa, qualcuno provocò l'allora presidente dell'Accademia Livio Caffieri chiedendo lumi sulla scomoda presenza del Duce tra i propri membri.In questi giorni, proprio parlando di fascismo, c'è chi prova ad alimentare una polemica sulla mancata cancellazione dall'elenco dei cittadini onorari di Benito Mussolini (con indici minacciosi puntati su Trento) e chi, invece, come detto se lo tiene inserito tra i propri soci come l'Accademia degli Agiati.

L'istituzione culturale roveretana, attiva dal 1750, giusto un secolo fa ha accolto tra i suoi illustri tesserati (accanto a pensatori del calibro di Antonio Rosmini, Paolo Orsi ma anche politici illuminati com Alcide Degasperi) proprio il Duce. A presentarlo fu l'accademico anziano Guido de Probizer che sprecò parole di elogio riferendosi a colui che, a inizio secolo, aveva diretto la Camera del lavoro e il periodico socialista «L'Avvenire del lavoratore» oltre che collaborare con Cesare Battisti al quotidiano «Il Popolo».

La sua nomina, per acclamazione, a socio onorario dell'Accademia degli Agiati, come detto, avvenne nel 1926 e fu motivata come riconoscimento dei suoi meriti di ideatore e fondatore dell'Accademia d'Italia. In quell'occasione il suo nome fu affiancato a quelli di Rosmini e Manzoni e da allora Benito Mussolini figura ancora tra i soci. Mentre nel resto d'Italia, in moltissimi Comuni, si fa a gara a ritirare al Duce la cittadinanza onoraria (in Vallagarina, nel 2024, ci hanno pensato Pomarolo e Mori a «radiarlo» sempre cent'anni dopo averlo iscritto), nella più prestigiosa associazione culturale della città e di tutto il Trentino non si sono presi provvedimenti. Con ironia, una ventina di anni fa, il professor Caffieri commentò in proposito: «Non c'è alcuna vergogna nell'avere anche il nome di Benito Mussolini iscritto nel nostro albo dei soci per il semplice motivo che ci è stato totalmente imposto. Non solo la nostra accademia ma tutte le istituzioni culturali del Paese hanno perso la loro autonomia durante il fascismo. Tutte sono state sottoposte al regime, erano anni in cui il ministro alla cultura nominava i presidenti e il Fascio sceglieva gli accademici. Non c'era scelta».

Nessun senso di colpa, quindi, ma la consapevolezza che la nomina del Duce a membro onorario degli Agiati con acclamazione fosse l'unica alternativa possibile. L'Accademia roveretana degli Agiati è una delle più antiche istituzioni culturali del Trentino, una delle poche a non aver mai interrotto la sua attività. Nata a Rovereto nel 1750 su iniziativa di cinque giovani esponenti del patriziato cittadino (Francesco Antonio e Bianca Laura Saibante, Giuseppe Valeriano Vannetti, Giuseppe Matteo Felice Givanni e Gottardo Antonio Festi), ha segnato le sorti culturali della città che, anche grazie al suo apporto di intelligenze, è diventata quell'«Atene del Trentino» di ottocentesca memoria. Ora, però, in epoca di revisionismo tocca fare i conti con i «parenti» scomodi.

Che fare? L'attuale presidente Patricia Salomoni rimanda ad una decisione collegiale. «Venerdì abbiamo consiglio accademico e discuteremo della questione. Per adesso lasciamo la cosa in sospeso». Mai pensato di cancellarlo dell'albo? «Radiare un socio non è facile, bisogna vedere se non stiamo creando un vulnus storico. Parliamo di un uomo che è stato membro di molte accademie e fondatore dell'Accademia d'Italia. Ed è comunque una testimonianza storica da non sottovalutare».È passato un secolo... «Già, ma quando è stato proposto come socio erano c'era stata da pochi anni la marcia su Roma, un fatto storico importante. Benito Mussolini, poi, è stato accolto per acclamazione». Depennarlo, insomma, è difficile? «Se lo dobbiamo cancellare? È un caso che va discusso per benino. Ripeto, siamo di fronte ad un fatto storico che, visto col mondo di oggi, fa indubbiamente discutere. Certo, oggi è un disonore affiancarsi a Benito Mussolini ma si deve guardare al periodo, visto che parliamo del 1926».La presidente Salomoni, poi, guarda ad altri «cattivi» esempi. «In città ci sono delle strade titolate a personaggi che non si sono certo guadagnati un posto onorevole nella storia. Lì il problema mi pare più urgente. Però ricordo che toccherà agli storici commentare».

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