Mondo della scuola e della cultura in lutto: addio alla prof Colorio, una vita per la musica
Aveva 105 anni. Fino ai 70 ha insegnato musica alle medie Negrelli. Figlia di Gino, l'ingegnere a capo della ricostruzione del Basso Trentino dopo la Grande Guerra. Tra i tanti allievi la sindaca Robol («Aveva un'eleganza d'altri tempi») e l'ex sindaco Valduga («Cercava il confronto con altre culture, ma era orgogliosa del suo territorio»)
ROVERETO. Poche settimane dopo aver festeggiato lo straordinario traguardo dei 105 anni, si è spenta domenica scorsa Beatrice Colorio. Professoressa di generazioni e generazioni di studenti roveretani, aveva insegnato musica fino all'età di 70 anni alle scuole medie Luigi Negrelli. Una passione, quella per le sette note, autentica e profonda, sorta fin dalla più tenera età quando appena bambina era stata avviata all'ascolto dei grandi compositori classici dal padre Gino Colorio.
L'ingegnere e professore, pianista appassionato di Wagner, cugino del pittore Bruno Colorio, era stato a capo della ricostruzione del basso Trentino dopo la Grande guerra. Un uomo di cultura e una mente brillante, tanto che nel 2019 la giunta Valduga volle rendergli omaggio con l'intitolazione alla sua memoria del parco del Brione.
E in uno storico luogo cittadino Beatrice - per gli amici "Cice" - aveva visto la luce nel lontano 1920, tra le stanze del magnifico palazzo Betta Grillo di via Santa Maria, dove il padre aveva preso residenza con la famiglia. In seguito alla nascita del secondo figlio Alighiero, i Colorio si erano trasferiti poi in zona Brione, mantenendo la proprietà del maso di famiglia a Bellaria, sul lago di Cei, dove erano soliti trascorrere la bella stagione.
Molti sono oggi i roveretani che ricordano la professoressa Colorio, a partire dalla sindaca Giulia Robol, che proprio da studentessa l'aveva conosciuta. «Era una donna di grande piglio ed entusiasmo - ricorda la sindaca -, mirava a un'istruzione robusta non tanto incentrata sulla pratica con lo strumento musicale, ma volta a instillare nei ragazzi la passione per la musica. La sua idea era che fosse un importante tassello della cultura di un'epoca, e così parlava agli studenti di Vivaldi, Mozart, Beethoven. Era una figura molto carismatica, con un'eleganza d'altri tempi, amava il rapporto con gli altri e volentieri chiacchierava con chi incontrava nel corso delle sue lunghe camminate».
Fino a una decina d'anni fa non c'era infatti roveretano che non incrociasse la professoressa Colorio mentre passeggiava da un capo all'altro della città. «Quando si era trasferita al ricovero di via Saibanti - racconta il professor Umberto Modena, amico e collega per 15 anni alle Negrelli - ogni mattina partiva da lì per arrivare fino a casa sua al Brione. Parecchie volte l'avevo invitata a non camminare sulla ciclabile con il deambulatore, ma non mi obbediva e una decina d'anni fa venne investita da un ciclista in corso Bettini. Aveva già 95 anni, a causa della caduta riportò una frattura al bacino e da quel momento non potè più uscire».
E a proposito delle chiacchiere tra colleghi, il professor Modena ricorda quanto Beatrice Colorio amasse discorrere di letteratura. «Era molto selettiva nelle amicizie e prediligeva le conversazioni con i docenti di Lettere, diceva di aver letto in gioventù molti romanzi europei, anche grazie all'apertura del padre verso la cultura tedesca».
«In classe ci raccontava che a volte prima di uscire di casa si metteva ad ascoltare qualcosa e poi non poteva più interrompere perché si emozionava - ricorda il consigliere provinciale ed ex sindaco Francesco Valduga -. Era anche appassionatissima di viaggi, aveva girato il mondo, e dai suoi racconti traspariva l'importanza che dava al confronto con altre culture e allo stesso tempo l'attaccamento e l'orgoglio per il proprio territorio».
Attorno alla mezza età la professoressa Colorio aveva dovuto far fronte a dei seri problemi di salute. «Aveva saputo che era importante il movimento - prosegue Valduga - e così, tenace e caparbia, anche sotto la pioggia o la neve, usciva a camminare. Forse questa determinazione le ha permesso di arrivare a 105 anni, e forse anche la sua ironia l'ha aiutata: chiamava scherzosamente il suo girello "la mia Ferrari"».
A proposito della severità della professoressa in aula, un ex alunno racconta come dietro l'apparente intransigenza si nascondesse un volto umano. «Era il 1984 e venivo da due anni di scuola dei Padri Rosminiani - racconta Francesco Girlanda -. Ero terrorizzato perché tutti mi dicevano che la prof Colorio era severissima. Un giorno presi coraggio e la fermai per strada, prima dell'inizio della scuola, per dirle che io non avevo mai suonato il flauto e non sapevo come fare. Allora lei mi sorrise e mi disse di non preoccuparmi, avrei semplicemente fatto solfeggio. Ecco, tutta quella severità nascondeva in realtà la capacità di comprendere e aiutare».