Patente ritirata per l'alcol, ma l'etilometro non funzionava: arrivano anche le scuse
In base a quanto stabilito dal prefetto, il divieto di mettersi al volante avrebbe dovuto scadere a fine gennaio ma il ricorso al giudice di pace è servito a restituirle l'abilitazione alla guida e a cancellare la violazione dell'articolo 186 del codice della strada. Insomma, per il magistrato non aveva bevuto
ROVERETO. Appiedata per sei mesi per colpa dell'alcol. Questo, almeno, è quanto aveva stabilito il commissariato del governo dopo aver ricevuto la patente di guida di una ragazza ritirara dalla polizia impegnata in controlli mirati a contrastare la circolazione di automobilisti ubriachi.
In base a quanto stabilito dal prefetto, il divieto di mettersi al volante avrebbe dovuto scadere a fine gennaio ma il ricorso al giudice di pace è servito a restituirle l'abilitazione alla guida e a cancellare la violazione dell'articolo 186 del codice della strada. Insomma, per il magistrato non aveva bevuto.
La contestazione, d'altro canto, è figlia dello stesso «scontrino» rilasciato dall'etilometro che per ben due volte ha indicato «volume insufficiente». Per gli operatori si è trattato di un malfunzionamento dell'apparecchio ma la conducente ha rigettato pure l'accusa di essersi rifiutata di sottoporsi al test visto che era disposta ad un prelievo del sangue per stabilire l'eventuale presenza di alcol. Il giudice Moschettino, dunque, ha cancellato il verbale e restituito la patente di guida con tante scuse.
«La ricorrente scrive in ricorso di aver richiesto di essere accompagnata a prelievo ematico, senza esito. La giurisprudenza ha affermato che la dicitura "volume insufficiente" accompagnata da un dato numerico di tasso alcolemico è logicamente incompatibile e segnala un possibile malfunzionamento dello strumento, onde l'esito non può valere come prova legale del superamento dei limiti».