Tribunale

Femminicidio di Iris Setti: si riapre il processo

Accolta la richiesta presentata dalla difesa che ha depositato una nuova valutazione psichiatrica: periti di nuovo in aula per valutare la capacità di Chukwuka Nweke. Sarà analizzata nuovamente l’imputabilità del 39enne nigeriano che in primo grado era stato condannato all’ergastolo con l’isolamento diurno per dieci mesi

ROVERETO. Si riapre il processo per il brutale omicidio di Iris Setti. La corte d'assise d'appello ieri ha così deciso e il 15 dicembre sono chiamati in aula il perito e i consulenti che hanno redatto le perizie psichiatriche su Chukwuka Nweke. Perché il punto è solo questo: l'uomo era imputabile? Era capace (totalmente o parzialmente) di intendere e di volere nel momento in cui ha ucciso a mani nude la donna nel parco di Santa Maria? Non viene messo in discussione il fatto che sia stato lui a compiere l'omicidio e non potrebbe essere diversamente visto che agli atti ci sono diverse testimonianze e soprattutto filmati che raccontano senza filtri la feroce aggressione di quella sera di inizio agosto di due anni fa. In primo grado il processo si era concluso con la condanna del 39enne nigeriano (riconosciuto quindi pienamente in grado di intendere e volere) all'ergastolo e l'isolamento diurno per 10 mesi.

Esattamente quanto chiesto dall'accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Fabrizio De Angelis. Ma ora si torna ad analizzare l'unico punto "delicato" del processo, ossia le condizioni psichiche dell'uomo. Un approfondimento che è stato chiesto dal difensore di Nweke (per il ricorso in appello si è affidato all'avvocato Andrea Bacciga del foro di Verona, in primo grado era stato assistito dal roveretano Andrea Tomasi) e anche dalla procura generale, che ha chiesto il rinnovo dell'istruttoria e, appunto, un approfondimento legato alle perizie. Questo perché se da un lato, da parte della Pg, vi è la condivisione delle conclusioni di perito e consulenti che hanno escluso che l'uomo sia affetto da qualsiasi forma di delirio o di schizofrenia, dall'altro le riflessioni della psichiatra cui si è affidato il difensore di Nweke (la dottoressa Mariapia Ardoin) apparirebbero meritevoli di un approfondimento. Ci sarebbero, in sostanza, degli elementi che possono far ritenere possibile - o meglio, "valutabile" - la perdita totale del controllo degli impulsi da parte del 39enne, che potrebbe tradursi in un disturbo mentale transitorio. Che, e questo è il punto, inciderebbe sulla capacità di volere. Insomma il dubbio è stato insinuato e l'unica conclusione possibile è stata la richiesta di un approfondimento sulle perizie.

Da qui discende la decisione di ieri dei giudici: «Rilevato che un eventuale accoglimento delle osservazioni della dottoressa Ardoin è rilevante ai fini del decidere in ordine all'imputabilità di Nweke, e per valutare l'effettiva fondatezza delle prospettazioni della consulente della difesa e comunque per maggior completezza degli elementi acquisiti al processo, è opportuno disporre la rinnovazione dell'istruttoria sul punto». In particolare dovrà essere analizzato e quindi valutato se l'uomo, al tempo dei fatti, fosse affetto da un disturbo mentale transitorio che possa rientrare nella categoria del disturbo di personalità antisociale e quindi se i reati che a lui sono stati contestati siano stati commessi in uno stato mentale tale da escludere o scemare grandemente la capacità di intendere e di volere. Il 39enne nigeriano era accusato (e condannato in primo grado) di omicidio aggravato dalla rapina, violenza sessuale sempre nei confronti di Iris Setti e rapina ai danni di un senzatetto a «Il portico» (rappresentato dall'avvocato Nicola Canestrini).

A stretto giro il difensore di Nweke non ha voluto commentare la decisione della corte d'assise d'appello e l'avvocato de Bertolini si limita a sottolineare come lui e il collega Rambaldi siano convinti della correttezza della sentenza di primo grado. Canestrini spiega che «la decisione di rinnovare l'istruttoria con un approfondimento peritale non indebolisce il quadro accusatorio: lo rafforza, dato che è doveroso per garantire la tenuta della decisione finale. In processi con pene elevate, la giurisprudenza impone un accertamento "massimamente accurato" sulla capacità di intendere e di volere, anche per evitare future censure in sede di impugnazione. Un supplemento peritale, quindi, può solo consolidare la ricostruzione dei fatti e fugare ogni possibile margine di incertezza».

L'omicidio di Iris Setti ha segnato profondamente Rovereto e non solo. Non solo per la brutalità dell'aggressione ma anche perché fra i due non c'era nessuna relazione precedente: un incontro casuale al parco ha portato alla fine della vita della 61enne Setti. Era il 5 agosto del 2023, festa patronale della città della Quercia, e Iris, come ogni sera, stava tornando a casa dopo aver trascorso quale ora in quella della madre. L'incontro fra i due al parco Nikolajewka. «Alle 21.55 Nweke vede Iris Setti dalla parte opposta del parco - aveva spiegato in aula il pm De Angelis - e scatta. Iris cerca di cambiare strada quando vede l'uomo a torso nudo e scalzo che le si avvicina e probabilmente il tentativo di allontanarsi fatto dalla donna viene visto da Nweke come un motivo in più per aggredirla con una violenza inaudita». Lui la colpisce con violenza mentre lei chiede pietà. Poi l'aggressione sessuale (la donna era stata trovata con pantaloni e slip abbassati) e la rapina dell'anello, strappato letteralmente con i denti dal dito della donna.

comments powered by Disqus