La sentenza

L’eredità milionaria della baronessa Malfatti: condannata la badante

Due anni alla donna a cui l’anziana aveva lasciato tutti i suoi averi, soldi e case. Era accusata di circonvenzione di incapace. Il patrimonio per ora resta sequestrato

di Mara Deimichei

ROVERETO. Colpevole di circonvenzione di incapace. Così ha stabilito ieri - siamo in primo grado - la gup Consuelo Pasquali che ha condannato la governante della baronessa Maria Malfatti a due anni di reclusione, pena sospesa e a una multa di 1.200 euro. Dichiarata colpevole lei, che risultava unica beneficiaria del testamento da 5 milioni della nobildonna, adesso la questione della successione è risolta? No. I nipoti dell'anziana - nove quelli che si sono costituiti parte civile con l'avvocato Claudio Malfer - sono eredi ma la successione resta congelata. Il giudice ha infatti confermato il sequestro del palazzo di via della Terra, del denaro e dei titoli che facevano capo all'80enne morta due anni fa e così sarà fino a quando la sentenza non diventerà definitiva. E non sarà a breve.

Il gup si è preso 90 giorni per il deposito delle motivazioni che saranno attentamente lette dal difensore della governante/badante albanese (Nicola Canestrini) che molto probabilmente porterà la questione all'attenzione della corte d'appello. Intanto - capitolo a parte e riguardante prettamente il testamento - a breve si aprirà anche il filone civilistico della complessa vicenda partita dopo la scomparsa della baronessa.Ma torniamo a quello che è successo in tribunale. Il processo contro la governante si è svolto con rito abbreviato - che permette lo sconto di un terzo della pena - e la prima udienza si era tenuta lunedì della scorsa settimana. Un'udienza durata l'intera giornata nelle quali le parti hanno argomentato le loro diverse posizioni.

Nella sua requisitoria il pubblico ministero Viviana Del Tedesco, oltre a ricostruire l'intera vicenda nata da una querela depositata dai nipoti della baronessa una volta saputo che dell'anziana c'era un'unica erede ed era una donna estranea alla famiglia che con il de cuius aveva un rapporto datore di lavoro-dipendente, aveva portato all'attenzione del giudice la relazione fatta dallo psichiatra da lei nominato. Professionista che, leggendo la documentazione sanitaria disponibile, aveva concluso che Malfatti soffriva da anni di un decadimento psicologico: non sarebbe stata nelle condizioni psichiche di agire liberamente e di sua volontà. Anziana che, ha spiegato la procura, sarebbe stata anche isolata dal mondo esterno.

Pochi i contatti con le persone della sua cerchia familiare e amicale e non per decisione della baronessa. Diametralmente opposte le conclusioni dell'avvocato difensore che parlano di un testamento "blindato" e di una serie di testimonianze - raccolte nel corso delle indagini difensive - che dimostrano univocamente che l'anziana, fino all'estate del 2023 era lucida e capace di decidere per sé stessa. In particolare la stessa contessa aveva chiesto ad uno psichiatra di essere esaminata prima di redigere testamento e procura generale. Una decisione che sarebbe stata presa - questa la lettura della difesa - per "blindare" le sue successive decisioni.

E il professionista aveva controfirmato la capacità dell'anziana nobildonna di prendere autonomamente le decisioni riguardanti il suo patrimonio. Ieri mattina ci sono state le repliche delle tre parti e quindi la gup si è presentata alle 15 per la sentenza. Che come detto, è stata di colpevolezza: condanna a due anni contro i quattro chiesti dall'accusa. «Siamo soddisfatti. Riteniamo - ha commentato appena terminata l'udienza l'avvocato Malfer - che il giudice abbia accolto gli elementi essenziali del reato fra una mole di materiale probatorio molto ampia. Vediamo come motiverà questa sentenza. La vicenda è certamente complessa. Va dato sicuramente da atto alla procura, alla dottoresse Del Tedesco che ha fatto un'istruttoria molto accurata e completa». «Abbiamo sempre avuto e continuiamo ad avere fiducia nella verità anche quando la strada è tortuosa. Del resto, la giustizia è una fatica, non un miracolo», questo il commento dell'avvocato Canestrini. 

comments powered by Disqus