Rovereto, operata al femore a 103 anni: sta bene
Intervento dell'equipe di Cortese, nel reparto di ortopedia e traumatologia dell'ospedale civile. L'anziana è stata dimessa dopo soli quattro giorni
ROVERETO. L'intervento chirurgico a seguito di una frattura del collo del femore con l'innesto di una protesi o di un chiodo possono essere considerati ormai di routine all'ospedale Santa Maria del Carmine. Quasi una prassi quotidiana se non fosse per l'età della paziente: addirittura 103 anni. Un record per il dipartimento ortopedico traumatologico diretto dal dottor Fabrizio Cortese e forse anche per il Trentino. Sicuramente un intervento che ha dell'eccezionale anche a livello nazionale visto e considerato che fino ad ora non sono moltissimi i pazienti ultracentenari sottoposti e in grado di sostenere per le condizioni di salute questo tipo di intervento. Interventi che in un futuro immediato sono comunque destinati ad aumentare a pari passo con l'incremento dell'aspettativa di vita e con l'aumento degli anziani vittime di cadute sia in casa che durante l'attività outdoor.
Rovereto si pone già all'avanguardia in questo ambito avendo creato un reparto di ortogeriatria dove allo specialista ortopedico si affianca anche il medico di medicina interna. L'anziana donna, residente nel Basso Trentino, è già rientrata a casa accudita dall'affetto dei familiari, un elemento fondamentale nella ripresa post trauma degli anziani in un contesto familiare molto attento con la presenza di un caregiver.
«La centenaria aveva riportato la frattura del collo del femore, dopo una banale caduta, che è stata trattata con una protesi. Un intervento riuscito perfettamente che ha consentito di rimettere in piedi la paziente permettendole di rientrare a casa quattro-cinque giorni dopo l'operazione. La signora è in grado di camminare ed ha acquisito la sua autonomia precedente. Non farà maratone - dice con un sorriso il dottor Cortese fiero dell'attività della sua equipe - ma abbiamo evitato il rischio di creare un'invalidità per sempre. Lo scorso anno eravamo intervenuti su un centenario, quest'anno abbiamo alzato l'asticella e chissà in futuro».
Rovereto, comunque, è già attrezzata per affrontare quelle che un tempo venivano identificate come nuove "emergenze" affrontate ora con una visione d'insieme relativamente alla salute del pazienti anziani grazie al reparto di ortogeriatria avviato più di due anni fa. «L'epidemia è un po' quella del collo del femore dell'anziano (in Italia sono 110.000 ogni anno) che è essenziale trattare entro 48 ore dal trauma: noi siamo ad un livello molto alto, del 77%. Abbiamo a che fare con persone sempre più avanti con gli anni, spesso con una serie di patologie e vanno seguite in maniera adeguata non solo dal punto di vista chirurgico da parte dell'ortopedico ma anche dal punto di vista internistico. Per fare questo - spiega il primario Cortese - abbiamo anche un geriatra che affianca il medico ortopedico per una gestione multidisciplinare dei pazienti che coinvolge un team di professionisti (anestesisti e fisioterapisti) per personalizzare i trattamenti e garantire la migliore assistenza possibile».
L'ortogeriatria è stata al centro di un focus nel corso del recente 17° Trauma meeting di Riccione al quale hanno preso parte 2.500 specialisti di Otodi, la società che raggruppa oltre 3500 soci ortopedici e traumatologi ospedalieri d'Italia. Fabrizio Cortese ha concluso come presidente il suo mandato biennale e rimarrà altri due anni come garante dei congressi. E così, grazie anche all'impegno dimostrato dall'ormai past president, il più importante evento della traumatologia in Italia sarà organizzato nel 2026 dal Trentino Alto Adige (con i presidenti dei congressi Cortese e Luigi Branca Vergano, primario del Santa Chiara) e Lombardia.«Siamo il reparto ospedaliero in Trentino che fa il maggior numero di protesi di anca, ginocchio e caviglia. Dei 2.000 interventi che facciamo ogni anno - conclude il primario del Santa Maria del Carmine - circa la metà sono fratture, mentre gli altri riguardano interventi programmati. Noi gestiamo anche la parte di Arco dove al momento si fa chirurgia day hospital, ma dal prossimo anno contiamo di iniziare la chirurgia robotica con il nuovo robot ortopedico in via di perfezionamento».