Guidano la sua auto, paga la multa: lui era all’estero e il figlio l’aveva data a un amico senza patente
Il papà ha scoperto tutto attraverso due verbali dei carabinieri che lo avevano invitato a rispondere - in solido - con chi si era messo al volante della sua auto (una terza persona) senza però aver mai conseguito la licenza di guida
ROVERETO. Lui era all'estero per un periodo di vacanza e l'automobile l'aveva lasciata a casa, parcheggiata nel solito posto. Le chiavi? In un cassetto. Nulla di più, nulla di meno. Ma quando è tornato a casa ha scoperto che della sua macchina si sarebbe dovuto interessare "attivamente" anche mentre era via. O meglio, avrebbe dovuto mettere in chiaro le cose con suo figlio sull'utilizzo della vettura.
Tutto questo l'uomo lo ha scoperto attraverso due verbali dei carabinieri che lo avevano invitato a rispondere - in solido - con chi si era messo al volante della sua auto (una terza persona) senza però aver mai conseguito la patente. Ha cercato di farsi annullare le sanzioni portandole all'attenzione del giudice di pace, ma il suo ricorso è stato respinto e così facendo i verbali sono stati confermati. Ora ha la possibilità di presentare appello o di pagare quanto deve pagare.
Un passo indietro per inquadrare la questione che è di pubblico interesse perché forse non tutti sanno che si può essere chiamati a rispondere di fatti che riguardano un proprio bene anche quando da quel bene si è decisamente lontani. Dunque l'uomo va all'estero per un breve periodo di vacanza e a Rovereto resta suo figlio e resta anche la sua macchina. Non è nascosta e le chiavi sono state lasciate in un cassetto in casa.
Mentre l'uomo è via il figlio però prende l'automobile e la fa guidare ad una terza persona che si mette al volante ma senza aver mai conseguito la patente di guida. E questo lo scoprono i carabinieri quando lo fermano per un controllo. Per questo comportamento il comma 15 dell'articolo 116 del codice della strada prevede un'ammenda che può andare da 2. 257 a 9. 032 euro.
Tutto qui? No perché a rispondere in solido viene chiamato anche il proprietario del veicolo. Che nella sua difesa spiega che in quei giorni era lontano da casa e che nulla sapeva di quel giro in auto vietato dalla legge.
Una difesa che non è stata accolta dal giudice di pace Raffaele Moschettino che nella sua sentenza spiega, richiamandosi a sentenze della cassazione, che «il proprietario del veicolo non può limitarsi a provare che la circolazione sia avvenuta senza il suo consenso, ma deve dimostrare che la stessa abbia avuto luogo "contro la sua volontà" , il che postula che la volontà contraria si sia manifestata in un concreto e idoneo comportamento ostativo rivolto a vietare la circolazione ed estrinsecatosi in atti e fatti rilevatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate».
E quindi che «nessuna prova ha fornito il ricorrente circa la volontà contraria alla circolazione del veicolo o rappresentato circostanze di fatto inidonee ad inibire la circolazione medesima. Lo stesso si è limitato a riferire di essere all'estero e di avere lasciato le chiavi in un cassetto. Il tutto senza neanche provare, mediante esibizione di un biglietto o di una ricevuta, la sua presenza all'estero o la sistemazione delle chiavi in un luogo sicuro ed inaccessibile o l'occultamento delle chiavi o altre misure idonee a dimostrare la precisa volontà di non consentire l'utilizzo del mezzo».
Né, scrive sempre il giudice è stata raggiunta la prova, da parte del ricorrente, di ignorare che il soggetto alla guida fosse privo di titolo abilitativo alla guida. Insomma avrebbe dovuto chiarire che la sua macchina non poteva essere guidata da chi non ha la patente.