Rovereto / Il caso

"Parco del Mart" la Provincia ci crede. Bisesti: "Bella la proposta di Botta"

Secondo l'assessore provinciale andrebbe contestualmente pedonalizzato corso Bettini: "Spingiamo per unire i Giardini Fedrigotti alla piazza". Ma Panizza rallenta: "La cosa non è mai partita e dal Comune non ci hanno chiesto niente"

di Nicola Guarnieri

ROVERETO. L'annuncio un lustro fa: il Mart si apre alla città. O, meglio, ci si infila dentro. E lo fa ripartendo dall'archistar Mario Botta, il mago della matita che il secolo scorso - quello breve esaltato dalle opere stesse custodite nel polo culturale - affidò ad uno schizzo il futuro artistico di Rovereto e dell'intero Trentino. E che una quindicina d'anni dopo ebbe un'altra visione e regalò un progetto inedito di contaminazione tra cultura, università, relax disegnando il prolungamento del museo di corso Bettini nell'attiguo parco Fedrigotti.

Come abbiamo ricordato domenica, però, quel prezioso «cadeau» di Botta alla città, che ha assecondato la sua visione di gioco del pieno e del vuoto che lo folgorò sul finire del 1900 mentre passeggiava lungo corso Bettini, il viale dell'arte del Settecento, è chiuso in un cassetto. Ma a chiamarsi fuori dai giochi ci sarebbe il solo vicepresidente del Mart Silvio Cattani visto che gli altri due membri del Cda sono d'accordo.

«É passato molto tempo - spiega Dalia Macii, membro del consiglio indicato dal Comune - Mi ricordo che Cattani aveva votato no. Io avevo votato sì».Al di là di tutto, tanto il museo che la Provincia ci credono.

«Il progetto ce l'ho ben presente - conferma l'assessore alla cultura Mirko Bisesti - A me è piaciuto da subito e c'era stata una triangolazione con il direttore Maraniello e il rettore Collini sui lavori di ampliamento del giardino in modo da poterlo usare per l'esposizione di opere e come spazio dell'università. Il Mart, tra l'altro, ha accantonato una cifra per i lavori. Io ho dato la massima disponibilità poi, a causa di altri avvenimenti, non si è andati avanti. Ma è una cosa su cui puntiamo, che dà sviluppo. Ne parlerò con il nuovo rettore Deflorian perché è davvero una bella idea. Poi c'è il discorso di corso Bettini pedonale ma questo è compito del Comune che deve dire la sua. Botta voleva tutto il viale chiuso al traffico».

Insomma, la volontà politica pare esserci anche se a raffreddare gli entusiasmi ci pensa proprio il Mart con Franco Panizza: «Quel progetto non si è mai fermato ma in verità non è mai partito. É stato lasciato perdere perché adesso siamo impegnati a sistemare il percorso intorno al museo con l'aiuto del Servizio ripristino ambientale. Lavoriamo sulla pulizia esterna, sul bosco con le sculture e sul riordino dei camminamenti e del giardino sopra il Mart per organizzare eventi».

E l'apertura verso il parco? «Un tema che non si è ancora affrontato. E nell'incontro con la giunta comunale, tra l'altro, nessuno ne ha parlato, nessuno ha chiesto notizie in merito. Ripeto, non lo abbiamo ancora preso in mano. L'apertura verso Sud non costa tanto ma per adesso ci occupiamo dei dintorni del Mart che sono belli. E poi annettere i giardini ha senso con corso Bettini pedonale».Insomma, tutto fermo nonostante il progetto di «griffe» gratuito che regala una manovra urbanistico-culturale degna dei grandi centri urbani.

Tornando al parco, è quello di palazzo Fedrigotti, sontuosa dimora dei Conti, progettato nel 1790 da Ambrogio Rosmini, zio del filosofo e Beato Antonio, in stile tardorinascimentale con qualche concessione al barocco. Alcune delle tante fontane che erano state alloggiate dopo il Settecento sono rimaste (nella foto) e, di loro, sono già un'attrattiva. E questo luogo di rara bellezza dovrebbe diventare l'oasi della città, nuovo accesso al Mart senza scendere in strada. Un intervento economicamente di poco conto. Ma, come detto, fermo al palo.

comments powered by Disqus