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Il Comune di Rovereto verifica ponti e viadotti: meglio prevenire che i crolli

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l ponte Morandi di Genova, tragedia immane delle italiche strade, è un ricordo. Ma il suo stato di salute ha riproposto un problema assai diffuso nel Paese: la manutenzione, inesistente o scadente poco importa ma comunque tale da creare pericoli. Bene, a Rovereto non esiste un rischio «Ponte Morandi» ma è meglio non abbassare la guardia.
Per questo il Comune ha deciso di mettere sotto controllo i 49 ponti della città proprio per verificare lo stato dell’arte e scongiurare eventuali pericoli di cedimento.
In verità, palazzo Pretorio aveva avviato un programma di monitoraggio già nel 2006, affidando a personale specializzato l’incarico di censimento delle opere con ispezione visiva e raccolta di dati tecnici e d’archivio. Proprio grazie a quelle verifiche si è provveduto a consolidare cinque ponti usurati: Forbato, via Prima Armata, alla Sega, sulla statale del Brennero sopra il Leno e il cavalcaferrovia di via Cavour.
In primavera, tra l’altro, si è scelto di verificare la tenuta degli altri ponti ospitati sul territorio municipale e per questo il Comune ha predisposto un appalto da 28 mila euro che se l’è aggiudicato la società ComSigma srl di Rovereto. Il professionista incaricato si è quindi occupato dell’ispezione visiva dei manufatti stradali, ha predisposto la raccolta di dati tecnici e la documentazione fotografica delle opere seguendo le procedure indicate dal «Manuale per la valutazione dello stato dei ponti». Ha poi individuato le priorità di intervento in termini di sicurezza e degrado segnalando la presenza di ammaloramenti o difetti, tracciando le linee guida per la gestione delle strutture a ponte e indicando le scadenze per le ispezioni programmate. Non solo, è stato incaricato pure di supportare gli uffici tecnici del Comune nella definizione di specifici programmi di intervento, collaborare alla stesura delle relazioni e nell’elaborazione di componenti computistiche.
Insomma, tutti i ponti che l’urbe ha realizzato nei secoli per collegare i vari quartieri saranno passati nuovamente al setaccio e radiografati per evitare guai agli utenti della strada, per scongiurare, appunto, un «caso Morandi».
Il primo grosso lavoro in tema di sicurezza, come detto, risale a una quindicina di anni fa quando la città fu invasa da inclinometri e sensori, prove di carico e carotaggi. Il tutto per evitare un crollo improvviso come successo a Genova.
I primi ad essere visitati e «curati» sono stati i cinque passaggi sul Leno e il sovrappasso di via Cavour. Per le opere sospese più famose della città furono sottoposti - e, si badi bene, per la prima volta dalla loro realizzazione - ad un radicale e minuzioso check up. Fino ad allora, infatti, la manutenzione era stata episodica e non si è mai tenuto un registro aggiornato.
Non solo sicurezza però, visto che il censimento dei ponti, e delle opere pubbliche in genere, permette di prevedere gli interventi in modo da evitare spiacevoli incidenti e risparmiare risorse pubbliche.
Un doppio obiettivo quindi: sicurezza e risparmio.
Le indagini prendono spunto dalla perizia tecnica dell’ingegner Boller, che all’inizio del terzo millennio consigliava un diffuso intervento di manutenzione straordinaria.
Con il nuovo archivio, tra l’altro, si riuscirà a tenere sotto controllo la situazione e a programmare gli interventi in sincronia con le opere di asfaltatura o posa di servizi. E adesso, a quasi tre lustri di distanza, i nostri ponti saranno rivisti e corretti per evitare guai seri a chi li attraversa quotidianamente.

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