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Abusi su una tredicenne

Quattro anni di carcere

per un uomo di 45 anni

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«Scusa ma io non ce la faccio a non toccarti, io ti amo». Sta tutto in questa frase il dramma che ha vissuto una 13nne trentina. Perché a dirle così non era il coetaneo con cui provava le prime incursioni nel mondo dell'affettività. A parlarle in questo modo era il compagno della madre. Un adulto fatto e finto, che l'ha spinta a consumare atti sessuali per quasi un anno e mezzo, a cadenza regolare.

È finita quando lei non ce l'ha fatta più. A tradirla sono stati gli scoppi improvvisi di pianto, a scuola e con i compagni. Quindi le prime confidenze all'amica, che l'ha convinta a raccontare tutto alla madre. È finita con lui in tribunale, condannato in primo grado a 4 anni. E ieri, in appello, la condanna è stata confermata. Confermato anche il risarcimento alla ragazzina, che per adesso non ha tuttavia visto nulla.

La vicenda è senza dubbio dolorosa, soprattutto per le donne coinvolte.

Di sicuro c'è una cosa: lui, C.T., 45 anni - mettiamo le iniziali solo per tutelare la privacy della ragazzina - le ha messo le mani addosso.

Lo ha ammesso lui stesso. Perché quando la ragazzina è crollata, e si è confidata con la madre, la donna ha immediatamente affrontato il compagno, chiedendogli conto della situazione e, di fatto, cacciandolo di casa. Lui a quel punto deve aver capito che l'impunità di cui aveva goduto fino a quel momento era finita, ed è andato dai carabinieri, denunciandosi. E raccontando appunto la storia di un amore romantico. Lui - ha detto - era innamorato di quella ragazzina.

Ecco perché aveva avuto con lei effusioni e atteggiamenti fisici inappropriati. Ma nel suo racconto cosa fossero questi atteggiamenti, diciamo che lo ha raccontato edulcorando i dettagli, minimizzandone la gravità, omettendo gli episodi più pesanti.

A chiarire cosa comportasse, quello che lui chiamava amore, è stata la ragazzina, sentita dagli inquirenti. Che ha spiegato come lei non riuscisse a muoversi - «si impalava» si legge nella sentenza di primo grado, prendendo a prestito le parole della ragazzina - quando lui cominciava i suoi approcci.

Accadeva di pomeriggio, quando la madre era al lavoro e loro due erano soli. Accadeva una volta a settimana. Accadeva che lui le mettesse le mani ovunque. Almeno in due occasioni l'avrebbe spinta ad un rapporto sessuale completo. No, non l'ha picchiata. Ha solo approfittato del fatto che a 13 anni non è detto tu riesca a fermare il tuo patrigno e le sue attenzioni. È andata avanti per quasi un anno e mezzo.

Naturalmente lui è stato sottoposto a consulenza psichiatrica: era in grado di intendere e di volere, ma a causa di un contesto familiare affettivamente deprivato, aveva un'età affettiva di 13-14 anni.

Per questo, secondo lo psichiatra, quando parla della giovane ne parla come se fosse una sua coetanea. Un aspetto questo che in primo grado l'ha aiutato, assieme alla confessione, a ottenere le attenuanti generiche.

Ma la condanna - lui era assistito dall'avvocato Tabarelli de Fatis - è arrivata comunque: il Gup di Rovereto Riccardo Dies gli ha comminato una pena di 4 anni in abbreviato.

Quanto alla parte civile, assistita dall'avvocato Luigi Campone, ha ottenuto un risarcimento di 50 mila euro. Risarcimento che, ad oggi, non è arrivato né in toto, né in parte, se si escludono i mille euro versati a inizio giudizio come gesto di buona volontà.
In questo contesto si è tenuto ieri l'appello. Che ha confermato condanna.

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