Salta al contenuto principale

Addio a Ezio Tomasi:

un uomo di sport

e signor giornalista

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti 36 secondi

Con la scomparsa di Ezio Tomasi la comunità roveretana perde un punto di riferimento fondamentale dello sport e del giornalismo della città per oltre 60 anni. Al di là della professione di insegnante, svolta con la serietà e la competenza che tutti gli riconoscevano, Ezio ha fatto dello sport e del giornalismo i cardini della sua lunga vita, conservando sempre la famiglia come porto sicuro.

Sono ormai in pochissimi, per ragioni anagrafiche, a ricordare quello che ha fatto per far crescere l’atletica e la sua amatissima Quercia, sotto la spinta iniziale di Edo Benedetti. Da buon velocista a cavallo del 1950 Ezio aveva imboccato presto la strada del tecnico-dirigente, protagonista della promozione dell’atletica nei quartieri di Rovereto, in particolare a Borgo sacco con Angiolino Cozzaglio.

Era uno sport di altri tempi. Rovereto non aveva neppure un impianto per l’atletica, e gli allenamenti si svolgevano sullo sgangherato campo di calcio di via San Giovanni Bosco, unico campo sportivo della città.

In queste condizioni Tomasi riuscì a portare atleti in maglia azzurra: lo sprinter Gino, Jacob, seguito poi dai fratelli Tullio e Luigi Cavalieri, Bruno D’Incà ed anche da chi scrive queste note. Si crearono allora le condizioni per la costruzione di uno stadio a Rovereto, di cui fu principale artefice sempre Edo Bendetti, spalleggiato dall’ingegner Guido Tomasi, capo dell’ufficio tecnico comunale. La passione di Ezio era grande: col suo mitico Galletto e poi con la Fiat 500 arrivava dalla val di Gresta, dove insegnava, per seguire puntuale i suoi atleti.

La Quercia è stata la sua seconda casa e dopo aver smesso il ruolo di tecnico si è sempre impegnato nel direttivo fino a quando le condizioni di salute lo hanno consentito e la sua saggezza è risultata fondamentale nei momenti difficili.

Il suo ingresso nel giornalismo è stato quasi naturale. Ancora a cavallo del 1960 L’Adige aveva individuato Ezio come persona capace di raccontare lo sport roveretano. Un impegno a tutto campo, a partire ovviamente dalla sua amatissima Quercia (non solo atletica, ma allora anche squadra di basket) e poi esteso a tutto l’orizzonte dello sport cittadino. Ha seguito le sorti dell’U.S. Rovereto dalla serie D sul vecchio campo, fino agli anni d’oro della serie C, per seguirne poi anche il declino. Anche gli anni gloriosi della pallamano, sport allora quasi sconosciuto, hanno trovato in Tomasi un narratore attento delle vicende che hanno portato la squadra roveretana, targata Volani, alla conquista di vari scudetti. Ma anche gli altri sport, ingiustamente considerati minori, hanno avuto la sua attenzione.

Con Ezio in pensione dall’insegnamento, l’Adige gli aveva chiesto di allargare i suoi orizzonti alla cronaca, spaziando su tutti i fronti. Ma sempre con lo stesso stile: linguaggio sobrio, che cerca di stare alla realtà dei fatti e, per quanto possibile nel giornalismo, rispettoso delle persone, senza mai ergersi a giudice e protagonista.

Questa è l’eredità che ci lascia Ezio Tomasi : un esempio di impegno per gli altri, per i giovani soprattutto, una lezione di serietà nell’informazione.
Per tutto questo non solo i molti amici che lo hanno conosciuto, ma tutta la città di Rovereto gli devono dire grazie.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy