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Rogo e vandali, alloggi devastati

al cantiere dell'ex Bimac 

danni per 1 milione di euro

 

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L’allarme è scattato ieri 10 minuti dopo mezzanotte. Sembrava un incendio, e già bastava per preoccuparsi.
Ma al mattino si è palesata l’esatta dimensione di quanto accaduto venerdì notte al cantiere dell’ex Bimac: 8 dei 14 appartamenti, di fatto finiti, sono stati visitati dai vandali. Porte divelte e sporcate con il mastice, termosifoni scardinati, sanitari frantumati. In un appartamento il box doccia è stato distrutto, in un’altra abitazione è stato acceso un falò per terra. E ancora, griglie dell’aerazione aperte, con materiale vario infilato nei tubi, liquido non meglio identificato sulle prese della corrente.

E poi c’è l’incendio. Partito nell’area garage, ha compromesso il solaio - che corrisponde alla piazza - ed ha generato un fumo denso che si è appiccicato ovunque: ieri mattina la fuliggine girava ancora nell’aria, si attaccava alla pelle, figurarsi ai muri. I tecnici Itea erano devastati, a quel cantiere corrono dietro da anni, lo vedevano finalmente in dirittura d’arrivo. Adesso, come in un gioco dell’oca, si torna indietro di mesi: «I danni superano il milione di euro - ammettevano durante il sopralluogo - e così si allungano i tempi in modo nemmeno quantificabile».

Il cantiere. Non aspettano solo loro, è l’intera città che attende la fine di quel cantiere: all’ex Bimac l’Itea sta realizzando i nuovi uffici dell’Azienda sanitaria, nonché alcuni appartamenti da affidare poi a canone moderato. Ad unire i due spazi, una nuova piazza su due livelli, capace di collegare Santa Maria con il Leno.
E sotto, sorgeranno due piani di parcheggi, ognuno con 170 stalli. Il più grande parcheggio di attestamento che la città abbia mai avuto. Di tutto quel compendio, a cui mandano pochi mesi di lavori, l’area ormai quasi ultimata era quella degli alloggi: due gli appalti avviati, uno sotto, per le finiture all’area dei parcheggi e uno negli appartamenti per le ultime finiture. Si calcolava di consegnare gli alloggi, una volta terminata anche la recinzione, per fine agosto, inizio settembre.

L’incendio. A dare l’allarme, ieri notte, sono stati alcuni residenti. A richiamare la loro attenzione, il fumo. Denso, dall’odore acre. Una nuvola quasi, ma raso terra. «Guardando dalla finestra, non si vedevano nemmeno le piante sul lungo Leno», spiegava ieri una signora che abita in zona. I soccorsi si sono mobilitati subito: sul posto è arrivata la polizia, che ha verificato non ci fosse qualche disperato che aveva cercato riparo nei piani interrati e soprattutto i pompieri volontari di Rovereto. Una prima partenza con 5 uomini ha circoscritto il rogo: era partito dal piano meno uno, in corrispondenza della piazza che unisce i due edifici principali. Lì sotto era custodito del materiale isolante, quasi tutto polistirolo. Come sia cominciato tutto dovrà dirlo l’ispettore dei vigili del fuoco permanenti, allertato già ieri notte, ma è certa una cosa: quando è partito, l’incendio è divampato violento e in pochi istanti. I pompieri hanno spento con relativa facilità le fiamme, nello spazio di una ventina di minuti. Poi però hanno cominciato il lavoro più lungo e, per certi versi, più complicato: quello della bonifica.
Ci sono voluti altri venti volontari e quasi cinque ore di lavoro per concludere l’intervento. La prima stima dei danni già era pesantina: il solaio, in corrispondenza del punto d’accensione, è compromesso: come minimo 40 metri quadrati di cemento armato sono andati. Ieri si vedevano i ferri penzolare, non c’è dubbio sul fatto che i danni siano strutturali. E poi c’è la fuliggine: per uno strano gioco di correnti d’aria, dall’ala sotto la piazza il fumo denso si è spostato prima di tutto verso gli appartamenti. Tutto il piano terra è annerito in modo pesante, va bonificato l’edificio. Ancora durante la notte, infine, ci si è preoccupati delle eventuali conseguenze ambientali: dall’incendio si era alzata una nuvola di fumo che si era spostata verso l’area di via Craffonara e poi giù a San Giorgio. Ma le prime verifiche sulle emissioni sarebbero rassicuranti.

Danni negli alloggi. Ieri mattina, infine, si è fatto il sopralluogo negli appartamenti. E ci si è resi conto che la storia era un po’ più complicata del previsto. O per lo meno che c’erano due storie distinte. In 8 dei 12 alloggi qualcuno è entrato con il preciso intento di distruggere quante più cose possibili. Nell’appartamento al primo piano, quello usato dall’azienda come ufficio, si è acceso un fuoco sul pavimento - o per lo meno si sono bruciate delle carte, a che pro non è chiaro - e si è saccheggiata la cassetta del pronto soccorso.
Poi ci si è concentrati sul termosifone: è stato divelto. Con impegno, con forza, con la collaborazione per lo meno di un paio di persone. E poi le porte: staccate dai cardini, in alcuni casi sporcate con il mastice.
Andando nell’appartamento di sopra, oltre alle porte e ai termosifoni (una vera ossessione: non se n’è salvato uno) sono stati danneggiati i sanitari il coperchio del water è finito in frantumi, lo stesso è accaduto al box doccia del bagno piccolo. E via così, otto gli appartamenti visitati dai vandali. Secondo l’Itea, sia o meno collegato con l’incendio, il blitz è avvenuto venerdì notte: fino alle 17 di venerdì negli alloggi c’erano al lavoro gli operai.
Pesantissima la conta dei danni: «Almeno un milione di euro - ammettevano ieri mattina Ivano Gobbi, dirigente e gestore tecnico del patrimonio e il direttore ai lavori, l’ingegner Alessio Fanton - anche perché alcune cose, per esempio i termosifoni, non sono così banali da riparare, come sembra». Pessime notizie anche rispetto ai tempi: «Non siamo in grado di quantificare quanto ci vorrà».

L’inchiesta. Sull’incendio, l’altra notte, sono intervenuti gli uomini del commissariato di polizia.
Che per adesso attendono: per aprire l’indagine si aspetta la perizia dei pompieri, per avere risposte circa l’origine accidentale o dolosa delle fiamme, nonché la querela riguardo ai danneggiamenti. Solo in presenza di queste due cose, dal punto di vista strettamente probatorio, si potranno collegare il blitz negli alloggi e l’incendio nei parcheggi. E solo a quel punto si comincerà a valutare se ci sono elementi utili all’inchiesta, a partire dalle telecamere che sorvegliano il compendio (non tutte funzionanti), dalle coincidenze sospette (pare che venerdì sera i lampioni, solitamente accesi col buio, fossero spenti) e dal dubbio che i vandali si siano introdotti negli alloggi dopo aver trovato il passepartout, posto che le porte blindate (chiuse a chiave ogni sera) non erano forzate.

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