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L'ex campo profughi di Marco

si ripopola di disperati la notte

Da un mese il via vai è costante

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Il campo profughi è tornato ad ospitare richiedenti asilo. Anzi, è tornato ad ospitare persone, perché altro non si può dire con certezza. Chi dorme in quelle casette riesce ad essere in una situazione ancora più precaria dei richiedenti asilo bloccati nel progetto accoglienza come in un limbo, in attesa che le loro richieste vengano evase. Chi dorme là dentro, ad oggi, è un fantasma. Non esiste. Non può stare lì, ma ci sta. Perché quando non si ha niente ci si arrangia. E il campo di Marco, con l’energia elettrica e l’acqua ancora attaccate, con le casette ancora lì, è forse la migliore opzione per chi un tetto non ce l’ha, e deve superare l’inverno. Quanti siano non è dato saperlo. Nemmeno da dove vengano o chi siano. Ora scatteranno i controlli da parte dei carabinieri, che già li hanno messi in preventivo: mercoledì scorso nel corso di un arresto uno dei sospetti ha dichiarato di dormire in quelle baracche, tanto che là i militari sono andati a fargli la perquisizione. Ma il sentore è che non si tratti solo di qualche unità.

Il campo di Marco è formalmente dismesso dalla primavera scorsa. In aprile sono stati trasferiti gli ultimi richiedenti asilo che venivano lì ospitati.

Perché con il cambio politico, in giunta provinciale, sono cambiate tante cose. Tra le altre, anche la gestione dell’accoglienza. La Lega di Fugatti l’aveva ripetuto in campagna elettorale, lo ha fatto una volta votata dai trentini: l’idea dell’accoglienza diffusa non piace al Carroccio. I richiedenti asilo che spettano al Trentino sono stati tutti portati a Trento e lì restano, nell’ambito di un progetto decisamente smagrito, sul fronte dei servizi all’integrazione.

In questo contesto è stato fatto quanto promesso, rispetto al campo di Marco: è stato dismesso e rimesso a disposizione della protezione civile. Lì sono anche state effettuati in questi mesi corsi e iniziative formative di varia natura. Tutte cose per altro per le quali quella struttura era stata realizzata. Inutile negarlo: dalle parti di Marco il fato di non avere più un campo profughi a pochi passi dalla frazione non aveva creato dispiacere. Perché anche se non c’erano mai stati episodi fastidiosi comprovati, nondimeno qualche rigidità c’era.

Da maggio in poi, quindi, la struttura è rimasta chiusa. Ma non per molto. Da prima di Natale da quelle parti c’è del movimento. Non si è verificato alcun problema, si badi. Nessun incidente. Ma il passaggio non è passato inosservato: «Ho ricevuto diverse segnalazioni - ammette il presidente della circoscrizione Andrea Vaccari - io non posso dirlo con sicurezza, ma certo da almeno un mese è stato notato un passaggio più intenso del solito di stranieri qui a Marco. Chi vive vicino al campo mi ha segnalato un andirivieni dal campo stesso, mentre si vedono ragazzi scendere dagli autobus, verso sera. Insomma, ci siamo resi conto che c’è un aumento di transiti. Per questo ne abbiamo discusso in circoscrizione, e ho avvisato la mia parte politica in Comune. So che è un tema che si presta a facili strumentalizzazioni, non voglio diffondere allarmismo, nessuno di noi è andato là a fare la conta».

Il numero, come detto, non è chiaro. Ma quella struttura è grande, e ha cancelli costantemente aperti. Per altro, fossero anche chiusi, non sarebbero certo un muro invalicabile a impedire l’accesso di chi cerca riparo. Il campo è allacciato alla rete elettrica e idrica, quindi può garantire servizi.

Evidentemente chi non sa dove andare lo sa. E trova riparo in quelle baracche che nessuno controlla mai. Tanto più che il grosso degli arrivi - questo pare assodato - è di sera, non di giorno. E le luci accese non si vedono direttamente dalla strada.
Qualcuno considera quel campo la propria casa.
Lo dice pure. Basti pensare all’episodio di mercoledì scorso: ieri abbiamo dato notizia di uno straniero arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio. A trovarlo sono stati i carabinieri, che una volta scoperto il passaggio di denaro e droga, hanno fermato il ragazzo e lo hanno sottoposto a perquisizione domiciliare. E lui dove li ha portati? Al campo di Marco.

Lì i militari, nel corso dell’attività di verifica, hanno visto altre persone, ovviamente altrettanto abusivamente insediate dentro al campo. Ovvio che quindi ora scatteranno i controlli. Perché la differenza tra i richiedenti asilo ospitati a Marco fino alla scorsa primavera e questi, è che questi non sono evidentemente inseriti nel progetto accoglienza. Nessuno li controlla, nessuno li segue. Significa che loro sono soli. Ma dall’altra significa anche che non sono sottoposti ad alcun controllo. Sono fantasmi, appunto.

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