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La ex Siric bonificata
all’asta per 5 milioni

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I curatori avrebbero voluto mettere all’asta l’ex Siric più o meno con un certificato di salubrità del terreno o per lo meno con un pezzo di carta che sancisse l’avvenuta bonifica. Alla fine si sono arresi all’evidenza: nessuno al mondo firmerà mai quel pezzo di carta. Troppo grandi le implicazioni, troppo esposto mediaticamente quel sito. Ma questo non significa che l’area Siric sia ancora inquinata in modo pesante. Manca l’ultimo step, per «ripulire» da ferro e manganese, ora oltre i limiti. Poca roba: si calcola sia necessario spendere non più di 113 mila euro, per chiudere la partita. E quindi? E quindi si va all’asta, il prossimo 9 dicembre.

Si comincia - anzi, si ricomincia, dopo anni di limbo e attesa - la fase in cui si mette quell’enorme compendio sul mercato. Prezzo base: 5 milioni. Non esattamente i 9 milioni della prima asta, ormai 5 anni fa, ma tant’è. Da allora ad adesso è cambiato il mondo. E, più che le infauste vicissitudini del sito, a pesare è stata una crisi economica che ha devastato il tessuto produttivo lagarino da una parte e l’edilizia dall’altra. Ora su quell’area si prova a immaginare un futuro. In passato imprenditori interessati si erano affacciati - in una fase in cui tutta la fascia di via del Garda è stata aperta al settore del terziario trasformandosi, di fatto, in un’enorme centro commerciale - si vedrà a brevissimo se quell’attenzione è ancora d’attualità.

È dal 2015 che non si sonda più il mercato. Perché la spada di Damocle della bonifica ancora da concludere rimaneva a togliere fiato a qualsiasi tentativo di vendita. D’altronde si ricorderà cosa è accaduto, da quelle parti. La Siric, azienda di Camillo Zadra, ha cominciato a far parlare di sé con l’incendio del 2001. Lì scoppiò un bubbone di quelli che facevano paura. Basti pensare che per anni i pompieri roveretani hanno presidiato la zona anche la notte. D’altronde il sito era sensibile: dopo il rogo si capì che c’erano stoccati rifiuti pericolosi. Erano là dentro e là sotto. Fusti abbandonati nei capannoni, che percolavano acidi, olii, solventi. Ma fusti c’erano anche sotto, assieme alle cirsterne (una quarantina) tombate sotto il cemento armato e piene di solventi. L’allora assessore all’ambiente Gilmozzi disse che quella della Siric sarebbe stata la più grande bonifica mai realizzata in Trentino. Dopo 18 anni da quell’incendio, e dopo qualcosa come 5 milioni di denaro pubblico speso per la bonifica, siamo alla fine. Rimangono solo ferro e manganese.

A confronto con quel che c’era, davvero nulla. Per questo il curatore - hanno avuto l’onere di gestire il bubbone Siric Lelio Boldrini e il collega Agostini - sperava di poter mettere in vendita il comparto con tanto di carta firmata. Si accontentano di vendere un compendio «sporco» solo di ferro e manganese oltre i limiti. Roba che on ogni probabilità nemmeno risale alla Siric: difficile che da quelle parti si producessero scarti simili. D’altronde al netto del «caso Siric», quel compendio vive la medesima situazione di tutta quella fascia lungo via del Garda, che ha visto nascere l’industria roveretana in tempi in cui la sensibilità ambientale non era esattamente quella di oggi. La differenza è che la Siric viene messa ai raggi X ormai da anni.

Ad ogni modo, in vendita viene messa a 5 milioni: Il valore sarebbe di sei milioni, ma da quello vengono detratti i costi di demolizione e i 112 mila euro previsti per l’ultima fase della bonifica. Dovesse essere venduta, sarebbe una doppia buona notizia per la collettività: perché si rimarginerebbe una ferita nel tessuto urbano di via del Garda. E perché le casse pubbliche si rimpinguerebbero: se e quando sarà venduta la Siric, al Comune andranno quei 5 milioni spesi per la bonifica.

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