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Abbattuta la ex Radi-Ariston

Rovereto ha una nuova entrata

ora la sfida è cosa farci

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Adesso dalla statale si vede la città. Non c’è niente che blocca la vista, niente se non le due campate dell’edificio «San Pietro» mantenute in piedi su ordine della sovrintendenza. Adesso ci si può rendere conto non solo di quanto era grande l’ex Ariston - 2 ettari e mezzo è tanta roba - ma anche di quanto strategica sia quella zona. È a un passo da tutto. E quindi già da oggi si apre la partita urbanistica: una di quelle importanti, in cui è vietato sbagliare. Sarà per questo che ieri è venuto in sopralluogo l’assessore Achille Spinelli. Per farsi un’idea.
Dal punto di vista tecnico, è andato tutto bene. Lo conferma l’assessore Beppino Graziola, sul posto benché non fosse un cantiere del Comune. Ma voleva assicurarsi che non ci fossero troppi problemi: «I disagi sono stati molto limitati - spiega - il traffico sulla statale era minimo, e comunque si è riusciti a non interromperlo. Il metodo di demolizione poi era tale da rendere assente il pericolo. Tutto il cantiere è stato inoltre seguito con estrema attenzione dall’ingegner Tovazzi, il responsabile alla sicurezza, che è persona di grande capacità».
Adesso si concluderà la fase della bonifica: già eliminate 15 cisterne tra gasoli e olii pesanti, entro gennaio si ripulirà anche del resto. Poi non resterà che immaginare cosa fare di quell’area. Una spianata di due ettari e mezzo, che del passato manterrà solo due tracce: due arcate dell’edificio «San Pietro» e la palazzina uffici, con la sua facciata in travertino, tutelata in quanto raro esempio in città di architettura razionalista. Dal punto di vista urbanistico, quell’area è figlia del piano Cervellati: nel 1999, per spingere verso uno spostamento delle fabbriche dal centro è stata concessa la medesima cubatura come residenziale. Una previsione ovviamente fuori dal tempo. Ma nessuno si agita davvero: la proprietà pubblica - l’area è di Trentino Sviluppo - fa sì che lì si ragioni di investimenti, certo non di speculazioni.
L’attuale amministrazione comunale su quell’area ha già iniziato una riflessione: «Abbiamo fatto uno studio sull’asse del Brennero e i “buchi” che si sono creati, da quando la crisi industriale ha fatto venire meno numerose industrie. Per ogni area abbiamo immaginato una diversa fruizione, con una pianificazione urbanistica coerente - spiega l’assessore all’urbanistica Maurizio Tomazzoni - Quell’area è senz’altro strategica, e si presta a diversi ragionamenti. Una delle ipotesi è quella dello studentato universitario. L’università si è detta interessata, ora vedremo. Certo l’ubicazione è ideale, a due passi dal centro, a metà strada tra la sede universitaria in corso Bettini e le aule in Manifattura, vicinissima alla stazione. È un’ipotesi, perché l’Università ragiona in una prospettiva di ampliamento dei servizi a Rovereto. Ma una destinazione di questo tipo ha bisogno di una programmazione urbanistica. Con il nostro studio noi abbiamo messo le premesse perché sia possibile».

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