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Ormai in città si perde di tutto

Smarrito anche un drone

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Hai voglia a dire che la gente è sbadata! Peggio, ha decisamente la testa altrove e dimentica qualsiasi cosa in giro per l’urbe salvo poi gridare «al ladro al ladro». Al di là delle amenità rinvenute in ogni angolo della città e consegnate all’ufficio oggetti smarriti della polizia locale in attesa che lo smemorato di turno si faccia vivo, c’è da segnalare una «new entry» decisamente curiosa e al passo coi tempi.

Tra le cose perse, infatti, c’è anche un drone, una sorta di Ufo (ma stavolta ben identificato) che da qualche tempo spopola tra gli adulti che tornano bambini per giocare ma pure tra i professionisti che lo impiegano per fotografie dall’alto e ricognizioni varie. Insomma, è un «cult» del primo ventennio del terzo millennio ma nessuno, prima d’ora, dopo averlo fatto volare l’aveva lasciato in balia di se stesso. A parte il proprietario al quale evidentemente è sfuggito di mano tanto che è atterrato sul balcone di una signora che abita in via Parteli, proprio vicino alla caserma dei vigili urbani. Una mattina si è infatti trovata la sorpresa uscendo sul poggiolo per stendere i panni. Quello strano aggeggio (un drone bianconero di marca Parrot) se ne stava lì, immobile, quasi fosse un robot spia figlio della guerra fredda post moderna. Per un paio di giorni ha atteso che qualcuno lo reclamasse ma poi l’ha raccolto e consegnato ai vigili.

Un segno dei tempi, si diceva, che costringe ad allargare le voci nell’elenco degli oggetti smarriti. Il drone, d’altro canto, non è propriamente d’uso comune visto che si tratta di un aeromobile a pilotaggio remoto, tecnlogia quindi.

Al di là di questo insolito rinvenimento, comunque, la palma di «roba» che si scorda più facilmente spetta ai documenti, intesi come carta d’identità ma anche tessera sanitaria, card per gli sconti e pure bancomat e carte di credito. Percentuali, per capirci, significative: il 40% degli oggetti smarriti si inserisce proprio nelle carte indispensabili per discricarsi in una società burocraticizzata come la nostra. Che ti manda ogni giorno da Erode a Pilato solo per farti sapere chi sei. I contrattempi vari di una città caotica sono dunque presenze costanti e inseparabili della nostra quotidianità. Tant’è che è ormai diventata una sorta di ring. Con la conseguenza, inevitabile, di trasformare i roveretani in personcine assai sbadate. Ma la sbadataggine ha raggiunto ormai livelli da pellicola hollywoodiana con gioielli anche «personali» (fedi nuziali, braccialetti d’oro e perfino orecchini spaiati) e addirittura occhiali da vista, targhe della macchina, tende da campeggio e documenti per l’Inps necessari per guadagnarsi la meritata pensione.

Le immancabili biciclette, ovviamente, resistono al 15% ma sono decisamente sovrastate dai portafogli che ormai rappresentano un quinto delle merce perduta. In calo, invece, gli inseparabili cellulari con i quali si fa di tutto tranne che il caffè: a Rovereto sono l’8% delle cose abbandonate per sbaglio.

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