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Duemila euro per i ganci dei quadri

nel nuovo Museo della Città

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Ormai è tutto pronto e il Museo della Città sta per partire. Per qualcuno è l’ennesimo «tempio» della cultura che rischia di rimanere vuoto - nel senso di visitatori - per altri un’occasione unica per rilanciare una volta per tutte la vocazione di Rovereto Atene del Trentino. Palazzo Sichardt, antica sede del Museo Civico (ma nato come magazzino della seta nel 1739), è stato ristrutturato e, per chiudere il cerchio, è ritornato all’antico proprietario, il Civico appunto. Che ha già trasferito in via Calcinari parte della sua collezione ormai troppo stipata nell’«angusto» palazzo Parolari in Santa Caterina.

Ma nell’edificio riportato allo splendore di un tempo dopo anni di restauri stanno per approdare anche tutte le opere che il Comune custodisce perlopiù nei magazzini per assoluta mancanza di spazio. In verità, l’idea di un Museo della Città risale addirittura al sindaco Guglielmo Valduga che ci vedeva bene l’ex caserma della Finanza a due passi da piazza del Podestà. Il suo successore Andrea Miorandi, poi, aveva individuato come sede palazzo Grillo in Santa Maria. All’ennesimo cambio della guardia a palazzo Pretorio, con Francesco Valduga sindaco, si è infine chiuso il percorso destinando all’uopo palazzo Sichardt.

Il nuovo polo culturale, che completa il percorso dell’arte da corso Bettini a Santa Maria, sarà gestito dunque dalla Fondazione guidata da Giovanni Laezza. Che qui ha spostato le esposizioni artistiche, storiche e archeologiche lasciando in Santa Caterina le scienze della terra. Non solo Civico, però, perché all’interno troveranno casa i tantissimi reperti di proprietà pubblica.

«Abbiamo i magazzini pieni, i pezzi sono moltissimi, ma non si può esporre tutto. - spiegava tempo fa l’assessore alla cultura Maurizio Tomazzoni - Pensiamo invece a una rotazione, a un frequente cambio di allestimento per far diventare il nuovo museo un luogo più frequentato anche da chi cerca di sapere di più sulla città. La storia di Rovereto è ricchissima e ben documentata. Ci saranno anche riferimenti ai personaggi che ne hanno caratterizzato le vicende, come Depero e Rosmini, per fare due esempi. Il Museo Civico deve diventare un luogo stimolante, che crei curiosità soprattutto nei roveretani».

Il patrimonio artistico di Rovereto, d’altro canto, è ricco grazie alle innumerevoli donazioni nel corso dei secoli e non solo quadri e sculture, un ampliamento degli orizzonti rispetto al progetto originale che voleva quello spazio come la quadreria comunale. Una scelta che negli anni è stata contestata ma che, con la gestione del Museo Civico, trova ospitalità tra oggetti e tesori che fanno parte del Dna cittadino.
Quelle tele, preziose o meno poco importa, saranno dunque liberate dalla polvere e dal buio dei magazzini per essere valorizzate sui muri del rinato palazzo Sichardt Jacob e ammirate, si spera, dai visitatori. Ma per poter mostrare i quadri roveretani doc c’è un prezzo da pagare. Giusto, per carità, ma decisamente curioso. Specie se si considera che questi dipinti sono sconosciuti ai più proprio perché «nascosti» in metaforiche soffitte municipali.

Per essere appesi, dunque, c’è un costo per palazzo Pretorio: 1.900 euro. E, attenzione, solo per acquistare gancetti e tiranti d’acciaio in grado di sostenere il peso dell’arte. Il Comune ha affidato la commessa al Centro vendite Galvagni: 150 cordini più tutti gli accessori necessari per poter appendere i quadri a palazzo Sichardt. Una spesa, al centesimo, di 1.877,90 euro Iva compresa.

È questo l’ultimo assegno che il contabile di piazza del Podestà dovrà staccare prima dell’inaugurazione. Poi, tra qualche giorno, in via Calcinari si potrà ammirare uno spaccato della roveretanità e dei vari ambiti delle scienze umane. Rovereto sarà rappresentata in tutte le sue «fughe in avanti» in campo artistico, culturale e scientifico. E tutto questo in uno dei gioielli architettonici dell’urbe. Non a caso il restauro è costato 5 milioni 300 mila euro. Esclusi, ovviamente, i quasi duemila per appendere i quadri tirati fuori dagli scantinati.

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