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Rogo alla chiesa di San Rocco

Anarchici: non siamo stati noi

Ma plaudono al gesto

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Le indagini sul rogo alla chiesetta di San Rocco in corso Bettini del 10 gennaio sono ancora in corso ma se, al momento, i colpevoli non hanno ancora un nome c’è qualcuno che, additato come responsabile, si chiama fuori. Sono gli anarchici, da subito indicati come potenziali piromani con l’obiettivo di incenerire il contestato presepe antiabortista con tanto di feti al posto delle tradizionali statuine. A sostegno di questa tesi è stata indicata la scritta comparsa sul muro accanto alla porta bruciata: «I veri martiri sono in mare».

Orbene, il movimento antagonista ha affidato ai volantini - con cui ha tappezzato la città - la propria estraneità ai fatti pur «applaudendo» l’operazione.

«Dal momento che tutti i giornali ci hanno tirato in ballo, nessuno se la prenderà se diciamo anche noi la nostra. Non ci interessa sapere chi abbia appiccato l’incendio a quel portone. Ma il filo logico a noi pare chiarissimo. La chiesa di San Rocco è il raduno di un gruppo di integralisti cattolici e di antiabortisti militanti. Lo stesso delle Sentinelle in piedi, lo stesso dei rosari recitati davanti all’ospedale di Rovereto contro le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza.È a quel gruppo, e a don Matteo Graziola che ne è il punto di riferimento, che si deve l’allestimento del presepe intitolato “La strage degli innocenti”: una fila di feti con re Erode che ne infilza uno con la spada. Le donne che abortiscono paragonate ad un tiranno che ordina il massacro di bambini appena nati. Un’infamia che soltanto un’epoca in cui parole e immagini sembrano non avere alcun peso può tollerare».

Gli anarchici, poi, analizzano la levata di scudi contro i piromani, un coro unanime di condanna del gesto da destra a sinistra.
«C’è una menzogna particolarmente abietta che non può passare: il paragone fatto dall’arcivescovo Tisi tra l’incendio al portone della chiesa di San Rocco e quelli contro le strutture per i profughi. Eh no! I gruppi razzisti e fascio-leghisti sono proprio quelli che partecipano alle Sentinelle in piedi. Senza contare che chi brucia il portone di una chiesa vuota non mette a rischio proprio nessuno. L’unico “terrorismo”, in questa vicenda, è quello esercitato contro le donne dal presepe antiabortista. Si può ovviamente non essere d’accordo con certe azioni ma una rivolta contro quel presepe e l’ideologia che veicola era sacrosanta. Un’infamia pesava sulla nostra collettività. Una risposta è arrivata. Chiara come il fuoco. Bene così».

Insomma, «onore» al gesto ma gli anarchici si chiamano fuori in quanto alla partecipazione al raid.

L’attentato incendiario, come si ricorderò, risale all’alba del 10 gennaio. Le fiamme hanno devastato il portone d’ingresso della piccola chiesa dedicata a San Rocco, in corso Bettini. Erano le 5.20 quando un passante ha lanciato l’allarme e l’immediato intervento dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme si propagassero all’interno della chiesa. Le modalità dell’attentato e la scritta fatta con lo spray nero sulla facciata dell’edificio («I veri martiri sono in mare») come detto hanno indirizzato i sospetti verso gli anarchici che però, attraverso un volantino, si chiamano fuori. Il gesto, comunque, è stato condannato anche dal vescovo Lauro Tisi che ha condannato l’azione parlando di «sfregio per la comunità».

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