La guerra

Tre liceali rivani e una docente a Dubai dopo la simulazione Onu

Riva. Maria Chiara Betta: “Volo cancellato, ma stiamo tutti bene. Possiamo solo attendere che lo spazio aereo venga riaperto”

DUBAI Famiglia trentina in fuga
 

di Davide Pivetti

RIVA DEL GARDA. Ci sono anche tre studenti del liceo «Andrea Maffei» di Riva, con la loro docente, la professoressa rivana Maria Chiara Betta, tra gli italiani bloccati a Dubai in queste ore. La piccola comitiva altogardesana è nella città degli Emirati Arabi Uniti per partecipare - assieme a centinaia di altri studenti provenienti da mezzo mondo - a un evento formativo programmato da tempo.

I tre liceali e la loro docente rappresentano infatti il «Maffei» alla seconda sessione all’estero del progetto «Youn United Nation Ambassador of The Future», un’attività di simulazione diplomatica che già aveva portato i “maffeiani” a New York a inizio febbraio e che appunto prevedeva una seconda sessione a Dubai dal 20 al 29 febbraio.

Un evento di caratura internazionale, la più grande simulazione diplomatica con più di 5000 studenti provenienti da oltre 150 Paesi che si confrontano e negoziano risoluzioni diplomatiche sulle più importanti questioni della politica mondiale. E può sembrare grottesco che a conclusione di una trasferta dedicata alla diplomazia e alla risoluzione pacifica delle controversie siano piovuti anche sui nostri ragazzi altogardesani i missili di questa escalation mediorientale. L’evento è organizzato per la parte italiana da «WSC Italia» che si è subito attivata mettendosi in contatto con la Farnesina e gli altri soggetti italiani coinvolti in questa crisi.

«L’attacco su Dubai è avvenuto attorno alle 12 - dice al telefono dagli Emirati la professoressa Maria Chiara Betta - proprio mentre stavamo concludendo la nostra attività con la cerimonia di chiusura. C’erano 300 ragazzi di mezzo mondo, di cui forse 190 italiani. Non abbiamo sentito le esplosioni dei missili, non abbiamo vissuto nessuna sensazione di insicurezza, ma abbiamo capito di essere bloccati a Dubai. Già in serata avremmo dovuto prendere i voli di “ITA Airways” e “Turkish” per rientrare in Italia, ma sono stati cancellati come tutti gli altri. L’organizzazione si è messa subito in contatto con il nostro ministero degli Esteri, con ambasciata e consolato e ci ha ricollocato in un altro albergo perché la nostra prenotazione scadeva. Abbiamo avvisato le famiglie e informato la dirigente che a sua volta ha sentito la Sovrintendenza ed è in costante contatto con noi. Possiamo solo attendere che lo spazio aereo venga riaperto, cosa che - dicono - potrebbe accadere tra 48 ore». D.P.

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